Attento. Non basta che ti consumi gli occhi sui filosofi antichi e moderni. Ti capita lo stesso di avere comportamenti insensati.

Oggi ad esempio era pure domenica. Ma anziché santificare la festa mi sono fatto gratuitamente del male. E dire che me ne stavo tranquillo al volante della mia utilitaria, diretto verso il solito paesino del saluzzese. Percorrevo la circonvallazione di Carignano, attento a non superare i limiti di velocità. Sarà stata la bassa andatura, o la monotonia di un percorso ben noto, o chissà quale diavolo, ma quasi senza pensarci ho premuto un tasto e mi sono trovato sintonizzato su Radio Radicale, dove qualcuno urlava con voce stentorea: «Patrioti!». E ripeteva l’appello all’inizio di ogni frase, pronunciata in italiano ma con accento straniero.

C’è voluto poco perché mi rendessi conto che si trattava della diretta da Pontida e che a parlare era il rappresentante di Vox. A quel punto – per quanto un po’ mi inquietasse il timbro militaresco di quell’appello ai patrioti − sono rimasto calamitato. Discorso di vasto respiro storico, direi: «Faremo come a Lepanto, come a Vienna». E poi l’esortazione accorata alla «difesa dei confini, della famiglia e dei valori occidentali» contro il nuovo assalto proveniente dal sud del Mediterraneo. E la preoccupazione per «le nostre donne» minacciate nella loro sicurezza e incolumità.

Seguiva il rappresentante di un partito della destra olandese al governo. Qui il tono era meno roboante, ma analoga la sostanza. Occorre fondare «l’alleanza di tutti i patrioti d’Europa». E su questa strada si può bene sperare. L’egemonia della sinistra è durata a lungo ma è agli sgoccioli. Non solo in Ungheria e in Austria e in Italia, ma in prospettiva anche in Germania, in Francia, in Spagna e persino in Svezia. Non mancano le guide: «Viktor Orban e Matteo Salvini sono i nostri eroi! E gli eroi generano altri eroi».

Nonostante l’alto volume della musica marziale che lo introduceva, il videomessaggio successivo di Bolsonaro pareva un po’ fiacco (si limitava a vantare il merito di avere consegnato all’Italia il latitante Cesare Battisti). Ma il pratone di Pontida si rianimava immediatamente alla comparsa del premier ungherese, accolto da una vera e propria ovazione. Puntualmente ricambiata con un’iniezione di fiducia nel futuro: «L’Ungheria dimostra che la sinistra può essere sconfitta». Si tratta di non cedere i propri paesi «né ai burocrati di Bruxelles né ai migranti». Consapevoli che nel 2024 «l’estremismo islamico è il cancro della Terra». E che Budapest è un modello: «Da noi c’è piena occupazione, abbassiamo le tasse e il matrimonio non è una barzelletta. Abbiamo scritto nella costituzione che è l’unione di un uomo e una donna”.

Al confronto, una vena di moderazione trapelava dopo di lui da Matteo Salvini, assolto da ogni capo d’imputazione dal calorosissimo applauso che si riserva ai perseguitati. Innanzitutto un occhio attento, da parte sua, alle lobby di riferimento. Altro che ambiente o cambiamento climatico: difendere gli agricoltori «contro gli ecoterroristi di Bruxelles». E difendere le partite Iva riducendo loro le tasse (anche se insieme – chissà come e quando − andranno «aumentati gli stipendi dei dipendenti»).

Poi, dopo una stoccata sull’Ucraina («la sinistra si dice pacifista e manda le armi»), l’omaggio doveroso a Bossi e a Maroni. Ma subito dopo la gioia di trovarsi finalmente accanto, «veneti e campani, piemontesi e siciliani». Uniti in cosa? Nell’autonomia, naturalmente. E contro l’immigrazione clandestina: «Se diamo la cittadinanza, non è il caso di anticiparla; e dobbiamo toglierla a chi delinque». Sullo sfondo, la grande data di domani 7 ottobre: che ci ricorda non soltanto la strage prodotta dal fanatismo islamico un anno fa (ovviamente… non una parola su Gaza!), ma anche la decisiva vittoria riportata nel 1571 «dalla lega santa voluta dal Santo Padre».

Sul fatto che il cielo stia dalla parte giusta, Salvini non ha dubbi: «Trump è stato salvato dalla mano del Signore da un proiettile assassino». E su questa frase… spengo. Sono arrivato a destinazione. Cielo grigio, umore guasto. E il pensiero che qualcosa va detto e va fatto, ma servono poco gli appelli all’antifascismo.