Dopo i cortei per la pace che si sono svolti ieri, sabato 26 ottobre, in 7 città italiane, tra cui Torino, pubblichiamo questo accorato appello scritto da Enrico Peyretti.
La realtà molto dolorosa e incatenante, fin quando non ci liberiamo insieme, è che la vendetta conferma, raddoppia e consacra il delitto, ce ne fa tutti schiavi. Ogni guerra è schiavitù, omicidio-suicidio (come i terroristi che si auto-esplodono). La vittoria in guerra è sempre vana, riproduce guerra peggiore. Ha scritto di recente Massimo Cacciari («La Stampa» del 30 settembre): «La disponibilità al perdono è virtù quintessenziale della politica». Così è tra persone come tra gli stati.
Gli stati non sono più sovrani separati: siamo tutti nella stessa unica sorte comune. Il perdono politico non è un atto divino, è molto terrestre, ma è vitale come il respiro, è l’alternativa concordata ormai necessaria, evidente, alla morte comune, al suicidio dell’umanità.
Israele deve vivere, come deve vivere la Palestina. Ricorrere a Dio come mandante delle conquiste di Giosuè, enfatizzate dalla tradizione, fino al presunto annientamento delle popolazioni delle città cananee, sarebbe come vestire Dio da piccolo feroce conquistatore terriero. Israele aveva bisogno di una terra, come ogni popolo. Gli storici dicono che alcune tribù non erano mai andate in Egitto, e altre si inserirono gradualmente. «Quanto male può derivare da una esegesi errata» (Dizionario biblico, a cura di B. Maggioni, Cittadella).
La terra promessa, specialmente oggi, deve essere per ogni popolo. Elezione di Israele non è “selezione” (né privilegio, né sterminio). Fare politica teologica (“dal fiume al mare”, come volontà di Dio, chiunque lo dica) è fare guerra teologica, strage teologica e guerra infinita, è usare Dio, come fecero i crociati. Ogni bimbo ucciso, terrorizzato, o non curato, è il nemico di domani. Israele ha anche i profeti, non ascoltati. «Meglio una pace ingiusta che una guerra giusta» ripeteva Erasmo, da Cicerone. Altrimenti Israele si distrugge moltiplicando i suoi nemici. Netanyau è stultitia al governo, oltre che crimine. Spero che gli oppositori interni, che crescono, lo fermino. La pace unica è la riconciliazione, come in Sudafrica, modello per tutti, di Mandela e Tutu. Il resto è vicolo cieco. Io prego e grido.





