«Cinque o sei pazzoidi, tra cui una donna, si sono riuniti per esporre le loro opere… Questi sedicenti artisti (per la cronaca Monet, Degas, Renoir, Pissarro, Cèzanne, Sisley, Guillaumin e altri) si definiscono rivoluzionari, “impressionisti”. Pigliano un pezzo di tela…vi buttano qualche tratto di colore a casaccio e firmano il risultato con il loro nome». Questo il giudizio, non proprio lusinghiero, di un noto critico parigino, Albert Wolf, in occasione della seconda esposizione impressionista del 1876. Le novità fanno sempre fatica a farsi strada, persino in una Parigi allora capitale mondiale delle arti figurative, ma ancora dominata dalla tradizione classicista di Dominique Ingres e dei suoi seguaci, mentre negli stessi anni grandi pittori come Gustave Moreau o Pierre Puvis de Chavannes non si allontanavano dai canoni di una pittura tradizionale.

«La donna» è Berthe Morisot a cui Torino e Genova dedicano, in contemporanea, e non si capisce francamente il perché, mostre di notevole interesse. Nelle due città sono complessivamente esposte oltre 140 opere della pittrice francese, unica donna nel primo gruppo di artisti impressionisti. Per Torino si tratta della prima esposizione di livello nazionale (da una decina d’anni) che chiude un periodo di politica culturale a dir poco modesta, iniziatosi nel 2016 con la Giunta Appendino, il cui primo atto fu quello di rinunciare alla programmata mostra su Edouard Manet. Spostata poi, prontamente e giustamente, a Milano, privando così Torino del completamento del ciclo dei “fabolous four”, che in questo caso non sono i Beatles, ma Degas, Renoir, Monet, e appunto Manet, le cui esposizioni avevano attirato visitatori da ogni parte d’Italia. Ed erano il risultato apprezzabile di una fruttuosa collaborazione con il Musèe d’Orsay.

Benché la condizione alto borghese le abbia consentito di frequentare scuole di pittura di grandi artisti come Camille Corot e Joseph Guichard (allievo di Ingres) e abbia maturato, pur nel gruppo impressionista, una sua precisa originalità, la Morisot, solo dopo la morte prematura nel 1895, ottenne quel riconoscimento che avrebbe meritato in vita. E anche se non visse mai in ristrettezze economiche tuttavia volle vendere i suoi quadri, perché solo il mercato garantiva il successo e la parità con gli altri pittori. «Credo che nessun uomo tratti una donna come sua pari, ma questo è tutto ciò che chiedo perché conosco il mio valore». Sposò a 33 anni, età alta per quel tempo e per il suo ambiente, Eugène Manet, anch’egli pittore e fratello del più famoso Edouard. Negli anni precedenti era stata modella preferita di quest’ultimo a partire dal famosissimo Balcon. Il marito rinuncia alla sua attività artistica pubblica per dedicarsi “alla carriera” della moglie, organizzando, e spesso finanziando, le esposizioni dei suoi lavori. Per quei tempi un’assoluta rarità.

In estrema sintesi la pittura di Morisot si caratterizza per un equilibrato rapporto tra natura e architettura, l’esterno visto da finestre e verande, e tra natura e figura. «I paesaggi mi annoiano», annota nel suo diario. La figura umana campeggia normalmente nei suoi quadri. Un terzo elemento è l’uso del colore in tonalità cangianti spesso di blu o di verdi che danno una trasparenza particolare e talora quasi dissolvono la figura nello sfondo. Una nota particolare merita Eugène Manet sull’isola di Wight (presente in mostra) che, oltre a caratterizzarsi per un modernissimo taglio fotografico (quasi cinematografico), rivela un’inversione dei soggetti molto originale. L’uomo (che normalmente rappresenta la dimensione pubblica) è all’interno della casa e guarda dalla finestra una donna e una ragazza (dimensione privata della vita) che passeggiano invece all’aperto in riva al mare.

La prima sala della mostra è dedicata a Stefano Arienti, “l’intruso”, giovane artista che, oltre a cimentarsi in alcuni “falsi d’autore”, ci fornisce qualche elemento d’epoca (carte da parati, tende, un pianoforte). Apprezzabile iniziativa della nuova direttrice della GAM, Chiara Bertola. Tra i falsi si segnala, in specie, di Edouard Manet, Berthe Morisot au bouquet de violettes ritenuto uno dei ritratti più magnetici di tutta la cultura occidentale (Catalogo p. 14). Con il più semplice titolo di Ritratto di donna era stato utilizzato negli anni ’70 del 900 per la copertina di una traduzione italiana di Madame Bovary.

Infine non si dovrebbe mai dimenticare il contesto storico in cui sorge e si sviluppa la pittura impressionista. Un periodo molto complesso della storia francese che inizia con il colpo di stato di Napoleone III, detto Le petit, il 2.12.1851 e la cui vicenda politica si conclude con la cattura da parte dei tedeschi, nella battaglia di Sedan. I vincitori sono accampati alle porte di Parigi, mentre il governo di Versailles, presieduto da Louis Adolphe Thiers, reprime ferocemente La Comune, nella primavera del 1871. Riportando l’ordine nelle vie di Parigi con uno strumento di recente invenzione: la mitragliatrice. Frédéric Bazille, amico e coetaneo di Renoir, muore in battaglia nel novembre del 1870, mentre Monet è in esilio a Londra con famiglia e vive in povertà. Il grande Gustave Courbet, simpatizzante per la Comune, viene incarcerato con l’accusa di aver concorso all’abbattimento della Colonne Vendôme. E mentre la madrepatria conosce una prima grande industrializzazione, di cui pochi artisti danno testimonianza, si amplia e consolida un grande impero coloniale, governato con pugno di ferro. Si utilizza con priorità la legione straniera che, con l’arruolamento di disperati e criminali da ogni parte d’Europa, permette, almeno in parte, di risparmiare i giovani francesi. Solo in alcune opere di Gustave Caillebotte (I piallatori di parquet) o di Maximilien Luce (Una via di Parigi nel maggio 1871, piena di cadaveri…) abbiamo tracce di questa temperie storica. Per il resto solo esaltazione della borghesia e dei suoi svaghi nei dintorni della capitale.

Il catalogo è impeccabile, sia per gli scritti, sia per la riproduzione delle opere ed è ricco di informazioni molto interessanti. Ad esempio sugli attuali valori di mercato. Après le déjeuner, una ragazza seduta davanti alla finestra circondata dal verde, in un’asta del 2015 ha superato i 2.200.000 euro. Ma chi avesse intenzioni d’acquisto non si spaventi: La jatte de lait (la ciotola di latte), presente in mostra, è stato aggiudicato da Sotheby’s, nel 2022, per soli 1.300.000 euro… Alla GAM fino al 9 marzo 2025. Da non perdere.