Le religioni nel passato hanno favorito lo sviluppo di grandi civiltà. Pur nelle profonde differenze che le separano, tutte al cuore hanno un credo semplice: la vita sulla terra, con le sue difficoltà, brutture, miserie, dolori, poche gioie e con la fine spesso cruenta, non è che una prova, superata la quale si può accedere alla vita vera, quella dopo la morte. Cominciando dalla prima grande civiltà, quella egizia. Alla morte della persona, gli Dei pesano il suo cuore, se ha operato bene è leggero come una piuma e lui può continuare a vivere in eterno con la vita di prima ma senza più la paura dei dolori e della morte. Per cristiani e musulmani si può accedere al Paradiso, dove si gode in eterno della visione di Dio, per l’induismo si può rinascere in una vita migliore e più elevata di quella precedente, per il buddismo si accede al Nirvana dove cessano le rinascite, il samsara e il dolore. Ed è così per tutte le altre religioni. Questa speranza ha permesso allo spirito umano di elevarsi, liberarsi da tutte le miserie e le paure e librarsi in alto, permettendogli di creare le grandi civiltà che ci hanno preceduto.
Da qualche tempo però tutto è cambiato, questa fede non ci basta più, non ci prende, non ci convince. Dopo 200.000 anni di sviluppo Homo sapiens si trova in un mondo che ha profondamente cambiato ed è ormai molto lontano da quello naturale e brutale in cui ha vissuto per tanto tempo. Oggi gran parte dell’umanità si sente adulta. La vita che gli interessa è quella terrestre, è qui che vuole realizzare le proprie potenzialità, i propri sogni, la propria felicità. È sulla terra che crea, attraverso le sue scelte, il proprio paradiso o il proprio inferno.
L’eliminazione dello sfruttamento
Per rispondere a questo spirito, nell’800 è sorto un movimento, una religione secolare, che ha colmato in parte le mancanze delle religioni: il comunismo. Il comunismo prometteva la creazione su questa terra di una società di esseri umani liberi e uguali senza sfruttamento. Questo movimento ha coinvolto miliardi di persone, creando speranze e coraggio e, come le religioni, ha dato una grande forza per intervenire sul reale, arrivando anche ad avere i suoi martiri. Però il comunismo, nella versione marxista, ha sì riportato la realizzazione umana sulla terra, ma ha mantenuto gli altri due limiti delle religioni: credeva di avere in mano la verità, cioè di conoscere le leggi scientifiche (?) che regolano lo sviluppo della storia, ed era globale solo a metà. Poiché ciascuno interpreta la verità a modo suo, il movimento si è frazionato assurdamente in sette ferocemente avverse l’una all’altra, disperdendo gran parte della sua forza. Inoltre questa presunzione gli ha impedito di riconoscere e correggere gli errori che via via commetteva (impariamo attraverso gli errori, non riconoscerli è esiziale). Siccome il mondo era diviso tra paesi avanzati e sviluppati e, in maggioranza, arretrati e sottosviluppati, ha avuto due realizzazioni profondamente diverse. In Occidente non è mai andato al potere, ha avuto una funzione di critica e di lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori, ottenendo risultati importanti: la democrazia col voto generalizzato, il miglioramento delle condizioni di lavoro, per un breve periodo anche lo stato del benessere. Nei paesi sottosviluppati invece ha preso il potere e ha tentato di costruire una società comunista. Ben presto però questi Stati si sono trasformati in regimi dispotici e spesso sanguinari: invece del comunismo si è affermato un capitalismo di stato, esattamente il contrario di quello che si diceva di voler costruire. Infine il tentativo è fallito sia politicamente che economicamente che moralmente. Questo crollo ha lasciato solo macerie e ha coinvolto nel discredito tutto il movimento, anche quello che in Occidente era stato molto efficace, anche perché sbagliando, per difendere l’idea, i comunisti a lungo hanno finto di non vedere cosa accadeva in quei regimi.
Nonostante tutto questo, penso tuttavia che l’idea centrale che animava il comunismo, l’eliminazione dello sfruttamento, fosse buona, e anzi mi pare che oggi sia più necessaria che mai.
La nostra civiltà a una dimensione
Parafrasando il titolo di un famoso libro del secolo scorso del filosofo Herbert Marcuse, potremo dire che oggi viviamo in un mondo ad una sola dimensione, quella economica. Osservando cosa avviene intorno a noi, ci possiamo accorgere che l’unica realtà veramente libera, in grado di spostarsi istantaneamente seguendo i propri interessi, è la finanza. Parlo della finanza e non del capitale in generale. Quest’ultimo serve per migliorare la produzione e il nostro benessere (anche se non tutto anche per lui funziona a meraviglia). La finanza oggi invece consiste in un’enorme massa di danaro, reale o virtuale, che si sposta freneticamente per il mondo per lucrare le differenze di valore che si creano nel tempo e nello spazio tra i prezzi delle merci e dei servizi, tra quelli delle azioni, delle obbligazioni, tra i tassi di interesse crescenti o calanti, sul valore di cambio delle monete, sul fluttuare dell’avviamento delle aziende, e su qualsiasi cosa abbia un valore economico. Differenze anche molto piccole, data l’enorme massa finanziaria spostata, producono grandi rendite. Senza dimenticare gli ingenti impieghi illegali e corruttivi.
Noi invece siamo a tre dimensioni: la dimensione umana, quella sociale e quella economica. Siamo persone che vivono in società con molte altre persone e lavorano insieme per migliorare la vita. Oggi le prime due dimensioni sono molto soffocate, anzi possiamo dire che noi siamo al servizio dell’economia e di chi la sa manovrare invece del contrario. Credo che lo sbandamento, l’estraneazione, il vuoto che viviamo derivino da questa realtà sbilanciata.
Che cosa abbiamo di fronte
Abbiamo bisogno di un grande ideale, di una grande speranza che, come hanno fatto le religioni e il comunismo, diano al nostro spirito la forza, la creatività, l’impegno, per affrontare le tre emergenze che abbiamo di fronte: escludere la guerra come metodo per risolvere le controversie internazionali, difendere l’ambiente in cui viviamo, imbrigliare la finanza e costruire un sistema economico che ci veda protagonisti e non semplici pezzi di ricambio. Insomma il nostro spirito deve sapere che stiamo lottando per costruire una civiltà ancora più alta di quelle che abbiamo ricevuto e non che i nostri sforzi, i nostri sacrifici, le nostre scelte, la nostra creatività servano solo a farci sopravvivere un giorno di più.
In effetti ci sono molti movimenti interessanti, pacifisti, ecologisti, animalisti, contro gli sprechi, contro lo sfruttamento degli immigrati e così via. Sono preziosi, però purtroppo mantengono ancora in parte i difetti del comunismo: sono troppo ideologici e si pensano globali ma sono solo occidentali. Le loro proposte sono spesso estreme e non tengono conto della realtà e della capacità di applicarle e sono rivolte solo all’Occidente, accusato di essere la causa di tutti i mali del mondo. D’accordo, l’Occidente è super-armato e investe ingenti risorse per armamenti, ma se si disarmasse unilateralmente il pericolo di guerre aumenterebbe. D’accordo, l’Occidente ha contribuito largamente all’inquinamento del mondo, ma non può essere solo lui a pulirlo. D’accordo, l’Occidente ha sfruttato ampiamente le colonie, ma se a sfruttarle lo sostituissero Stati meno evoluti, la situazione per loro peggiorerebbe. Le idealità devono essere molto alte, ma le proposte graduali, attente alla situazione sul terreno, pragmatiche e soprattutto rivolte a tutti i popoli.
Il mondo è ancora profondamente diviso ma sta cambiando velocemente, non ci vorranno altri 200 anni perché i popoli dei paesi emergenti siano costretti ad affrontare i problemi con cui ci stiamo confrontando noi, e nessun regime autoritario per quanto duro e ben informato può conculcare a lungo lo spirito umano quando è cresciuto e si è liberato delle paure ancestrali.
Un progetto ambizioso
Dal dopoguerra siamo governati da gruppi di potere finanziari, economici, politici, vecchi e ferocemente conservatori e maschilisti, e i nuovi arrivati si sono presto accodati. Questo sistema si avvale di decine di milioni di funzionari, burocrati, portaborse, addetti alle comunicazioni, politicanti, una folla sparsa per tutto il mondo, attaccata a quel poco potere che ha e che rifiuta tenacemente ogni riforma anche le più essenziali, per difendere idee superate, per mancanza di fantasia, o solo perché non saprebbe che altro fare. Quando sorge una crisi cercano affannosamente di ricomporre il quadro fino alla prossima, che probabilmente sarà più grave. Ecco perché è necessario un movimento ampio, forte, con idee chiare e soprattutto mondiale. Solo dall’incontro e dalla fusione dei nostri movimenti con quelli che stanno sorgendo o sorgeranno nei paesi emergenti e dalla fecondazione delle nostre idee con le loro può nascerne uno in grado di scalzare questo sistema di potere globale tetragono, ottuso e che ci tiene bloccati al secolo scorso. L’obiettivo è quello di fare le profonde riforme necessarie per aprire la strada alla costruzione, per la prima volta nella storia, di una Civiltà che comprenda tutti i popoli della terra e abbia l’essere umano al suo centro con l’economia al suo servizio.
Certo questo è un progetto molto ambizioso, ma lo possiamo fare e ce lo meritiamo, e per me non è solo un’utopia, ma in verità rappresenta la condizione essenziale per la nostra sopravvivenza.
Foto: https://attac-italia.org/la-finanziarizzazione-torna-a-essere-il-motore-primo/





