Commento al vangelo della 5ª domenica del tempo ordinario (Luca 5,1-11)
Sulla chiamata dei primi discepoli il racconto di Luca è diverso dagli altri vangeli. Anzitutto i chiamati sono solo tre, Pietro, Giacomo e Giovanni, poiché manca Andrea. Tale chiamata è agiografica nell’ambito di un genere letterario tipico: anche Budda chiama i suoi discepoli lungo un corso d’acqua, ed essi lo seguono immediatamente. Gesù non ha scelto a caso tre pescatori che hanno istantaneamente mollato tutto.
Come sono andate le cose storicamente ce lo dice Gv 1,35-51, in genere più preciso sulla cronaca. Pietro e Andrea sono nella cerchia del Battista, assieme a Gesù nella Betania al di là del Giordano, o Betaraba come in una variante del Sinaitico: che ci facevano Pietro e Andrea in Arabia col Battista prima che Gesù li chiamasse? Di Andrea si dice esplicitamente che fosse discepolo di Giovanni (1,39-40). I due discepoli si intrattengono con Gesù e discorrono con lui sino alle quattro del pomeriggio! Un’annotazione relativamente superflua nell’economia del racconto, ma proprio per questo quasi sicuramente storica; Gesù i suoi futuri discepoli li ha conosciuti molto bene nella cerchia del Battista. Anzi, anche se non vien detto esplicitamente, la chiamata e la sequela sembra che siano avvenute proprio al di là del Giordano: quella di Andrea, Pietro, Filippo e Natanaele; incredibilmente non ci sono né Giacomo né Giovanni (i figli di Zebedeo), che clamorosamente il quarto vangelo non nomina mai! Vi rimedia il c. 21, aggiunto tardivamente, che però li liquida con un “infastidito” «quelli di Zebedeo» (21,2), senza chiamarli per nome.
L’unica pesca lucana. Un’altra importante diversità è che solo in Luca il contesto sia quello di una pesca grandiosa (diciamo pure semi-miracolosa): è l’unica, poiché in tutti gli altri vangeli non v’è alcuna pesca miracolosa [per quella super-tardiva post-pasquale di Gv 21 cfr la 2ª appendice].
Il problema è che nel manoscritto di Marco, posseduto da Luca che da esso trascrive, c’è un gran bel buco che va, diciamo, da Mc 6,45 [al termine della (prima) moltiplicazione dei pani e all’inizio della camminata sulle acque] a Mc 8,26 [Luca riprende il racconto marciano con la sezione di Cesarea di Filippo]: uno strappo, uno stralcio, un mero incidente meccanico che ha eliminato quasi due capitoli del vangelo marciano. Ma non è detto che il “buco” iniziasse esattamente fra le due sezioni (tra quella dei pani e quella delle acque), per cui ci sono due possibilità: la prima (più probabile) è che Luca la camminata sulle acque non l’abbia proprio vista; oppure la cesura cominciava un po’ più avanti, per cui Luca ha letto qualcosa della camminata, anche se forse in un testo già assai corrotto. L’ha quindi omessa, sia perché incompleta e soprattutto per la sua enigmatica problematicità e fumosità [cfr la 1ª appendice], o forse meglio l’ha trasformata in una più digeribile pesca semi-miracolosa, piazzandola nella chiamata per rendere più plausibile lo stupore dei discepoli e la loro sequela immediata lasciando tutto.
Da una parte abbiamo la pesca miracolosa solo in Luca (a parte Gv 21), dall’altra l’assenza solo in Luca della camminata sulle acque, presente pure in Gv 6,16-21, seppur in forma più breve, lineare, senza “fantasmi” e con un dato di maggior realismo: hanno remato per 3-4 miglia al tramonto inoltrato.
Un’ulteriore e importante diversità rispetto agli altri vangeli (in cui è assente) è la confessione di Pietro che si getta alle ginocchia-piedi di Gesù: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore» (Lc 5,8). Non si tratta di una semplice affermazione di circostanza, di umile indegnità, bensì Pietro ha quasi sicuramente un passato da zelota (ossia combattente contro i romani); egli maneggia la spada, tanto da mozzare l’orecchio del servo del sommo sacerdote durante la cattura. Pietro non vuole un Messia inerme, ma potente che si manifesti in tutta la sua forza per la liberazione d’Israele. Non può tollerare un Gesù catturato e condannato, per cui si becca il vade retro satana.
Pietro non ha un passato cristallino, ma probabilmente violento, quindi “peccaminoso”. Gesù gli ha cambiato il nome da Simone a Pietro: prima che “roccia” [come intesa dal leggendario Tu es Petrus di Mt 16,18] significa appunto “pietra”, cioè una “testa dura” perché nel suo animo è ancora uno zelota che non pensa secondo Dio.
Non è forse un caso che Pietro, Giacomo e Giovanni siano considerati i tre intimi; infatti Gesù se li è tenuti ben stretti e vicini in quanto “pericolosi”: Giacomo e Giovanni (a cui pure ha modificato il nome appunto in «figli del tuono») sono due fanatici che in Luca 9,54 vogliono distruggere con un fuoco dal cielo un villaggio samaritano che aveva rifiutato Gesù; e sempre in Lc 9,49 Giovanni blocca un esorcista perché «non era dei nostri».
Da Luca (che non ha peli sulla lingua) i primi tre chiamati non sono presentati come saggi, ma semmai “infuocati”; sono (stati) “esaltati” nel suo duplice senso: ingigantiti dalla tradizione, ma pure loro in sé “fanatici” e desiderosi di gloria (Mc 10,37); una famiglia di esaltati perché in Mt 20,21 è la loro madre che ne chiede la glorificazione.
1ª appendice: Camminata sulle acque. Diciamo due parole più precise sulla “fantomatica” camminata sul mare [che per fortuna viene letta una volta sola nel triennio]: saltata infatti l’anno scorso nella liturgia (anno B di Marco), ovviamente pure quest’anno perché in Luca non c’è, mentre verrà letta l’anno prossimo (A di Matteo nella 19ª domenica del tempo ordinario). È una scelta sensata del lezionario, perché il racconto di Matteo 14,22-33 è il più circostanziato ed elaborato, e soprattutto coinvolge in prima persona Pietro che anch’egli cammina sull’acqua.
Sembra proprio l’apparizione post-pasquale a Pietro (i discepoli sulla barca sono del tutto marginali) retrodatata nel ministero storico (perché?). Essa è menzionata in Lc 24,34 (Emmaus) e da Paolo in 1Cor 15,5, ma mai narrata nei vangeli!
Prescindendo completamente dall’aspetto del “miracolo fisico” del camminare sul mare, tale racconto permane molto oscuro e nebuloso: siamo in piena notte; i discepoli sono in difficoltà con la barca sbattuta dalle onde e dal vento contrario; Gesù li affianca per poi sopravanzarli (perché?); lo ritengono un “fantasma” [particolare “spettrale” più adatto a una apparizione dopo la Pasqua] per cui urlano dalla paura. Quindi Pietro segue Gesù camminando anch’egli sull’acqua, ma poi rischia di affondare e invoca l’aiuto di Gesù che lo afferra. Entrambi salgono sulla barca, e i discepoli lo adorarono [tipica espressione nei confronti del Risorto come in Lc 24,52 (ascensione)].
2ª appendice: Gv 21. Qui abbiamo invece una post-datazione (altrettanto fastidiosa): è la memoria di una pesca storica sovrabbondante post-datata a dopo la Pasqua. Nel suo contesto del ministero storico è anche carina; i discepoli sono un centinaio di metri al largo (Gv 21,8) e Gesù che grida dalla riva: «Ragazzi, non avete nulla da mangiare?» (21,5), il che evidenzia la sua umanità biologica coi suoi bisogni; ma è a dir poco anomalo che sia un/il Risorto a chiedere del pesce come cibo!
Tuttavia nel primo stadio della tradizione le apparizioni sono in Galilea; solo in un secondo stadio furono localizzate a Gerusalemme come in Lc e Gv. Sono annunciate solennemente sia in Mc 16,7 sia in Mt 28,7 [«là lo vedrete»], in cui l”unica apparizione è appunto in Galilea [anche se poi in Mt Gesù appare subito dopo in modo contraddittorio alle donne sulla via del ritorno; ma l’apparizione alle pie donne cos’è? Un trailer?].
Mt 28,16ss e Gv 21 sono d’accordo sulla Galilea: in Mt sul monte prefissato, in Gv 21 sulle rive del lago; ma è una quisquilia in quanto le colline circondano il mare di Galilea.
A prima vista sembra strano che i discepoli siano tornati a pescare nella loro regione natia come se niente fosse successo con la passione di Cristo. Ma nulla vieta che si siano recati temporaneamente presso i loro cari (erano tutti sposati), per poi rientrare in pianta stabile a Gerusalemme addirittura portando con sé i familiari: «Abitando con mogli e figli al piano superiore» (come ben esplicitato in Atti 1,13-14) di un’ampia villa signorile, che a mio parere era quella di casa Cleofa; Maria di Cleofa era la zia materna del gerosolimitano discepolo prediletto, e anch’essa “molto” amata da Gesù.
D’altronde c’era tutto il tempo: la Pentecoste, anche se considerata un evento unico, puntuale e miracoloso, non è avvenuta dopo 50 giorni, ma semmai dopo 50 settimane, ossia come minimo dopo un anno [o anche oltre; addirittura secondo alcuni dopo 50 mesi, all’incirca 5 anni]; ma è decisamente meglio considerare quella dello Spirito Santo un’esperienza progressiva non-miracolosa di un’annata almeno.






