Vangelo della 3ª domenica di quaresima (Luca 13,1-9)
Dato che la conversione (metanoia) è un tema squisitamente quaresimale, per questa terza domenica è stato scelto il brano di Lc 13,1-9, in cui si ripete due volte (Lc 13,3b.5b): «Se non vi convertite [al presente nel 3b; al futuro “se non vi convertirete” nel 5b], perirete tutti allo stesso modo»; che purtroppo però è un’aggiunta “sciagurata” postuma che contraddice il pensiero e le parole di Gesù rovinando tutto nell’asserire il contrario. Se prescindiamo per il momento da essa, tutto scorre molto più liscio: Dio non fa morire, anzi è molto paziente (Lc 13,6-9).
Le disgrazie-tragedie non sono castighi. Si tratta di un brano di chiara origine giudeo-cristiana palestinese, semitizzante, finito poinel terzo vangelo con una attestazione unica, senza paralleli (assente in Mt e Mc; Luca ha una sua tradizione particolare, chiaramente evidente nella storia della passione e nelle parabole della misericordia). Tutta la sezione, fortemente aramaizzante, va contro il giudaismo antico e la credenza veterotestamentaria secondo cui certe disgrazie (o tutte) siano il segno di una particolare maledizione per i malcapitati, che si sono attirati l’ira divina per le loro colpe; come ben espresso dagli amici di Giobbe, ma già contestata da Giobbe stesso.
Il primo fatto storico (male morale) fa riferimento a una pesante azione di Pilato compiuta ai danni dei Samaritani [Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche 18,4,1; il vangelo di oggi dice “Galilei”, ma è una differenza insignificante: la geografia palestinese di Luca non è il “suo forte”]. Un gruppo di Samaritani, probabilmente per preparare una rivolta contro i romani, tentarono di radunarsi sul monte Garizim. Ma Pilato prevenne la sedizione inviando l’esercito e sedandola tragicamente nel sangue; molti samaritani vennero uccisi e i capi della rivolta giustiziati, mescolando il loro sangue con quello dei loro sacrifici nel tempio alternativo (sul Garizim) a quello di Gerusalemme [i sacrifici si facevano solo nel tempio (unico), non nelle sinagoghe].
Il secondo evento storico (male naturale) è il la caduta accidentale della torre di Siloe (a Gerusalemme) con 18 vittime: orbene per Gesù entrambi gli avvenimenti non sono accaduti perché le vittime erano più colpevoli rispettivamente degli altri samaritani o degli altri abitanti di Gerusalemme.
Non ha avuto luogo nessuna punizione divina, contestando una specifica e grave colpevolezza delle vittime; è chiaro in tutta la sezione il “No” secco di Gesù [«No, vi dico», stop sia nel v. 3a sia 5a] alla fede giudaica nel contraccambio (ritorsione, retribuzione storica) deciso da una sentenza pesante del tribunale divino.
Appartiene altresì al vangelo che sono ingannatori tutti i segni umani di presunta punizione [ad es. sciagure] del singolo, o di “grazie ricevute” [ad es. pericolo scampato, guarigione, o peggio ancora la prosperità economica (come nell’ideologia di Trump)].
Ciò è confermato nella parte conclusiva (13,6-9) con la parabola benevola di attesa per il fico, ossia sulla pazienza di Dio per Israele (il fico) infruttuoso da tre anni, che rappresenta (oltre agli uomini manchevoli in generale) in particolare il popolo ebreo. Certo in Marco 11,12ss.20s e in Matteo 21,18ss abbiamo invece la maledizione del fico che si secca, ma siamo già a Gerusalemme nel contesto della passione imminente, in cui la gente gli è definitivamente contro; Gesù ha ritenuto inevitabile sia il tramonto-declino di Gerusalemme sia il rifiuto del popolo ebraico nei suoi confronti. Ma prima, qui, al contrario, Gesù spera ancora, anche se ormai sono passati circa tre anni dall’inizio del suo ministero pubblico, nella conversione globale del suo popolo: che la fede veterotestamentaria sfoci e sbocchi in quella giudeo-cristiana. I tre anni forse alludono a quanto detto: infatti la non-conversione riguarda proprio in Lc 13,25-29 i giudei [poco dopo il passo di oggi, che leggeremo nella 21ª domenica], mentre in Matteo 7,21-23 e 8,11s concerne i cristiani (iniqui).
Il vangelo odierno rovinato. Purtroppo segue un contro-pensiero infelice (che contrasta con il «No vi dico» precedente) per cui tali eventi sono segnali di allarme, un mettere in guardia da altre incombenti disgrazie; è un ammonimento severo per tutti gli uomini di fede ebraica: se non si convertono (a Cristo) periranno tutti facendo la stessa fine, con una chiara allusione ai massacri della guerra giudaica (67-70 d. C.). Quindi tale preannuncio (del 3b e 5b) non può essere di Gesù, ma è un’aggiunta posteriore che va contro il suo pensiero falsificandone il messaggio.
La strage di Pilato si aggancia molto bene («perirete allo stesso modo») con il massacro di 10.000 samaritani operata da Vespasiano nel 67 d. C.; mentre la caduta della torre su 18 persone [sic il codice palatino di Trento dice 18.000] è assimilabile («farete la stessa fine») alla caduta catastrofica delle mura di Gerusalemme, con la distruzione del tempio e il crollo dell’intera città nel 70 d. C. in seguito all’assedio delle legioni romane.
Ribadiamo: Gesù nega seccamente la relazione fra il peccato e la disgrazia (come in Gv 9,3), tra la colpa e la tragedia, andando contro il modo di pensare ebraico circa il rapporto fra le sciagure, calamità, malattie, epidemie, morte improvvisa ecc. e la colpevolezza delle rispettive vittime. Gesù annulla la predicazione secolare del tipo «Dio ti vede e ti punisce; e se per caso la scampi adesso, lo farà dopo la morte (con l’inferno)».
Ironicamente irrispettoso è il film Commandments in cui il protagonista, in seguito alla morte della moglie ed altri sfortunati eventi, decide di sfidare il destino infrangendo tutti i comandamenti (ad eccezione del 5° «Non ammazzare»); e questo su consiglio di un amico che l’ha sempre fatto ed ha una moglie bellissima e un ottimo lavoro.
Gesù si è sì espresso sul giudizio di Dio, ma in un modo molto più sfumato e articolato di quanto si pensi; non certo nella forma di una violenta e vendicativa dannazione eterna: questa è una deformazione della sua Parola.
Pandemiche superstizioni. Applichiamo il discorso alla tragedia del Covid. Ne scriveva già il «Sole 24 ore» del 5 aprile 2020 (domenica delle palme) a p. VI dell’inserto domenicale nell’articolo di Emilio Gentile Pandemiche superstizioni: «Per oltre un millennio la chiesa di Roma ha presentato le catastrofi naturali e le epidemie come azioni punitive inflitte dalla volontà divina…; “si è abbattuto su di noi il braccio vendicatore della giustizia eterna”. Così il vescovo di Zamora durante la “spagnola”: e quando finì, il vescovo spagnolo disse che erano state le preghiere a placare la legittima rabbia di Dio». Dopo il concilio Vaticano II l’idea della punizione è stata sostituita dall’idea dell’ammonizione, come hanno fatto parecchi vescovi tra cui quello di Reggio Emilia (io sono originario della bassa reggiana): «Il corona-virus è un richiamo a chi crede e a chi non crede, affinché il nostro sguardo e la nostra mente riconoscano Dio, il fine trascendente della nostra vita… Infatti nello stesso tempo Gesù ha detto: ”Ma se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo” (Lc 13,3.5)».
E Radio Maria ha parlato (non esplicitamente di castigo ma) di ammonimento dal cielo, più precisamente di «ammonimento della Madonna», osservando come non sia un caso che il virus abbia avuto origine proprio nel paese governato dal comunismo, persecutore dei cristiani. La stessa denominazione del virus “corona” − ha spiegato l’emittente cattolica – corrisponde a un messaggio della Madonna di Medjugorje.
I vv. 3b e 5b si adattano molto bene a una situazione critica anteriore (non di molto) alla distruzione di Gerusalemme, poiché incombe solo la minaccia della catastrofe, quando non era ancora avvenuto il massacro definitivo; il significato è chiaro, col detto terroristico ripetuto due volte, tipico di quando si vuole incutere paura: «Se non vi ravvedete, sarà un macello…». Io non ho problemi a dissociarmi dai suddetti due versetti di Luca 13, ma che ne è del cristiano non acculturato che li legge e pensa siano di Gesù? Permane ancora nell’immaginario collettivo il contrappasso dantesco?
Foto: https://www.sassarioggi.it/porto-torres/sconcerto-porto-torres-crollata-torre-abbacurrente-1-aprile-2021/






