Breve storia dell’astronautica (1ª parte)
70 anni fa nel 1955 venne costruita la base spaziale della ex-Urss a Baikonur nel Kazakistan; me l’ha ricordato il recente viaggio della Meloni nelle ex-repubbliche sovietiche, in particolare nel paese kazako, con la firma di tutta una serie di rapporti commerciali tra i due paesi, compresi gli apporti del Politecnico e dell’Alenia Spazio di Torino, che inviano a Baikonur i loro sofisticati strumenti da trasportare poi sulla stazione spaziale internazionale (ISS).
Il “mago” dell’astronautica sovietica [l’equivalente di Wernher von Braun alla Nasa] era l’ucraino (!) Sergej Korolev che, obtorto collo [disdegnava le armi e le bombe; il suo sogno era vincere la forza di gravità, non il nemico, andando sulla Luna per poi raggiungere Venere e Marte], “dovette” realizzare il primo missile balistico intercontinentale con volo sub-orbitale in quei tempi di guerra fredda. Ma da esso, potenziandolo con una maggior spinta, derivò il vettore dello Sputnik, che significa in russo «compagno di viaggio» (della Terra in quanto satellite artificiale); come la successiva stazione spaziale sovietica MIR significa sia mondo sia pace, cioè un mondo in pace! Il primo Sputnik fu lanciato in orbita appunto dal cosmodromo di Baikonur [dopo soli due anni dalla sua costruzione] nel Kazakistan il 4 ottobre 1957; con quel primo «scatto verso il non-terrestre» [così il titolo giornalistico dell’articolo di Guido Piovene su «La Stampa» del 5 ottobre 1957] era iniziata l’era dell’astronautica, che in soli 12 anni avrebbe portato due uomini sulla Luna: in totale 12 astronauti con le sei missioni lunari della Nasa.
Da Baikonur alla faccia nascosta selenica. Quel giorno l’annuncio di Radio Mosca stupì il mondo intero [le cui stazioni-radio potevano captare il bip-bip della sonda], me compreso, un bambino di 7 anni; ricordo bene il clamore della notizia [è un’età di cui si rammenta abbastanza; resta un mistero perché invece non ricordiamo praticamente nulla dei primissimi anni di vita. Secondo studi recenti tale memoria non è andata persa ma si trova in qualche anfratto del nostro cervello: solo che non riusciamo a ripescarla, ad attivarla], ma facevo confusione tra il vettore e la piccola capsula posta in cima, che pensavo erroneamente molto grande come un razzo. Gigantesco era invece solo il lanciatore sulla rampa di lancio alto 90 metri, coi motori a più stadi e la grande quantità di combustibile per raggiungere la prima velocità cosmica (7,8 km/s, 28000 km/ora), quella necessaria per entrare in orbita terrestre. Ma era tutto a perdere per fornire l’accelerazione: il carico utile effettivamente messo in orbita (appunto lo Sputnik) era una semplice sfera-boccia di alluminio del diametro di soli 60 centimetri (!!) con una lunga antenna incorporata [ne ho visto una riproduzione 1 a 1 al Lingotto di Torino], che pesava un’ottantina di chili. Per avere un’idea del progresso incessante, si pensi che nel 1997 hanno posto in orbita di parcheggio terrestre la sonda Cassini (per poi volare su Saturno) che pesava ben 3 tonnellate.
Passano ancora due anni e nel 1959 (sempre il 4 ottobre) si ebbe il secondo scatto verso l’extraterrestre della sonda Luna 3, che infilò la seconda velocità cosmica [11 km/s; quasi 40000 km/ora, la velocità di fuga per sganciarsi dalla madre-terra] per raggiungere la Luna, circumnavigarla e inviarci le primissime foto della sua faccia nascosta che nessuno aveva mai visto; è tutta “pulita” senza macchie [come invece dalla nostra parte, anch’essa fotografata da vicino nei dettagli], che fecero sudare Dante nel Paradiso (II, 49-148) per spiegarle nel quadro aristotelico dei corpi celesti perfetti, incorruttibili, immutabili e soprattutto omogenei.
Ancora due anni, e il 12 aprile 1961 Yuri Gagarin compi il primo volo umano in orbita terrestre, circumnavigandola in soli 90 minuti (a fronte dei grandi viaggi di Magellano e altri per il periplo terrestre).
La passione russa per Venere. L’ultima perla di Korolev è stata la Soyuz, un’evoluzione perfezionata della Vostok (quella di Gagarin); dopo che la NASA ha dismesso le navette Shuttle, i collegamenti con l’ISS si fanno da Baikonur con le navicelle russe. Per trasportare solo materiali corposi e ingombranti si usa il nuovo razzo Proton, quasi un cargo potente e capiente [nelle navicelle normali gli spazi sono piuttosto ristretti, a malapena per gli astronauti]; ma, avendo esso fallito un paio di lanci, quando si tratta di inviare sull’ISS esseri umani, si usa la gloriosa e affidabile Soyuz. Ad es. l’ultimo atterraggio di Samantha Cristoforetti, dopo aver passato mesi sull’ISS, è avvenuto nei pressi di Baikonur; impressionante, dopo essere stata estratta “imbambolata” dalla Soyuz, la sua distesa sdraiata sull’erba assistita dal personale medico, perché soprattutto il cuore (ma anche gli altri muscoli) deve “riaddattarsi” alla vita “terrena”.
L’astronautica sovietica si è poi dedicata a Venere, scemando dopo la morte di Korolev (1966); è infatti avvenuto il sorpasso della tecnologia della Nasa (che vedremo nella seconda e ultima parte).
Venere è circondata da una densissima coltre di nubi atmosferiche che impediscono la visione del sottostante strato roccioso; ma le sonde in orbita con l’infrarosso (appunto nel “termico”) sono in grado di rilevarne la temperatura (al suolo ci sono 450 gradi; fonde il piombo), l’elevatissima pressione verso il basso che ci spiattellerebbe, oltre a un nauseabondo odore di uova marce derivante dall’abbondante acido solforico presente nell’aria. Forse andremo su Marte (freddino), certamente però non su Venere, invivibile anche se è considerato il pianeta gemello della Terra, ma solo nelle dimensioni (di poco inferiori). Galileo scrisse: Cynthiae figuras aemulatur mater amorum; vista al cannocchiale, «la madre degli amori [Venere] riproduce le stesse configurazioni di Cinzia [la Luna]», ossia ha le fasi (primo quarto, piena, ultimo quarto), il che è contro il sistema tolemaico: se Tolomeo avesse ragione, dato che nel suo sistema Venere è costantemente tra noi e il Sole, essa dovrebbe essere sempre in fase, soprattutto negli epicicli, e mai piena (poiché in questo caso si trova dall’altra parte del Sole rispetto alla Terra).
L’interesse continuo dell’URSS per la dea-madre dell’amore è testimoniato dal satellite Kosmos-482, un relitto sovietico che, dopo aver fallito l’immissione nella traiettoria verso Venere nel 1972, ha orbitato per 53 anni intorno al nostro pianeta ed è precipitato il 10 maggio scorso nell’oceano indiano. Le orbite terrestri sono super-intasate di “spazzatura”, ossia da satelliti ormai in disuso e inerti, che si abbassano lentamente nei decenni sino a entrare in atmosfera disintegrandosi o esplodendo.
Verso le stelle in memoria di Korolev. In effetti non è più il mondo di Korolev; oggi lo spazio è uno specchio di quel che succede sulla Terra lacerata dai conflitti. L’affannosa corsa all’occupazione delle orbite terrestri riflette e amplifica le spinte espansionistiche odierne, con una sempre maggior valenza geo-politica e imperialista; basti pensare allo SpaceX di Elon Musk e ai turisti spaziali miliardari.
Abbiamo voluto ricordare Korolev perché doppiamente sfortunato: morì prematuramente nel 1966 (era nato nel 1907) subito dopo aver lanciato la sonda Luna 9 con allunaggio morbido sul suolo selenico, e fu defraudato del Nobel che l’Accademia svedese delle scienze avrebbe voluto conferire all’allora sconosciuto ingegnere aerospaziale pioniere dei voli astronautici, chiedendone l’identità ai vertici del Cremlino. Ma Krusciov rispose che sarebbe stato individualismo borghese: se proprio volevano assegnare il Nobel della fisica, dovevano conferirlo a tutto il popolo dell’Urss.
L’uomo con sonde automatiche non solo ha raggiunto il settimo cielo antico di Saturno, ma ha effettuato il sorvolo ravvicinato di Urano, Nettuno e Plutone. Con l’astronautica siamo arrivati sulla Luna, e in meno di una sessantina d’anni dal quel fatidico giorno del 1957, nel 2015 con il sorvolo di Plutone da parte della New Horizons, abbiamo completato l’esplorazione di tutti i pianeti del sistema solare con le loro lune maggiori.
E in futuro ci aspettano la fascia di Kuiper, la nube di Oort e… le stelle vicine.
(continua)






