Come tutti gli anni si ripropone la diatriba, ormai un po` trita, tra contestatori e sostenitori della parata militare. Entrambe aggrappati ai propri argomenti, non pare esserci spazio per compromesso. Avanzerei una modesta proposta: facciamone due! Ho sempre apprezzato il suggerimento dell’anziana signora, trascinata dal nipote a una partita di calcio, di dare un pallone a ciascuna delle due squadre invece di farle litigare durante 90 spesso noiosi minuti per accaparrarsi l’unica palla in campo. Una parata ciascuno e facciamo tutti contenti.
Passiamo al pratico, non sopporto quelli che hanno delle idee brillanti e poi non sanno come trasformarle in pratica. Mettere le due parate nello stesso giorno non è praticabile. Immediatamente si ricomincia a litigare: chi prima? chi dopo? chi dove? ecc. Servono (orrendo verbo che ormai ha sostituito tutti gli altri ausiliari nella misera lingua dell’italico giornalismo) due giorni distinti: uno per parata. Dato il cagionevole stato di salute dell’economia è impensabile aggiungere un giorno festivo al calendario. Non c’è altra scelta che lo scambio con un altro. Propongo che i cristiani facciano uno sforzo di generosità e rinuncino a una delle loro feste. Per dare il buon esempio mi sacrifico: offro Santo Stefano. Con o senza, il ponte Natale-Capodanno-Epifania non viene certo giù, al contrario del viadotto Polcevera. Inoltre, lo ammetto, questo privilegio offerto agli Stefani di un onomastico che tutti sono obbligati a ricordare… c’è qualcuno che sa quando cade Sant’Ilario o Sant’Elena?
Quando piazziamo la prima parata? Una data mi sembra evidente: l’8 maggio, resa della Germania nazista nella Seconda guerra mondiale: è superfluo precisare? Ahimé, la cultura generale, e quella storica in particolare, sono in netto calo. I russi festeggiano il 9 maggio e i giapponesi il 15 agosto, ma nell’Unione Europea c’è consenso per l’8 maggio (finora). Allora: 8 maggio festa nazionale e parata. Sfilano tutti i corpi dello Stato che contribuiscono alla protezione del cittadino.
In testa indiscutibilmente i corazzieri: è la guardia d’onore del Presidente della Repubblica, e poi – diciamolo – sono belli. Dopo metterei una delegazione di un’altra Nazione. Il primo anno darei la preferenza alle Guardie svizzere: ci assicurano una miliardata di selfie, che neanche una sfilata in piazza Tien an Men. Seguono i bersaglieri (altre belle foto in prospettiva), l’esercito, la marina, l’aviazione (le Frecce Tricolori, se di qui a là ne resta ancora qualcuna). I Carabinieri in alta uniforme, la Polizia (evitiamo la Stradale per ovvi motivi di impopolarità). La Protezione Civile, le guardie di frontiera, la Forestale (i Lagunari solo se vengono in barca), i guarda-parco, i vigili urbani (preferisco quelli di Milano con il Ghisa in testa). La Ferroviaria, i pompieri, i volontari della Croce Rossa e ambulanzieri vari, ecc. ecc. Mi scusino quelli che ho dimenticato.
Finalmente il 2 giugno, altra parata. Sfilano tutte le istituzioni della Repubblica. In testa il Presidente della Repubblica. Magari lo montiamo su una versione laica della papamobile − di solito i Presidenti non sono dei giovanotti. Poi viene il Governo. Si aggiustino con il manuale Cencelli per stabilire in che ordine. Dopo, i senatori e i deputati, ma tutti, presenza obbligatoria!, in tenuta formale da ricevimento al Quirinale, astenersi jeans. Segue la Magistratura in toga, pizzo, cordonière, tocco, ed ermellino per i giudici di Cassazione (facciano uno sforzo anche se fa caldo). Siccome una stampa libera e indipendente è il quarto pilastro della democrazia, vedrei bene una delegazione di giornalisti, per esempio quelli accreditati a Montecitorio, ma non solo… magari un giorno potrebbe andarci anche uno del nostro “ilfoglio.info” (!!). E finalmente tutti i cittadini in parata. Darei volentieri la precedenza a quelli con un certificato elettorale timbrato nell’ultima elezione: ce n’è almeno una all’anno, non si rischia che sia obsoleto. Spazio alle Ong, alle Associazioni (umanitarie, sportive, culturali…), ai Comitati di Quartiere, ai Centri Sociali, ecc. ecc. Mi scusino quelli che ho dimenticato.
Non è una bella idea? Quasi quasi… comincio a raccogliere le firme per un referendum.





