Dopo Francesco, che aveva fatto innamorare mezzo mondo, eccetto i padroni del medesimo, il papa nuovo si trovava a dover meritare la simpatia della piazza, per essere ben accetto. Difficile compito. Leone se la sta cavando bene, con la sua misura sobria e un sorriso buono, ma non mirante ad essere compiacente. Fa bene così. Il suo compito non è di piacere, di essere popolare, ma di ricordare a tutti, di chiesa o non di chiesa, il vangelo di Cristo, per vivere non gli uni contro gli altri, addosso e a danno degli altri, a scambiarsi missili stragisti, mentre i padroni sono pure ladri, e gli schiavi, tenuti ai margini, disertano la democrazia, resa diseguale come la monarchia: ecco che in Usa molti gridano «No al Re».
Papa Leone è un signore ben educato, plurilingue e pluriculturale, forse è proprio quello che ci voleva. Veste bene l’abito bianco, la mozzetta quando pensa che occorra, e altri segni liturgici papali. Si intravedono, anche in estate, i polsini della camicia fermati coi gemelli, e le scarpe con la fibbia ecclesiastica, mentre nelle maniche di Francesco si vedeva, d’estate, il braccio nudo fino al gomito. Per me, la sua immagine più vicina, una delle ultime, è quando scese in san Pietro in carrozzella, coi pantaloni neri, un poncho di lana su una camicia (o pigiama?) bianca. Il papa in abiti comuni, come andava Gesù per i villaggi.
L’abito non fa il monaco, ma anche lo fa. Ognuno di noi è anche il suo vestito, come la sua faccia. Giustamente, anche un papa deve essere se stesso, e pensare al suo compito, intenderlo e viverlo personalmente. È bene che sia un uomo (fino ad oggi solo maschio), come ha fatto Dio – Il Verbo si è fatto carne −, e non un idolo, come era Pio XII (i precedenti non li ho visti dal vivo, ma le immagini ne fanno delle statue sacre).
Papa Leone non ha condannato nulla, finora: solo le guerre! Sulla famiglia ha ricordato il modello tradizionale, ben sperimentato, e non l’ho sentito condannare altre situazioni. In un intervento all’inizio è parso indicare l’ateismo come causa di immoralità. Intanto i termini «compagno, compagna» (un tempo nel linguaggio comunista), si leggono oggi anche in scritti di vescovi sui problemi di coppia e di famiglia.
L’azione internazionale di Leone sembra continua e viva, per la pace. La Chiesa cattolica è un organismo molto internazionale e un polo di universalismo, e ha dunque una responsabilità verso il mondo, per difenderlo dallo sfacelo. È un servizio umano, prima dell’annuncio evangelico, che tocca al papa e ai suoi collaboratori. Ci aspettiamo da Leone, in questa linea, anche una ripresa di collaborazione ecumenica cristiana e interreligiosa. Ma primum vivere, smettere di uccidere vite umane, di avvelenare la natura che è proprietà dei posteri, non farci dominare dalle tecnocrazie inanimate. Leone sarà Leone e non Francesco, ma avrà bisogno di tutti gli uomini di buona volontà per annunciare e mostrare che vivere più veramente è ancora possibile, è la speranza.






