Qualche giorno fa, ascoltando al telefono mia nipote testimoniare del clima da guerra civile a Chicago e delle sue paure nella strada verso scuola, mi è venuto in mente questo brano di un vecchio articolo di Ross Douthat del «New York Times»: Islam and the two Americas (16/8/2010). «C’è un’America in cui non importa quale lingua parli, quale Dio adori o quanto siano profonde le tue radici nel Nuovo Mondo. Un’America in cui la fedeltà alla Costituzione prevale sulle differenze etniche, sulle barriere linguistiche e sulle divisioni religiose. Un’America in cui l’ultimo arrivato sulle nostre coste non è meno americano della pronipote dei Padri Pellegrini (Pilgrim Fathers). Ma c’è anche un’altra America, quella che si considera una cultura distinta, piuttosto che un insieme di proposte politiche. Questa America parla inglese, non spagnolo né cinese né arabo. Essa si rifà a una particolare eredità religiosa: il protestantesimo / puritanesimo delle origini, allargato poi a un cerchio giudaico-cristiano che ha accolto anche ebrei e cattolici. Essa trae le sue norme sociali dai costumi della diaspora anglosassone e si aspetta che i nuovi arrivati si assimilino a queste norme, e rapidamente. Queste due interpretazioni dell’America, l’una costituzionale e l’altra culturale, sono state in tensione nel corso della nostra storia».
Oggi quella seconda America, qui sopra, ha scelto Donald Trump per fare piazza pulita della prima, per regolare i conti all’interno dopo aver chiuso le porte delle frontiere. Nelle strade di Chicago, Los Angeles, Washington, New York, Portland, tutte città a maggioranza democratica, risuonano gli stivali militari degli agenti federali dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement, l’Agenzia che controlla le frontiere) e dei soldati della Guardia Nazionale. Un primo passo verso il commissariamento prefettizio (take-over in americano) delle città ribelli. Ribellione è il termine usato per qualificare l’eventuale, probabile, elezione a sindaco di New York del candidato democratico Zohran Mamdani.
Come reagiscono queste città, questa “altra America”, all’occupazione militare? A dispetto delle fake-news diffuse a profusione dal movimento MAGA (Make America Great Again) gli appelli dei Governatori e dei Sindici a evitare azioni violente, affrontamenti armati, aggressioni dei federali, sono state ascoltate e finora il pretesto a dare il via alla guerra civile non è stato offerto ai Repubblicani. Ma la resistenza civile è in atto, in alcuni casi – come a Chicago – preparata fin dalla sera dell’elezione di Donald Trump, due mesi prima della sua presa di potere.
Quello che sorprende non è tanto che la lezione, le strategie, le tecniche, i metodi, gli strumenti di Martin Luther King Jr. non siano stati dimenticati, ma che i primi a diffonderli e applicarli siano gli organi del potere. Con un’ordinanza del sindaco di Chicago, Brandon Johnson, è stato lanciato il programma “Protecting Chicago Initiative”: «Questa iniziativa è l’impegno di Chicago a promuovere il benessere delle nostre comunità e a salvaguardare i diritti di tutti gli abitanti di Chicago, in risposta alle minacce derivanti da azioni e inazioni federali». Concretamente? La polizia di Chicago non collabora con gli agenti federali dell’ICE: «Gli effettivi della CPD non possono prendere parte all’applicazione del controllo dell’immigrazione o alle pattuglie congiunte con l’esercito. Secondo la legge locale e dello Stato di Illinois, i membri del CPD non possono agire come agenti di controllo dell’immigrazione».
Una vasta campagna di informazione, detta “Family Preparedness Campaign” ha coinvolto mezzi di comunicazione, scuole, associazioni, con lo scopo di «aiutare tutti, a Chicago − indipendentemente dallo status di immigrato − a comprendere quali siano i suoi diritti a casa, in pubblico, al lavoro, durante le proteste, in viaggio o navigando nel web». In tutte le buche delle lettere sono state distribuiti volantini dal titolo “Conosci i tuoi diritti”, nei quali è dettagliato, in sei lingue (cinese, spagnolo, francese, inglese, creolo, ucraino), cosa dire, cosa fare, cosa non fare, a chi rivolgersi nel caso in cui si incontrino gli agenti / soldati federali vicino a scuole, ospedali, sedi di associazioni o luoghi di culto. L’ordinanza ingiunge agli agenti e militari federali di portare un documento d’identità visibile, attivare una telecamera che registri le loro azioni, e non mascherare la propria identità. L’ordinanza richiede inoltre ai poliziotti di Chicago di indossare sempre la propria uniforme in modo che i residenti possano distinguerli dalle forze federali. Infine, l’ordinanza stabilisce la “ICE Free Zone”, che crea meccanismi chiari per vietare agli agenti federali di utilizzare qualsiasi luogo (costruzione, piazzale, parco, ecc.) di proprietà della città nelle loro operazioni in corso a Chicago.
Alle azioni delle autorità cittadine si sono aggiunte quelle del sistema scolastico. Il Sovrintendente del CPS (Chicago Public Schools, equivalente dell’Ufficio scolastico regionale) ha diffuso alle mails dei parenti di alunni di ogni ordine e grado, una dettagliata circolare, che inizia così: «Sappiamo che la minaccia di una maggiore presenza federale sta creando ansia e paura per la sicurezza a scuola e all’interno della comunità più ampia. Questa comunicazione contiene informazioni su come il CPS protegge i nostri studenti e il personale della scuola, nonché risorse e suggerimenti per promuovere la sicurezza della comunità al di fuori dell’edificio scolastico».
Seguono le procedure adottate in tutte le scuole: «Si ricorda a tutti gli operatori che CPS NON chiede lo status di immigrazione delle nostre famiglie; NON si coordinerà con i rappresentanti federali, incluso l’Immigration and Customs Enforcement (ICE); NON condivide i registri degli studenti con l’ICE o altri rappresentanti federali, tranne nel raro caso in cui vi sia un ordine del tribunale o il consenso del genitore / tutore; NON consentirà agli agenti dell’ICE o ad altri rappresentanti federali l’accesso alle scuole o alle strutture del CPS a meno che non producano un mandato giudiziario penale firmato da un giudice federale». Viene poi la lista della documentazione messa a disposizione dal Municipio e altri Enti per assistere la popolazione immigrata, e il calendario delle formazioni a distanza per il programma «Conosci i tuoi diritti», in inglese e spagnolo.
Infine, si fanno conoscere altre iniziative destinate a rinforzare la «Sicurezza all’interno della comunità più ampia», come ad esempio la creazione di gruppi Walk-to-School per garantire la sicurezza dei figli nati in USA [dunque cittadini americani] da migranti irregolari; l’organizzazione di Carpooling, o gruppi Walking School Bus, cioè di vicini di casa o amici che accompagnano a scuola diversi alunni utilizzando l’auto o i mezzi pubblici, in modo da evitare ai genitori migranti irregolari di farsi acchiappare sul portone della scuola; la formazione di gruppi WhatsApp per quartiere, isolato, condominio, in modo da condividere rapidamente le informazioni.
Per concludere, un appello che è un manifesto: «Cari genitori ricordate: School is the Best and Safest Place for Children!» (La scuola è il posto migliore e più sicuro per i vostri bambini).
I nostri affezionati lettori avranno certo riconosciuto in questa lista di azioni la filiazione dei famosi Six Steps for Nonviolent Social Change di Martin Luther King Jr., i sei passi per il cambiamento sociale nonviolento: Raccolta di informazioni, Educazione, Impegno personale, Negoziazione, Azione, Riconciliazione. L’esperienza del movimento per i Civil Rights, il coinvolgimento di un’ampia comunità di individui, le sottigliezze nell’uso di forme di protesta compatibili con le leggi, tutta la strumentazione giuridica messa in gioco, la forza di comunicazione e coinvolgimento della popolazione, sono rimasti nella cultura democratica dell’“altra America”, tanto da permeare le istituzioni oltre che le coscienze. La resistenza è stata possibile sessant’anni fa, è possibile ricominciare anche oggi. Il messaggio che spero di dare a mia nipote è: la testimonianza di Martin Luther King mostra che lo avete già fatto, allora coraggio, potete riuscirci di nuovo!






