Come aspirante cristiano, credente in Gesù Cristo, sono figlio sia della fede ebraica come lo era Gesù, sia dell’Israele popolo biblico, sia della Bibbia ebraica. Come tra padri e figli, c’è quella tensione nella continuità-differenza che ci fu tra Gesù e il Tempio e la Legge, poi tra Israele e la Chiesa. I momenti aspri o cattivi sono deprecabili, vanno rinnegati e superati, ma non intaccano la continuità e la gratitudine nel bene reciproco.

Le amare vicende belliche e razziali di oggi, come quelle secolari, devono farci ritrovare l’unità e varietà nel cammino dell’umanità, e farci rinnegare le ostilità. Nell’unità e rispetto profondo c’è posto e utilità anche per le discussioni dottrinali o storico-politiche. Un cristiano che critica la politica territoriale, nazionalista, coloniale, militare dello stato di Israele non critica l’ebraismo, ed è malafede definire antisemitismo, antigiudaismo, antisionismo, la critica attuale di Israele. Certo, deve essere criticato l’uso politico di Dio, ogni volta che ciò avviene, dovunque. Ogni pensiero politico onesto oggi deve essere planetario, né razzista né nazionalista duro, né colonialista. Chi ama l’umanità, anche perché la ama Dio, come è conosciuto da ebrei, musulmani e cristiani, rinnega ogni forma di guerra omicida, che minaccia tutta l’umanità, e offende tutti. «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. (…) In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi» (1Gv 4,7-10).

Oggi, liberamente, fraternamente, siamo molti cristiani che criticano lo Stato di Israele per la supervendetta feroce contro un grave crimine di Hamas, fino a configurare un genocidio contro la popolazione civile di Gaza, e per un colonialismo duro, un apartheid razziale, contro i civili palestinesi in Cisgiordania occupata. Questa politica bellica offende tutta l’umanità, come ogni altra guerra (e questa per noi più dolorosamente). Ci addolora che il Popolo della Legge – «Non uccidere!» – sia di scandalo e vergogna per tutta l’umanità, invece che maestro. Noi speriamo nella possibilità di comprenderci, e di volere costruire fraternità universale, vivendo il tesoro di sapienza dato da Dio a tutti i popoli e a tutte le forme di fede, fino ad abolire l’omicidio politico statale, e le armi che lo alimentano, sulla base  del diritto umano universale.