«Il più sicuro indizio di quel che l’uomo può fare è ciò che ha fatto», dice uno scrittore nell’esergo di questo film, di James Vanderbilt (basato sul libro di Jack El-Hai, Il nazista e lo psichiatra). E quel che l’uomo ha fatto lo si vede crudamente nel film, ed è lo sterminio degli ebrei, impersonato in Hermann Goering. Il più diretto collaboratore di Hitler è in primo piano, nel film, tra gli imputati nel processo alla corte internazionale di Norimberga.
Uno psichiatra statunitense esamina le capacità mentali e dunque la responsabilità di Goering, e arriva ad apprezzarne alcune qualità umane, come gli affetti familiari e l’intelligenza. Ma quando vede gli agghiaccianti filmati sui lager, ne comprende tutta la cinica malvagità, disponibile a tutto per l’affermazione della sua nazione. Per lui si trattava di Fare la Germania Grande Nuovamente (come il MAGA di allora). Il medico scopre e capisce che anche il proprio paese, in quella logica politica, può commettere gli stessi crimini. «Il più sicuro indizio di quel che l’uomo può fare….». E si vede anche l’ esecuzione, non indolore, di un condannato, mentre Goering sappiamo come se la cava.






