È assolutamente certo che la nostra lunga evoluzione sia avvenuta interamente nel continente nero, con buona pace dei sovranisti e razzisti. L’unico dubbio era se intenderla “chirurgicamente” in una sola regione [quella dell’AFAR nel corno d’Africa, da cui i fossili della celebre Lucy (Australopithecus afarensis), una nostra lontanissima antenata di 3 milion di anni fa], oppure un’origine pan-africana da vari incroci fra due o più popolazioni situate in luoghi diversi: dall’Africa orientale al Sud-Africa (dell’Homo Naledi, uomo-stella nella lingua locale).
Per maggior chiarezza riduciamo in scala le discendenze millenarie ai consueti rapporti familiari: nonno, padre, figlio; ad es. il milione di anni dalla super-trisavola Lucy [l’Eva progenitrice in quanto passaggio cruciale dagli scimpanzè agli ominidi] al nostro bisnonno Homo Ergaster, cioè lavoratore, il primo vero fabbricatore di strumenti.
I fossili di Casablanca
Oggi invece desta maggior attenzione il Nord-Africa. È risultato infatti di grande importanza il sito preistorico marocchino «Grotte à Hominidès» (è in lingua francese), meglio conosciuto fra gli addetti ai lavori come Thomas Quarry 1. Siamo appunto in Marocco in prossimità della costa atlantica nella periferia sud-occidentale di Casablanca.
I fossili ivi rinvenuti con scavi recenti e sistematici sono stati analizzati in profondità da una trentina di autori di varia provenienza e formazione professionale: un lavoro interdisciplinare a coronamento di oltre tre decenni di ricerche condotte nell’ambito del programma franco-marocchino “Prehistoire de Casablanca [nell’ambito del Pleistocene in Africa, documentando una fase chiave del Paleolitico inferiore (Archeuleano)], che ha portato alla scoperta di significativi resti umani, oltre a manufatti e altri reperti: tre mandibole (di cui una infantile), 8 denti isolati, altrettante vertebre del medesimo individuo, un pezzo di femore…
Usando per lo più tecniche magnetografiche, è stato possibile datare con precisione lo strato geologico dei resti umani a circa 773 mila anni fa, cioè in corrispondenza della (ultima) transizione del polo magnetico terrestre, nota come Matuyama-Brunhes: inversione del polo Nord magnetico (non geografico) con quello Sud, che si scambiano di posto (cfr. l’appendice scientifica).
Sono i fossili del nostro nonno Homo Antecessor (figlio o nipote del bisnonno Ergaster) che, subito dopo nella stessa epoca, si è spostato pure in Spagna “emigrando” nei siti della sierra di Atapuerca. Si tratta della medesima popolazione nord-africana; non è difficile attraversare lo stretto di Gibilterra, in certi periodi pure chiuso.
Sono 700 mila anni che si sconfina dal Marocco in Europa (in barba ai fautori della remigrazione per la difesa dei confini), con la chiara sequenza genetico-genealogica: Antecessor, Heidelbergensis, Sapiens.
Nostro padre lanciatore
L’Antecessor, nel periodo in cui stava “generando” il nostro padre Heidelbergensis, è arrivato in Italia nel Lazio. Il celebre cranio di Ceprano (in provincia di Frosinone), databile intorno ai 600 mila anni fa, è appunto una transizione fra Antecessor e Heidelbergensis, forse più quest’ultimo che già 500 mila anni fa scagliava le lance. Dalle lance per la caccia ai lanci interplanetari, talmente potenziati da noi (suoi figli) sino a raggiungere non solo Marte e Venere, ma anche i giganti gassoso esterni.
Non posso non ricordare la celeberrima scena del film 2001 Odissea nello spazio in cui un ominide dai tratti ancora scimmieschi scaraventa in alto un osso rotante che si trasforma in un astronave diretta verso la Luna. Appunto dalle primitive lance paterne ai voli di navicelle spaziali su (o intorno ad) altri corpi celesti: i pianeti e le lune del nostro sistema stellare. Quattro di esse (Pioneer 10 e 11, Voyager 1 e 2) hanno già lasciato il sistema solare avventurandosi nello spazio profondo verso altre stelle che raggiungeranno tra (centinaia di) migliaia di anni! Addirittura fra (circa 2) milioni di anni il Pioneer 10 arriverà nel Toro passando vicino ad Aldebaran, in arabo l’inseguitore perché sembra rincorrere le sette “fanciulle” delle Pleiadi, le sorelle “gallinelle” tra cui la chioccetta citata dal Pascoli nel Gelsomino notturno.
Gli astronomi islamici hanno dato il nome a parecchie altre stelle: Deneb (in arabo la coda del Cigno), Altair (Aquila volante), Riegel, il piede sinistro di Orione; i nomi dei bianchi cavalli arabi dello sceicco nel film Ben Hur.
Altri umani?
Siamo nati in Africa intorno ai 300 mila anni fa, come confermato dall’altra area marocchina di Jebel Irhoud, in cui sono stati ritrovati i resti più antichi di Homo Sapiens, in un sito di 315 mila anni che induce quindi ad arretrare di 100 mila anni la vecchia datazione (di 200 mila anni fa) basata sul Corno d’Africa; e siamo pervenuti in Europa circa 50 mila anni fa.
Ma sono esistite almeno altre 4 specie da considerarsi umane: Erectus, Neanderthal, l’uomo di Denisova e dell’isola di Flores [l’Hobbit alto un metro per il tipico nanismo insulare, in cui ci si rimpicciolisce; come ha fatto l’elefante-nano i cui resti sono stati ritrovati in Sicilia], tutte estinte; siamo rimasti unicamente noi, ma siamo soli pure nel cosmo? Forse, data la nostra miracolosa storia della vita. Tuttavia coi trilioni di pianeti in un universo esteso 13 miliardi di anni-luce e un’età di 13,75 miliardi di anni, è decisamente alta la probabilità di avere almeno un altro pianeta (oltre alla Terra) con vita intelligente, non necessariamente con lo schema corporeo di noi primati. Ma, date le immensità siderali, i contatti sono impossibili, per cui non sappiamo in primis se esistono, poi come vivono e ragionano, se fanno le guerre e credono in Dio, e nemmeno di una… eventuale “Incarnazione” nella loro “umanità”.
Tornando sulla Terra, gli arrivi degli ultimi tempi sono solo la replica di continue migrazioni verso l’Europa di nostri (con)fratelli, non solo in senso traslato bensì in quello anche biologico di discendenti dai medesimi lontani antenati. Siamo sicuramente tutti di origine africana, molto probabilmente marocchina, con lo stesso Dna.
Migrazione inversa
Tuttavia, seppur molto raramente, è avvenuto anche l’inverso: ad es. dalla Sicilia alla Tunisia come narrato nel romanzo Le ragazze di Tunisi di Luca Bianchini (Mondadori 2026). Per tutto l’800 e soprattutto nella prima metà del ‘900 tante famiglie di origine siciliana e sarda (non potendo raggiungere le Americhe per motivi economici come il costo proibitivo del lungo viaggio) hanno scelto come seconda patria il Nord-Africa, in particolare la Tunisia. E hanno trovato un contesto sociale aperto, cosmopolita e pronto ad accoglierli in una comunità molto integrata di italiani, arabi, ebrei, francesi, maltesi…
Emigrati e tunisini cucinavano insieme e festeggiavano le (feste delle) diverse religioni, nell’ecumenismo interreligioso dell’unico Dio (vox popoli, vox Dei: una lezione per i teologi dai mille distinguo).
Con l’indipendenza della Tunisia nel 1956, il presidente H. Bourguiba purtroppo intraprese una politica di nazionalizzazione delle Terre appartenenti a stranieri, espropriando le proprietà agricole e colpendo così duramente la comunità italiana. Persino gli italiani nati e cresciuti là (di terza generazione) dovettero abbandonare case, attività e terreni rientrando nelle nostre isole maggiori, o nel Nord-Italia, oppure in Francia, data l’acquisizione della lingua dell’ex-protettorato transalpino. Era problematico tornare in Sicilia senza più parlare né l’italiano né il siculo.
Appendice scientifica
Il campo magnetico terrestre ci protegge dalle particelle cariche provenienti dal cosmo ma soprattutto dal vento solare: ai poli non è così efficace per cui alcune passano producendo le aurore boreali. Non c’è ad es. su Venere, poiché la sua lentissima rotazione di 243 giorni terrestri (come già ricordato nell’articolo precedente: il giorno di Venere è più lungo del suo anno) non produce una sufficiente dinamo nel nucleo del pianeta, come invece in quello fuso terrestre.
Più in generale, delle tre grandi forze della Fisica considero quella elettro-debole [diversa dalla nucleare forte che tiene unita la materia, e da quella gravitazionale che la fa… girare] una delle più grandi scoperte dell’umanità; la meraviglia dell’elettromagnetismo sino alle incredibili telecomunicazioni della nostra civiltà tecnologica: radio-Tv, (video)telefonia, WyFy, WhatsApp, GPS, e tutto ciò che viaggia senza fili via etere.
P.S.: Riprenderemo i commenti ai vangeli domenicali del tempo ordinario il 14 giugno, proprio col passo di Mt 10,1-8, in cui viene retrodatata nel ministero storico l’istituzione postuma dei Dodici da parte della chiesa primitiva. Ivi contesteremo il discorso del Papa del 25 marzo, riportato da «Avvenire» il 26, in cui Prevost ribadisce l’istituzione divina della gerarchia nella chiesa, mentre essa è una creazione-invenzione puramente umana, estranea a Gesù, l’unico maestro, guida e capo (Mt 23,8-10).






