Fede, Scienza, Patria. Era il motto della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (Fuci) La fede è evaporata tra le durezze della vita. Alla patria non ho mai creduto, forse anche per il discredito della versione fascista. La mia patria, ammesso che sia necessario averne una, è l’Europa, purtroppo in questi tempi paralizzata dal ritorno prepotente e infausto dei nazionalismi. Sono tuttavia in grado di distinguere tra l’arcigna Vaterland (neutro) e la dolce Heimat (femminile). Mentre la prima, traduzione letterale di patria, è legata all’ambiguo concetto di sangue (Blut), Die Heimat ci riporta all’insostituibile legame col luogo (Boden), fosse anche il più squallido, in cui abbiamo avuto la casuale ventura di nascere. Siano paesi o città, siano soprattutto campagne, l’alternarsi delle stagioni, il greto di un fiume dove giocammo bambini, le strade polverose affrontate con la prima bicicletta. E l’affetto dei grandi che ci educavano. Ho sempre trovato originale e anche un po’ curioso che la lingua tedesca, più di altre, ci fornisca queste raffinate differenze. Del resto anche il neutro Land non impedisce di fare grande poesia. Per tutti Goethe: «Das Land, wo die Zitronen blühen» («la terra dove fioriscono i limoni»). Uno dei più bei versi riferiti all’Italia.
In entrata tengo una grande bandiera dell’Unione Europea, le 12 stelle gialle in campo blu. Spesso mi sorprendo a guardarla come si osserva con affetto la foto di un parente caro. Invece di puntare alla Federazione, sta facendo pericolosi passi indietro. Paralizzata, tra l’altro, dalle decisioni all’unanimità sempre più complesse. E comunque la cultura europea va oltre l’Unione e non può prescindere da Gran Bretagna e Russia e neppure dai Balcani. Queste sono le nostre molteplici e profonde radici.
Resta la scienza, che non va assolutizzata né idolatrata, ma a cui dobbiamo molto, In primis il merito di aver superato le barriere della paura e dell’ignoranza .
Durante l’estate riemergono antiche passioni. Per me, l’astronomia, che coltivo a sprazzi dilettanteschi, fin dall’infanzia. Da quando, in una polverosa soffitta dei nonni, scoprii L’astronomia popolare di Camille Flammarion, prima edizione , Parigi 1880. Più tardi, ero forse in terza media, i miei vollero farmi un gran regalo per Natale. La conquista dello spazio del tedesco-americano Willy Ley, un libro costosissimo per le pregevoli tavole a colori, ovviamente a quei tempi, quasi del tutto fantasiose.
Paolo Ferri è un fisico teorico che ha lavorato 37 anni all’Agenzia Spaziale Europea di Darmstadt. Nel suo ultimo recentissimo libro (febbraio 2026) Ai confini dell’Universo delinea con linguaggio chiaro e coinvolgente, un percorso che dalle sfere celesti di Eudosso di Cnido e di Aristotele giunge alle più recenti esplorazioni spaziali.
«Il 14 febbraio 1990, la sonda Voyager 1, a circa 6 miliardi di km dal sole fu riorientata… per scattare un’ultima cartolina. Una foto d’addio a tutti i pianeti, visibili come puntini, con il sole unico disco brillante» (p. 157). Immagini che si possono trovare su un sito della Nasa e che lasciano senza fiato. Un sistema nato con Galileo e che segna l’ingresso nella modernità. Non più tavole fantasiose, ma la realtà dell’universo. Il pianeta azzurro appare come «un puntino minuscolo e isolato nella vastità dello spazio», l’aiuola che ci fa tanto feroci e che cerchiamo con impegno di distruggere con le guerre e il cambiamento climatico. Ecco la scienza: per ogni problema risolto, ne apre altri. L’umanità è la sola forma di vita nello spazio? Probabilmente no. In 13 miliardi di anni dal Big Bang può essere accaduto di tutto, per evoluzione. Sono stati osservati, per ora indirettamente, data la grande distanza, pianeti di altre stelle, alcuni dei quali potrebbero avere caratteristiche simili alla Terra. Potremmo poi anche avere forme di vita cosciente molto diverse da quella che conosciamo… Mi sembra di tornare bambino quando sfogliavo il «Flammarion», con tavole che ricordavano lo stile di Gustavo Doré o di Francesco Gonin e, parafrasando un altro grande: «Il naufragar m’era dolce in questo mare»… di spazio infinito.






