Giustamente, quest’ultimo delitto, contro Giulia, la sua libertà e la sua vita, fa riflettere l’opinione pubblica sulla prevenzione, e dunque sulla mentalità maschile, con la degenerazione maschilista, padronale, violenta. Noi uomini siamo chiamati a vedere e rivedere qual è il rapporto con la donna a cui ci induce la cultura dominante. Azzardo qualche riflessione, senza nessunissima pretesa: non ho competenze psicologiche.

L’uomo dipende per natura dalla donna, perché nasce da donna. Ogni donna è immagine della madre. Se la madre ti abbandona o ti rifiuta, è la vita che ti rifiuta, ti uccide. Se ti possiede ancora mentre cresci, ti paralizza la coscienza. Col tempo, l’immagine uomo-donna può diventare più paritaria, ma quel bisogno resta forte, specialmente nell’uomo debole, poco autonomo, immaturo, che non costruisce una vita propria, come vuole la madre sana.

L’uomo risale da questa dipendenza con l’accrescere il potere (personale e sociale). Il potere è l’opposto dell’amore, che è desiderio per bisogno, certamente, ma è amore maturo, non infantile, quando è desiderio di dare bene (“Ti voglio bene = Voglio darti bene”). Il potere maschile nella coppia riproduce l’immagine del potere politico, segno della immaturità barbara della relazione politica (nella civitas e stato): essa è ancora basata sul potere che “domina perché deve domare” gli esseri umani barbari, belve da domare (homo homini lupus). La prima reazione al delitto, vedete, è indurire le pene. La politica, nonostante le forme democratiche, è ancora “potere su”, dominio legalizzato, e non amore sociale, non vincolo sociale cooperante e liberante.

Potere o amore è l’alternativa essenziale, determinante dell’umanizzazione della società. Così avviene nella società-coppia. La paura di perdere, il terrore della libertà e indipendenza altrui, accentua il potere, fino ad accanirlo nella distruttività. Può essere anche della donna sull’uomo, ma più facilmente dell’uomo, purtroppo. L’immagine dominante della forza (idolo virile) non è la forza sulle avversità, sullo scoramento, sul cedimento, ma è l’immagine della guerra, del militare con licenza di uccidere, che millenni di fallimento sociale (certo, insieme a qualche progresso prezioso, di cui l’umanità è capace, che perciò deve coltivare), di conflitti affidati alla morte e non alla vita, di esaltazione criminale della guerra (i condottieri considerati “grandi” invece che falliti in umanità), hanno ipnotizzato l’uomo debole (mascherato da forte, perché impugna un’arma mortale), incapace di vivere, che quindi ripudia la vita.

La maturazione dell’uomo nato da donna avviene anche quando la madre lo nutre di libertà e coscienza, così da crescere donativo e non possessivo. Avviene quando la società non è rivalità per possedere, ma relazione per realizzare tutti le proprie potenzialità umane. L’amore uomo-donna potrà essere dedizione piena se non è catena, ma rinnovo nei tempi, quanto più possibile libero, nella fallibilità umana, nell’esclusione del possesso. Dalla coppia, nel difficile e grande amore umano, alla politica mondiale, alla necessità assoluta della pace positiva, win-win, per poter essere-diventare umani, è un’unica impresa di vita, di non tradimento della vita. Ogni tragedia può insegnare. In questo caso, consola la nobiltà delle due famiglie coinvolte, che risulta dalle prime dichiarazioni. Essere umani è difficile, è possibile. Parliamone.