Intraducibile perdono sarà presentato da Paolo Quaregna all’Università di Bologna il 22 ottobre, con la partecipazione di Elena Lamberti, Mirko Dondi, docenti di Letteratura e Storia, e di Michel Jean scrittore innu del Québec; successivamente, sabato 24, alla Biblioteca Civica di Ovada, dove l’autore dialogherà con Naila Clerici, docente di Storia delle Popolazioni Indigene d’America presso l’Università di Genova. (n.d.r.)

Sono stato colpito immediatamente dal titolo di quest’ultima opera di Paolo Quaregna. L’autore, nel secondo aforisma posto all’inizio del libro, ne spiega il significato: «Il concetto di perdono non esiste nel vocabolario e nel pensiero anishnabè. Preferiamo semplicemente parlare di rispetto e accettazione». Mi sono così subito reso conto che questo è esattamente anche il mio pensiero. Certo so benissimo il significato di “peccato”, “colpa”, “perdono”, perché sono concetti alla base della nostra cultura, ma se non li avessi trovati già ben definiti nella lingua che ho imparato nei primi mesi della mia vita, non li avrei mai inventati, perché hanno scarsa risonanza nel mio spirito.

Ma veniamo al libro. Nelle ultime pagine Paolo Quaregna ci spiega che scrivere quest’opera gli ha permesso di fare un’analisi dei suoi rapporti familiari, in particolare quelli col padre, per chiarirli e potercisi così pacificare. In realtà nel libro c’è molto di più: un affresco che analizza i rapporti tra gli autoctoni del Québec, Algonchini, Innu, Inuit, e i bianchi colonizzatori.

Il racconto parte dal tentativo di assimilazione dei nativi nel secolo scorso, culminato con l’abominevole costituzione di Pensionnat, scuole residenziali dove i bambini autoctoni venivano rinchiusi separandoli dai genitori per gran parte dell’anno. Lo scopo era chiaro: visto che non si riusciva ad assimilare gli adulti, si è cercato di “uccidere l’indiano nel bambino”. I Pensionnat erano gestiti da congregazioni religiose, perché occorreva cristianizzare i ragazzi; era vietato parlare le lingue autoctone ed erano all’ordine del giorno violenze culturali, psicologiche, fisiche e sessuali. Molti bambini sono spariti e si stanno ancora cercando le fosse comuni dove potrebbero essere finiti.

Il tentativo però è fallito e le scuole sono state smantellate dal 1997. Dal 2008 la politica del governo canadese è profondamente cambiata: è stata infatti istituita una Commissione Verità e Riconciliazione, al modo di quella sudafricana, per riparare ai crimini commessi.

Tutta questa storia Quaregna la racconta attraverso gli incontri con i nativi durante gli ultimi 30 anni occorsi per girare film e documentari. Incontri e discussioni anche con importanti artisti autoctoni: scrittori, musicisti e altri registi. Molti di questi amici sono reduci dai Pensionnat e alcuni sono anche stati abusati, ed è estremamente interessante e istruttivo il racconto che fanno del percorso che hanno dovuto attraversare per “guarire” dai traumi subiti. Come chiaramente si può comprendere l’argomento trattato da Paolo Quaregna è di scottante attualità e si presta a riflessioni sull’attuale politica mondiale che l’autore affronta nell’ultima parte.

Ho letto il libro d’un fiato e con gran piacere perché, nonostante gli argomenti impegnativi e qualche volta duri, scrive con straordinaria leggerezza di penna, chiarezza e semplicità. Tutto il discorso è arricchito da citazioni continue e puntuali tratte da film (anche suoi), romanzi, saggi, reportage televisivi, opere teatrali e ricordi di personaggi importanti incontrati. E naturalmente il mio apprezzamento non è alieno dalle conclusioni politiche che trae e che condivido totalmente: il destino del mondo è un meticciato che non faccia sparire i molti colori e suoni che lo rendono vivo e la formazione di una nuova concezione planetaria dei diritti umani. Molti però resistono a questa svolta politica, mentre strappi e ferite sanguinanti producono recriminazioni, desideri di rivalsa e paure reciproche. Occorre quindi ricucire e risanare, esercitare compassione e riconciliazione. Paolo Quaregna non lo dice espressamente, ma credo che pensi a qualcosa come una Commissione Verità e Riconciliazione globale che permetta all’umanità di entrare finalmente nella nuova fase storica annunciata da tempo e necessaria se vogliamo sopravvivere.

Paolo Quaregna, Intraducibile perdono. Trent’anni in viaggio con gli autoctoni del Québec, Ed. ultra 2026