Tante lacrime sante per Giulia, e anche interrogativi seri. Giustissimo, umanissimo. Ma per le migliaia di bambini (e donne e vecchi, non combattenti, innocui, già vittime di chi li coinvolge) bombardati a Gaza? Lacrime per loro? Sentimenti, angoscia? Sono tanti, una categoria, non un volto singolo, si può capire: anonimi? Ma il fallimento umano dello schiacciare altri viventi come noi, come è pensabile, udibile, guardabile? Sento una grande angoscia, mi dibatto a parlare, a scrivere…
Il coltello di quell’uomo sulla “sua” donna, per tenerla per sempre orribilmente, lo metto a confronto con la scienza, la tecnica, l’industria, l’organizzazione, la volontà, persino l’onore e la predisposizione accurata perché la distruzione sia massima su tanti, si direbbe su tutti (e non è solo Israele ora, ma la politica di potenza e di impero, di aggressione violenta), come si può sapere questo senza disperata ripugnanza di noi stessi coinvolti in tale macchina-anti-vita, del potere di morte e non di vita? La vita, l’unica cosa che abbiamo, tutti uguale (circa), che può fiorire in mille modi, e giovare a tutti? Vertigini di follia. Dubbio radicale.
Bisogna attaccarsi al minimo tratto di amicizia, di mano tesa, di vicinanza inoffensiva, magari confortante, consolante, per non morire dentro. Non è tutto così, ma il bene c’è. Quel male è impossibile, perché è violazione della vita. Il male è male perché c’è il bene violato. Allora si crede ancora, non ci si rassegna, ci si oppone, si costruisce quanto si può, si crede e si spera, si ama la vita e chi vive, con infinita timidezza, quasi di non esserne degni. Difficile dire, perché difficile la prova.






