Quando nel 2015, con l’intento di bloccare il flusso di immigrati in arrivo dall’Italia attraverso il valico di Ventimiglia, la Francia sospese il trattato di Schengen riuscì a rendere quasi impossibile ai migranti l’attraversamento su questo confine. A chi era determinato a tentare l’ingresso in Francia rimase praticamente solo la via dell’Alta Val di Susa che, passando per Oulx, prevede poi l’attraversamento di colli di alta montagna con tutti i pericoli connessi. Il recente Rapporto di OnBorders (laboratorio di ricerca e analisi multidisciplinare che si occupa di frontiere e migrazioni) documenta che durante il solo primo semestre del 2026 sono transitati per Oulx oltre 4200 persone determinate a passare la frontiera. La maggior parte di queste del tutto inconsapevoli dei pericoli che l’alta montagna presenta in particolar modo d’inverno.
Dieci anni di presidi di frontiera, tra occupazioni e sgomberi
L’afflusso dell’alto numero di migranti diretti in Francia privi delle indispensabili attrezzature e dell’abbigliamento richiesto dall’ambiente montano mobilitò gruppi di volontari e di associazioni che, con l’intenzione di proteggerli dai pericoli, si organizzarono per offrire loro informazioni salvavita e sostegno umano e sanitario. Vale la pena ricordare alcune delle iniziative messe in atto a questo scopo, a partire dal versante francese per approfondire poi la situazione che si è venuta a creare a Oulx.
In Francia a Briançon, sul lato francese dei valichi percorsi dai migranti per entrare in Francia, resiste dal 2017 un centro di accoglienza e solidarietà, il Refuge Solidaire: sembra un gemello di quello che è stato per otto anni il Rifugio Fraternità Massi di Oulx. Al Refuge Solidaire i migranti che hanno attraversato i valichi alpini tra Italia e Francia trovano un accogliente riparo temporaneo prima di riprendere il cammino verso le proprie destinazioni.
A Claviere, paese montano nei pressi del colle del Monginevro, a marzo 2018 alcuni attivisti e volontari italiani e francesi occupano i locali sottostanti alla parrocchia dove allestiscono un presidio di emergenza, autogestito e destinato soprattutto ai migranti diretti in Francia. Il Rifugio di Claviere, che viene chiamato “Chez Jesus”, offre un riparo temporaneo a chi è intenzionato a migrare e si trova in difficoltà. Passano pochi mesi e il parroco, in profondo disaccordo con il progetto e per l’utilizzo non autorizzato e inconsueto dei locali, denuncia l’occupazione abusiva del locale che il 10 ottobre dello stesso anno viene sgomberato da Polizia, Digos e Carabinieri.
A Bardonecchia dal 2017 la sala d’aspetto della stazione ferroviaria è stata utilizzata per qualche tempo come primo punto di assistenza emergenziale da diverse associazioni tra le quali Rainbow4Africa che offrono mediazione culturale, informazioni salvavita sui pericoli dell’ambiente montano e un primo monitoraggio sanitario ai migranti in transito o respinti alla frontiera di Bardonecchia.
Oulx si trova sul crocevia delle due strade che portano al confine francese: quella che da Bardonecchia sale al Colle della Scala, chiusa nell’inverno per neve e rischio di valanghe, e l’altra che da Cesana passa per Claviere e raggiunge il Colle del Monginevro. Qui tra il 2018 e il 2019 un gruppo di “anarchici” e così detti “no tav” occupano la casa cantoniera, dismessa da anni e situata sulla strada statale alla periferia del paese, attrezzandola a rifugio di emergenza per i migranti in transito verso la Francia. La casa cantoniera viene sgombrata il 23 marzo 2021 con un ingente spiegamento di forze dell’ordine (Digos, Vigili del Fuoco e Croce Rossa) e i volontari che la gestivano vengono denunciati per occupazione di edificio demaniale: anni dopo, nel novembre 2024 la Corte di Appello di Torino dichiarerà che poiché in valle non ci sono altri posti di ricovero in numero sufficiente e aperti giorno e notte in cui i migranti possano trovare ospitalità, cibo, vestiario e assistenza sanitaria l’occupazione di quella casa cantoniera dismessa è un reato giustificato dallo stato di necessità (art. 54 del Codice Penale) e assolve i responsabili della iniziativa.
Sempre ad Oulx sotto la guida di Don Chiampo, parroco di Bussoleno, e con la gestione della Fondazione Talità Kum nasce il Rifugio Fraternità Massi che per otto anni, da settembre 2018 ad agosto 2026, è stato per i migranti diretti in Francia sulla rotta alpina della Val Susa l’unico punto stabile di approdo aperto 24 ore su 24, libero e anonimo, senza schedature di sorta, dove ogni migrante può trovare accoglienza e sostegno umanitario. In questi otto anni il Rifugio è riuscito a mettere per un paio di giorni a disposizione di migliaia di persone un posto sicuro dove dormire, farsi una doccia calda, una mensa con i pasti pronti e grazie alla collaborazione della Diaconia Valdese l’assistenza legale a cui tutti avrebbero diritto e ricevere una prima assistenza sanitaria grazie all’impegno di Rainbow4Africa. Fondamentale per il funzionamento e per la gestione ordinaria del Rifugio è stato il supporto di un notevolissimo numero di volontari provenienti non solo dalla Valle ma anche dal resto di Italia e dall’estero. Questo ben consolidato gruppo di volontari ad inizio agosto si è costituito in associazione con il nome di Sentieri Solidali ODV.
La fine di un punto di riferimento e l’arrivo delle tende della Croce Rossa
Nei suoi otto anni di attività il Rifugio ha assistito in varia misura circa 150.000 migranti. I costi di gestione decisamente alti (si parla di 700mila euro l’anno, da imputarsi probabilmente almeno in parte al numero di operatori assunti e allo stabile che è risultato essere un vero colabrodo energetico) sono stati coperti per molti anni da finanziamenti non solo privati ma anche pubblici tra i quali una parte insostituibile hanno avuta i 500mila euro annui che il Ministero degli Interni aveva nel passato messo a disposizione, ma che dal 2024 sono venuti a mancare. Senza questa fondamentale principale fonte di finanziamento si è creata una situazione economica sempre più insostenibile per la Fondazione Talità Kum, che è stata costretta a ridurre progressivamente i servizi offerti ai migranti: nei mesi di luglio e agosto il Rifugio è rimasto aperto solo nelle ore notturne e dal primo di settembre il Rifugio Fraternità Massi è definitivamente chiuso. Nei mesi di luglio e agosto, con il Rifugio aperto solo la notte, Sentieri Solidale con una rete dei volontari ha costituito un posto tappa sul piazzale annesso alla Stazione di Oulx dove i migranti hanno potuto trovare, seppure in strutture provvisorie, almeno un pasto cucinato in alcune cucine improvvisate e quel poco di sostegno umano e sanitario possibile in una situazione così precaria.
Per affrontare le prevedibili ripercussioni sul territorio a seguito della interruzione dell’attività del Rifugio e per trovare un modo di continuità all’opera di orientamento, sostegno e accoglienza ai migranti la Prefettura di Torino a soli quattro giorni dalla prevista chiusura definitiva del rifugio ha convocato una riunione con i diversi soggetti coinvolti nel problema (Regione, Città Metropolitana, Comuni di Bardonecchia, Cesana, Claviere, Oulx, Consorzio Socio Assistenziale del territorio C.O.N.I.S.A., Croce Rossa, Comunità Montana e gli Enti del Terzo Settore che operano nelle aree in questione tra cui Sentieri Solidali ODV). La Croce Rossa ha quindi ricevuto l’incarico dell’allestimento di strutture mobili temporanee destinate all’accoglienza notturna da montare in un’area nei pressi della Abbadia messa a disposizione dalla Unione Montana Alta valle di Susa: nell’immediato si tratta di tende a cui in seguito verranno affiancati alcuni container riscaldati in qualche modo. Ad oggi quindi l’organizzazione programmata è questa: “alloggio” (si fa per dire) disponibile solo dalle otto di sera alle otto del mattino nel campo gestito dalla Croce Rossa e accoglienza e sostegno offerti da Sentieri Solidali, Rainbow4Africa, Diaconia Valdese oltre alle associazioni OnBorders e No Name Kitchen, sul piazzale della stazione, all’aperto, con quanto comporta essere impegnati 16 ore al giorno all’aperto, con qualunque tempo e a 1100 metri di altitudine. Sentieri Solidali è sempre presente all’arrivo di tutti i treni. Nelle ore in cui il campo della Croce Rossa è chiuso l’associazione offre pasto e sostegno a coloro che hanno bisogno di assistenza, montato vicino ai binari nel piazzale interno alla stazione offerto dalle ferrovie, vicino a due container: di questi uno è usato come magazzino per l’abbigliamento e le attrezzature salvavita, nell’altro i migranti possono ricevere assistenza sanitaria e legale. Dalle otto di sera a mezzanotte i migranti vengono accolti dai volontari di Sentieri Solidali che li accompagnano fino all’ingresso del campo della Croce Rossa a cui li affidano (nota bene: i volontari non entrano nel campo, mantenendo così ben distinte le rispettive prerogative e responsabilità).
Un edificio in ristrutturazione e un futuro tutto da scrivere
La Prefettura si è inoltre impegnata a presentare la candidatura per acquisire la disponibilità di fondi europei FAMI (Fondo Asilo Migrazione Integrazione). A queste notizie molti, tra i quali anche alcuni autorevoli giornali di carta stampata o TV, hanno ottimisticamente dichiarato che il problema della gestione dei migranti in seguito alla chiusura del Rifugio è ormai risolto, cosa che non corrisponde al vero. È invece chiaro che quanto è stato definito finora non è altro che una soluzione emergenziale. Lo spazio disponibile che è assai limitato rispetto alle passate sperimentate esigenze, la possibilità di riscaldare in modo efficace queste strutture che pare assai dubbia insieme al fatto che l’ospitalità sarà solo notturna evidenziano che si tratta di interventi assolutamente inadeguati a tempi lunghi e all’arrivo di un autunno e un inverno che sono ormai alle porte.
L’unica certezza oggi è che sul futuro del Rifugio non c’è nessuna certezza: lo stabile del Rifugio è in questo momento un vero e proprio cantiere con ingresso vietato ai non addetti ai lavori dove si stanno facendo gli urgenti e indispensabili lavori di adeguamento energetico e che questi lavori dovrebbero (il condizionale che è sempre d’obbligo lo è ancora di più in questo caso) terminare nella primavera del 2027: a quali funzioni sarà destinato questo stabile nel futuro? Per fare progetti ci vorrebbe qualcosa di più di soltanto vaghe speranze di fondi pubblici di ignota consistenza e di finanziamenti privati per ora non è giunta notizia, mentre sembrerebbe che la Fondazione Talità Kum consideri conclusa la propria parte del progetto. Molti i condizionali, tanti gli interrogativi e per ora nessuna risposta certa!
È sempre più evidente che in Valle di Susa, al di là dei facili e deresponsabilizzanti ottimismi, il futuro per i migranti è in questo momento del tutto incerto e per chi deciderà di passare per questa valle i prossimi tempi non saranno certamente facili!
Un appello alla solidarietà di chi resta
L’associazione Sentieri Solidali, che, come ha dichiarato, non intende lasciar soli i migranti, non ha però un patrimonio su cui contare per l’impegno che richiederà la nuova situazione e per ora neppure prevede l’arrivo di fondi pubblici o privati utili a sostenere il suo progetto. È quindi alla ricerca di finanziamenti per poter continuare ad offrire ai migranti il sostegno a cui ogni essere umano ha diritto, sostegno che significa anche la disponibilità del materiale tecnico necessario a rendere meno pericoloso il loro cammino. È quindi grata per le eventuali donazioni che possono essere fatte sul conto corrente intestato a
Sentieri solidali ODV – piazza Mistral 2 – Oulx (TO) – IBAN: IT36R0501801000000020001600
ma ci tiene a chiarire che non essendo ancora completato il complesso percorso burocratico di inserimento della associazione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) le eventuali donazioni per ora non potranno essere detraibili dalle tasse.






