Dalla vittoria di Trump e della destra repubblicana nelle elezioni americane, possiamo ricavare alcune riflessioni. La prima riguarda il fatto che per vincere Trump non ha dovuto, come la maggior parte dei suoi predecessori, convergere al centro anzi, proprio l’aver dato un taglio estremo alle sue proposte è stata la sua carta vincente. Affronterò fra poco il motivo di questa anomalia che per me è centrale.
La seconda osservazione riguarda il modo in cui veniamo informati. Prima del cambio di candidato tutte le informazioni e i sondaggi dicevano che Biden era in svantaggio crescente nei confronti di Trump. Ma quando si è ritirato a favore della Harris, la vice presidente, le cose sono sembrate improvvisamente cambiare. La Harris riceveva ingenti sovvenzioni, era accolta con grande calore e partecipazione, era in perfetta parità o addirittura in vantaggio su Trump. E questa storia ci è stata raccontata fino al giorno delle elezioni. I risultati però hanno mostrato il contrario: Trump ha vinto largamente su quasi tutto il territorio americano, il rosso dei repubblicani campeggia ovunque. D’accordo, i sondaggi non sono una scienza esatta, danno solo degli indirizzi, delle tendenze. Ma qui l’errore è macroscopico: in molti stati la differenza tra Tramp e Harris è notevole, fino a 10 punti, mentre negli stati blu il divario tra i due è minimo, inoltre i repubblicani hanno la maggioranza in entrambi i rami del parlamento. Evidentemente le informazioni e i sondaggi erano ampiamente manipolati per mascherare il più possibile la debolezza della candidata Harris, figura secondaria durante tutto il mandato Biden, catapultata all’ultimo momento alla ribalta senza essere passata per le primarie, evento fondamentale per la scelta di un candidato alla presidenza americana.
Il cuore del problema
Ma veniamo al cuore del problema. Da tempo ormai è evidente che in Occidente le destre avanzano continuamente e vincono con facilità anche in paesi con forti tradizioni socialiste. I motivi sono tanti e ogni paese ha i suoi specifici, ma in tutti c’è n’è uno prevalente spesso determinante: l’arrivo costante di migranti. Certo gli immigrati sono fonte di disturbo e preoccupazione in particolare per le classi più povere, ma in società come le nostre a natalità decrescente, l’arrivo di giovani, pronti a tutto e desiderosi di affermarsi non è un danno, ma una risorsa importante e lo vediamo tutti, tutti i giorni. No, il problema è più complesso, in realtà i migranti fungono da capri espiatori. Agli occhi dei lavoratori e della classe media occidentale impoverita, sono l’avanguardia del nemico. Rappresentano i paesi dell’ex terzo mondo che col loro sviluppo accelerato, con la loro voglia di affermarsi e riequilibrare il potere e la ricchezza mondiale, con la loro concorrenza irresistibile sono la causa prima e diretta del nostro impoverimento. Non c’è bisogno di una cultura economica approfondita o di complicate analisi politiche, è una cosa che tutti sanno e che si percepisce a pelle, basta leggere le etichette dei prodotti che compriamo nei supermercati: siamo soggetti alla concorrenza spietata di lavoratori che si accontentano di salari 5-10-20 volte inferiori ai nostri. È questo sentimento che avvantaggia la destra, che col suo conservatorismo, con la difesa della Patria e il senso realista dell’ordine e della disciplina è la risposta naturale e automatica per un popolo spaventato e preoccupato per il futuro dei propri (pochi e preziosi) figli. In queste condizioni la sinistra è in seria difficoltà, abbandonata progressivamente dalle classi di riferimento, votata per lo più da persone istruite, intellettuali, aperte e dotate di un forte senso di giustizia (da qui l’accusa di buonismo). La situazione e ulteriormente complicata dal fatto che il tradizionale internazionalismo della sinistra è sospettato di aver favorito questa globalizzazione senza regole realizzata dalla finanza mondiale che ha impoverito le masse e arricchito al disopra di ogni immaginazione ristretti gruppi finanziari (da qui l’accusa di liberalismo). Insomma dopo lo sfascio politico, culturale e morale dei regimi comunisti e la svolta globalista della finanza, le sinistre non sono più state in grado di trovare un racconto politico che proponesse un’alternativa convincente a quello delle destre, oscillando tra una rincorsa vana alle loro tesi e un globalismo liberal inconcludente.
Una politica per la sinistra
Pensare una politica alternativa efficace per le sinistre in Occidente in questi tempi complicati è molto, molto difficile. Essenzialmente perché, come ho cercato di argomentare, gli interessi delle classi di riferimento sono opposti alla sua ideologia internazionalista. Uno dei primi ad accorgersene è stato Enrico Berlinguer. Negli anni 70, dopo una delle tante guerre in Palestina, i paesi arabi, stanchi di “regalare” il petrolio, linfa vitale dell’industria occidentale, per acquistarne i prodotti a prezzi alti, hanno deciso di aumentare il prezzo dell’oro nero moltiplicandolo in varie fasi per 10. Berlinguer capì con grande anticipo la svolta che si preparava e come risposta propose il compromesso storico e una politica di sacrifici. Il mondo andava verso un riequilibrio delle inaccettabili diseguaglianze globali e questo richiedeva per i paesi avanzati un ridimensionamento delle attese di sviluppo. Secondo la sua visione, questi sacrifici sarebbero stati compensati da una maggiore giustizia internazionale e da un minore pericolo di scontri tra nazioni ricche e nazioni desiderose di crescere. Le sue idee però erano troppo avanzate e non completamente sviluppate perciò sono state poco capite anche nel suo stesso partito, il Pci. Oggi però, dopo 50 anni, le sue intuizioni si stanno avverando. Miliardi di persone nei paesi sottosviluppati si sono alzate in piedi chiedendo un posto più adeguato per loro nella storia e altri miliardi stanno per farlo. Questo sconvolge l’equilibrio che gli occidentali hanno imposto al mondo negli ultimi 300 anni di rivoluzione industriale, e la strada per uno nuovo e più giusto sembra molto difficile da trovare.
Il probabile fallimento della destra
La proposta difensiva e contenitiva della destra sembra ora la più ragionevole ed efficace, e ha un crescente successo in Occidente. Ma in realtà non ha la capacità di affrontare i problemi sul tappeto. Può avere solo due sbocchi: o un peggioramento di quello che già vediamo: crisi economica in Occidente, frizioni, scontri, colpi di mano, guerre che si accendono qua e là seguendo logiche contorte e oscure. Con un possibile finale catastrofico. Oppure un accordo tra le due più grandi potenze, Usa e Cina per spartirsi il mondo a scapito delle altre potenze medie e piccole e dei popoli dell’Africa e dell’America Latina. In questo scenario la potenza più penalizzata sarà certamente l’Europa, ricca ma con poche difese. Sono perciò proprio le sinistre europee che, riprendendo l’intuizione di Berlinguer, devono farsi carico di una proposta alternativa a quelle inconcludenti e pericolose delle destre: un accordo tra l’Occidente e le forze politiche più avvedute e lungimiranti che pure ci sono nel calderone ribollente dell’ex terzo mondo per un riformismo globale che abbia come obbiettivo un assetto più equilibrato e giusto del pianeta senza ricorso obbligato alla guerra.
La base per questo accordo potrebbe essere la proposta di un nuovo sistema monetario globale, magari riprendendo e aggiornando quello ipotizzato inutilmente da Keynes durante le trattative di pace alla fine della seconda guerra mondiale, basato su una unità di conto concordata e non sul dollaro che favorisce solo gli Stati Uniti (del resto questo è quello che il gruppo dei Brics sta tentando di fare). Meglio un accordo globale ragionevole che il solito scontro che danneggerebbe tutti. Poi l’accettazione dei sacrifici necessari per uno sviluppo e una distribuzione più equa della ricchezza mondiale, in cambio da parte degli emergenti, di moderazione e gradualità nel processo di crescita e rinuncia ad azioni violente e punitive verso l’Occidente (che è, e resterà ancora per un po’ la superpotenza più forte del pianeta). Questa è sicuramente una proposta complessa e difficile da negoziare, anche perché richiederebbe statisti di alta levatura culturale e morale come Berlinguer o quelli che hanno pensato e fatto l’Europa, e non i politicanti di scarso valore capaci solo di seguire i sondaggi demoscopici.
Io spero che le sinistre europee sapranno intraprendere questa strada, anche perché non ne vedo altre efficaci. Nelle scelte difficili che dovranno fare potranno essere aiutate anche dai fallimenti delle destre al potere e dall’aggravarsi delle crisi che si succederanno a causa delle loro politiche sbagliate, perché certo gli emergenti non si fermeranno e l’alternativa tra scontro continuo senza uscite e sempre più pericoloso e un accordo ragionevole, diventerà più chiara a tutti e perciò la scelta giusta più facile.
Foto: https://www.repubblica.it/dossier/cultura/enrico-berlinguer-35/2019/06/09/news/enrico_berlinguer_perche_ti_abbiamo_voluto_bene-228363890/




