Nel Polo Teologico torinese, l’8 marzo, si è svolto un ricco convegno su Giannino Piana, teologo e pensatore della morale umana odierna. Si trova la registrazione in teologiatorino.it «Giannino Piana, l’uomo, lo studioso, la morale». Delle diverse relazioni (Giovanni Ferretti, Francesco Compagnoni, Antonio Sacco, Paolo Mirabella… ) devo limitarmi qui ad un appunto secondo me rilevante, dalla relazione di Franco Garelli, sociologo delle religioni e amico di Piana.

Garelli ha fatto notare che Giannino Piana, intellettuale e teologo importante, dopo un’ampia mole di lavoro e di pubblicazioni, ha toccato lucidamente anche le ultime nuove sfide etiche, convinto della fecondità del pensiero cristiano, purtroppo senza potere scrivere tutto il suo pensiero su alcuni temi ultimamente emersi, per la pesante malattia e la morte sopravvenuta. Sul fine vita ha lasciato solo un titolo «Dell’ultimo orizzonte», senza riuscire a sviluppare di più il suo pensiero.

Piana ha sentito che siamo in un’epoca di post-tutto. Gran parte della popolazione mondiale è smarrita. Agiscono fattori sociali disumanizzanti, una ideologia tecnica che domina l’uomo e ne svuota l’interiorità, rapporti di lavoro decisi dall’algoritmo, disumanizzati, choc mondiali come la pandemia, un nuovo “capitalismo della sorveglianza”. L’Intelligenza artificiale pone problemi per la condizione umana, per il costo sociale di lavori umani sostituiti dalle macchine, per una tecnoscienza manipolativa che modifica il patrimonio genetico nel trans-umanesimo.

Garelli ha comunicato che Piana aveva un progetto rimasto irrealizzato, inedito, con l’editrice laica Il Mulino. Era un progetto sull’etica della vita nel versante sociale, sul “non-uccidere sociale”, cioè l’uccisione non individuale ma sociale. Vedeva tre fatti gravi: la pena di morte, l’ergastolo, la tortura. E la guerra. Fenomeni in cui non appare solo l’istinto di morte, nell’interiore dell’uomo, ma appaiono realtà del mondo sociale, dove la violenza umana ha ancora campo, considerata inevitabile. Sono temi poco considerati e approfonditi in campo etico. L’ergastolo, il 41 bis, la tortura praticata abusivamente anche da forze dell’ordine che hanno il dovere di garantire l’immunità anche degli accusati. La pena di morte, bandita ma non cancellata nella coscienza di molti: indagini recenti vedono una percentuale, perfino maggioritaria, favorevole a reintrodurla. Tendenze involutive sempre in agguato insidiano il livello di civiltà morale.

Infine, per Giannino Piana, questa “guerra mondiale a pezzi” è la più rilevante violazione del non-uccidere sociale. Un intellettuale vigilante come lui sentiva che questo è un tema da rivedere, rispetto anche alle sue trattazioni passate (p. es. nel vol. III di In novità di vita, Cittadella 2013, cap. quinto, III, La promozione della pace tra i popoli, pp. 581-612), trattazioni già avanzate e attente alla cultura della nonviolenza attiva e positiva, in autori come Bori, Chiavacci, Consorti, Mattai, Pontara, Muller, Salio e altri. Giannino Piana avrebbe potuto sviluppare il suo chiaro pensiero in difesa della vita dai poteri di morte che oggi ci angosciano, ma anche stimolano le coscienze pensose e responsabili.

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