Ho ritrovato recentemente nel mio archivio, gli appunti sintetici (8 pagine di quaderno) che presi durante una riunione di preti molto rappresentativi del rinnovamento conciliare, il 4-5 luglio 1968, presso l’Abbazia di S. Egidio, a Fontanella di Sotto il Monte (Bergamo). Si discuteva degli effetti e degli impegni nella Chiesa, in quella stagione di contestazione studentesca, sociale ed ecclesiale. Copio gli appunti della riunione dal mio manoscritto. Mi pare un documento interessante di una stagione ecclesiale. Naturalmente, spero di avere inteso e annotato correttamente gli interventi, come ho cercato con impegno.
Nel luglio 1968 ero andato a passare diversi giorni a St Jacques, da don Michele Do, grande spirito, che seguirò fino alla sua morte, nel 2005. Vado in auto con lui, il 4 e 5 luglio, a Fontanella di Sotto il Monte, nell’abbazia di S. Egidio, dove risiede da qualche tempo padre David Maria Turoldo, che conosco per la prima volta in questa occasione. Anche lui sarà un mio riferimento continuo fino alla morte, nel 1992. In quei due giorni si tiene presso Turoldo questa riunione importante sulla situazione ecclesiale. Presenti: Turoldo, Michele Do, Ernesto Balducci (anche lui mia nuova importante conoscenza, relazione continuata fino alla morte, pure lui nel 1992), Dini (Napoli), Sirio Politi (Viareggio; è il decano dei preti operai, andrò a trovarlo più di una volta, per un capodanno anche con la famiglia, in camper, e poi al suo luminoso funerale – è morto il 19 febbraio 1988 − nel porto di Viareggio, dove Turoldo mi abbraccia dicendo: “Siamo sempre più soli”), Acchiappati (grande amico e maestro spirituale di don Do che lo ammira molto), Borgo (Udine), Aldo Ellena (salesiano, Torino), Socci (Firenze), Bernardino Zanella (Sotto il Monte), Mario Cuminetti (Bergamo), Schiralli, Abramo Levi. Quell’incontro raccoglieva e rappresentava una vera élite dei preti conciliari scontenti dell’andamento del papato di Paolo VI. Se non sbaglio, sono tutti morti, dopo quasi sessant’anni da quell’incontro.
Nella conclusione dei miei appunti si parla di “proposte di contestazione”: fare un documento, agire insieme, approfondimento teologico e spirituale, libertà, rifiuto di tutto ciò che può convalidare il sistema, creare esperienze nuove, fuori dallo schema tradizionale. Dai miei appunti: Balducci: «Una certa dottrina di obbedienza non è altro che un capitolo dell’ideologia del sistema». Politi: «Sicurezza interiore e atteggiamento di libertà. Non temere rischi: gli anziani rischino per i giovani». Cuminetti: «Il documento resta azione interna al sistema, non lo contesta». Da notare il linguaggio tipico della contestazione, sia sociale, sia ecclesiale. (Enrico Peyretti)
Balducci – C’è una involuzione anticonciliare. Mettere in atto una presa di responsabilità, di contestazione contro questo fenomeno.
Turoldo – Nella Chiesa le persone non contano niente, meno di tutte conta il prete (es. le commissioni per i testi liturgici: un lavoro poi non utilizzato dai Vescovi). A Roma si prepara il Piave (Caporetto è il Concilio, per loro).
Balducci – C’è un’azione di sottogoverno (es. processo a Illich). Il Papa denuncia genericamente errori creando psicosi delle streghe, ma non ha formato la commissione centrale teologica. Il S. Ufficio continua a funzionare come prima. Occorre non accettare organismi superati dalla riforma. Non è il caso di obbedire quando i superiori non obbediscono.
Dini (Napoli) – Ursi [vescovo di Napoli] ha buone intenzioni, ma poco retroterra di pensiero, ed esitazione davanti alle conseguenze. Il problema è il clero largamente restio al Concilio. Non prendersela coi Vescovi, che sono frutto del clero.
Politi (Viareggio) – Lui e gli altri della Comunità del Porto fanno a meno della Curia, della congrua, della pensione, della mutua. Resta stima e rispetto per i Vescovi. I Vescovi sono gli uomini meno liberi, meno responsabili di fronte alla loro coscienza, e di fronte alla gente. I preti non saranno diversi finché non camperanno del loro lavoro [Politi è il decano dei preti operai]. Occorre creare delle novità vere, delle rotture.
Acchiappati – È ottimista.
Turoldo – Sottolinea il problema dei preti.
Borgo (Udine) – C’è una concezione temporalista: alberghi per le famiglie cristiane, strutture sostenute dalla regione, con dissesto economico; frattura nel clero, ma purtroppo a livello politico. Su 17-18 ordinandi solo 4 non hanno rifiutato l’ordinazione. Vanno a lavorare in Svizzera.
Ellena – L’indirizzo educativo è deficiente. Occorre organizzare una contestazione creativa, numerosa, contro un potere nella Chiesa che si mantiene scegliendo solo persone simili, “sicure”. Non possiamo continuare a deludere i giovani. Il linguaggio è incomprensibile, perché non è tratto dalla realtà.
Socci (Firenze) – C’è ricerca di esperienze nuove (lavoro, comunità) da parte dei preti. C’è difficoltà ad un dialogo sincero sereno col Vescovo. Spero che proposte serie e concrete possano essere accettate.
Zanella – Appena ci si muove con una proposta viva, i giovani partecipano. Nella Facoltà Teologica di Milano, nulla di nuovo sul piano dei contenuti. La riforma degli istituti religiosi è molto frenata.
Balducci – Occorrono riforme nella vita, oltre che nelle istituzioni.
Turoldo – È la Congregazione dei Religiosi che blocca, non tanto gli ordini.
Balducci – Gli Ordini hanno assimilato il peggior giuridicismo, resteranno tagliati fuori nel rinnovamento. Il loro reclutamento è sempre più scadente.
Cuminetti – Non è più possibile il dialogo con la Gerarchia attuale, ma anche con la prossima generazione di vescovi.
Schiralli – È vero, Roma rifiuta il Concilio, ora vuol fare la rimonta, ma non hanno idee, solo potere. I giovani avranno ragione.
Do – Questa istituzione è morta, come la Sinagoga. Libertà interiore, cercare immagini nuove del sacerdozio.
Balducci – C’è una reazione anticonciliare, che approfitta della diminuita efficienza del Papa. Il fatto Lercaro: ha obbedito contestando i metodi così pagani con cui era stato licenziato: sono state finte dimissioni, mente invece ha detto: «Mi è stato detto: va’». In questo quadro c’è la protesta dei giovani, che è il fatto di questo tempo. In America c’è una “chiesa del sottoscala”, senza più rapporto con la Chiesa-apparato. In Italia: l’episodio di Trento, di Roma (processo Fabbrini)
Zanella – La dichiarazione di Bugnini[1] (due settimane fa): si può fare omelia dialogata durante la Messa. Che significato può avere per il futuro della Chiesa la contestazione? Come possiamo noi usare la contestazione. seria, precisa, efficace? Esempio: sulla sentenza della Corte di Cassazione su vilipendio della religione, scrivere ai Vescovi.
Cuminetti – Università Cattolica: prescindono dall’istituzione Chiesa- Gerarchia, rifiutata perché non è più ministero di unità. Il problema Dio e Gesù Cristo: toccati dalla contestazione.
Balducci sottolinea: è la scopertura teologica che porta a questo.
Do – Anche il clero ha bisogno di essere nutrito, nel rude cambiamento in atto.
Cuminetti – È in preparazione una rivista per clero “Servizio della Parola” (Della Torre, Gino Stefani, Cuminetti).
Levi – Non è contestata la comunità ordinata con un capo, un ministro: è solo questo sistema di oggi che è contestato. Non è solo una necessità sociologica, ma la stessa necessità di Gesù Cristo che convoca la Chiesa.
Politi – Non conosce direttamente il fenomeno, che è formidabile, attraente, demolitore. Non si può costruire se prima non si demolisce, anche nella Chiesa. Tolto tutto, resta Gesù Cristo, che mi interessa in modo radicale, assoluto. È una via di liberazione, sgombra il terreno. Occorre serenità e pace. Non capisce invece quale apporto positivo possono dare, cosa vogliono. Dubita dei miti correnti. Crede nel positivo che può dare il cristianesimo. Sui metodi: crede sempre più alla violenza perché il cristianesimo non si fa credibile nella Chiesa. La “violenza” cristiana è la forza di Cristo, ora affogato negli orpelli. La Chiesa ha conservato il Vangelo parola per parola, ma non ha presentato Cristo al mondo in tutta la sua forza.
Turoldo – C’è il nostro accordo sul valore positivo della contestazione. Una inchiesta in Francia: 80/90% dei giovani sotto i 25 anni rifiutano la Chiesa come segno di Dio, non sono scettici religiosamente. Rifiuto della ricchezza; impegni di servizio; rinnovamento della famiglia. Gruppi spontanei (25.000 persone). Insomma: la ricerca di valori umani. La Chiesa, il prete ritrovi umanità, sia umanamente segno di unione, colui che si apre per primo, in nome degli altri, alla Parola di Dio, sia inventore di vita quotidiana: non umanesimo, ma novità di vita.
Un intervento – La contestazione agli attuali rapporti umani, anche nella Chiesa: il prete non vive nella comunità, non ha le responsabilità di famiglia, di lavoro. Così la Chiesa si estranea al mondo
Do – Come la Resistenza, questa contestazione la si può vivere fortemente, con ebbrezza, ma senza impegno interiore, senza crescita interiore. Antidoto è la lettura di Gandhi, purtroppo rifiutato dal movimento studentesco.
Balducci – Il problema nuovo e grosso è quello delle strutture, non affrontato da Gandhi; la non-violenza deve acquistare efficacia, inventare forme non-violente veramente efficaci.
Dini – Con l’esperienza di insegnamento della religione in una scuola superiore, con i contatti con giovani non credenti: credono in Dio, nella divinità, ma ignorano Cristo. È contestazione alla Chiesa, ma non evangelica, non di fede. Dobbiamo renderci conto che la Chiesa è minoranza. Il prete cerchi nel contatto con la realtà umana il suo ruolo spirituale.
Pratesi – Contestano la Chiesa centrale che emana direttive alle succursali. Fare leva sulla chiesa locale.
Cuminetti – La dialettica carisma-istituzione è segno di vitalità. Nella società futura non ci sarà contestazione alla Chiesa (non più separata), ma contestazione al modo di vivere, con la carità, col ministero di riconciliazione. Il vero problema è la Chiesa nel mondo.
Balducci – Il fenomeno è formidabile. Bisogna coglierne ciò che è valido. Esso tocca la Chiesa per demolirne la ricchezza.
Proposte di contestazione
Balducci – Una certa dottrina di obbedienza non è altro che un capitolo dell’ideologia del sistema.
Turoldo – Fare un documento: 1) di denuncia di metodi contrari al rispetto della persona; 2) di rilievo di fatti dolorosi (Lercaro, La Valle, Illich, Küng, Balducci); 3) sul non funzionamento di strumenti necessari come la commissione teologica centrale; 4) per migliore rapporto istituzione-carisma, per la libertà della Chiesa dal sistema[2]. Tenere il contatto fra noi: di fronte a fatti chiaramente inaccettabili dissentire tutti insieme; P. David farà da segretario; essere dalla parte di chi subisce violenza, agire in difesa del fratello ingiustamente accusato, comunque pensi.
Politi – Si offre di fare un giornaletto mensile di notizie. Tenere contatti personali con i contestati. Ci vuole sicurezza interiore e atteggiamento di libertà. Non
temere rischi: gli anziani rischino per i giovani.
Cuminetti – Il documento resta un’azione interna al sistema, non lo contesta.
Ellena – Una metodologia aggressiva: informazioni; metodologia di approfondimento e di comunicazione
Dini – Nella carità, perciò rispetto della persona, non ipotizzare la malafede, non ignorare la buona fede. Con senso storico: il problema dell’efficienza concreta dei metodi, non farsi catalogare come “comunistelli”.
Lupi – Non è più il caso di temere questi timbri se si agisce insieme.
Borgo – Non crede nell’efficacia di lettere, articoli. Crede in realizzazioni fuori dallo schema tradizionale (es. comunità nuove).
[1] Era il monsignore incaricato in Vaticano dell’attuazione della riforma liturgica.
[2] Cfr. Von Balthasar: «inerme esposizione della Chiesa al mondo» come sintesi del Concilio






