Alla fine, Emmanuel Macron ha avuto ragione. Il 9 giugno, la sera delle europee, quando i partiti di estrema destra avevano ottenuto il 40% dei voti, dopo due anni di incerta e faticosa gestione di un governo senza maggioranza, ha annunciato ai francesi che toccava a loro decidere: “Ho stabilito di rimettere nelle vostre mani, con il voto, la scelta del nostro futuro democratico”. L’indomani dell’annuncio di scioglimento del Parlamento, in Francia come dappertutto in Europa, i commentatori hanno tutti criticato il suicidio assistito del suo partito e la consegna delle chiavi del potere all’estrema destra, in un Paese pilastro dell’Europa.
Non sarebbe stato meglio riconoscere che lo statista, invece di ricorrere a trucchi regolamentari per tenere in piedi un governo minoritario e un partito-non-partito (infatti di un movimento si tratta), ha restituito ai cittadini il potere/dovere di prendersi la loro responsabilità? I risultati si sono visti subito. Appena quattro giorni dopo tutti i partiti di sinistra si riunivano nel Nouveau Front Populaire con un programma comune. Non succedeva da 88 anni (1936)! I Repubblicani (eredi del general De Gaulle) si spaccavano in due: il loro presidente mettendosi sotto l’ala dell’estrema destra, gli altri correndo da soli rifiutando la coalizione. Il mondo cattolico, anticamente conservatore e ormai numericamente attratto dalle sirene anti-islamiste di Marine Le Pen, è stato estratto dal suo torpore dal grido eroico “Non, c’est non!” (“diciamo no all’odio!”) proclamato dalle pagine di Témoignage chrétien, a cui abbiamo dato ampio spazio nelle scorse settimane. Last but not least, al primo turno delle legislative, il 30 giugno 2024 (neanche tre settimane di campagna elettorale) il partito largamente perdente è stato… il partito astensionista: solo 33%, in calo di 20 punti percentuali rispetto alle legislative del 2022 e di 15 punti percentuali rispetto alle europee.
Non mancherò di sottolineare ancora una volta i meriti del sistema elettorale francese: uninominale maggioritario a doppio turno con ballottaggio bi/tri-laterale. Esso obbliga il cittadino ad assumere la responsabilità della scelta dell’eletto nella circoscrizione, spesso imponendogli di optare per il meno peggio. Tocca al cittadino decidere, la Francia non è paese per inciuci o per chi non vuole sporcarsi le mani.
Il risultato (ancora una proiezione di ripartizione dei seggi, al momento in cui sto scrivendo) è una lezione di democrazia: il Nouveau Front Populaire otterrebbe la maggioranza relativa all’Assemblée Nationale; Ensemble – la coalizione di Macron – il secondo gruppo più numeroso di deputati; l’estrema destra (Ressemblement National + Reconquête) starebbe in terza posizione. Nessuno ha la maggioranza assoluta. Ecco il punto debole: la Francia, dalla costituzione della 5ème République nel 1958, ha conosciuto delle “coabitazioni” (Presidente di un partito e Primo Ministro del partito avverso), ma mai delle coalizioni tra partiti di diversa collocazione che si mettono d’accordo su un programma, come invece è tradizione in Germania.
[A titolo strettamente personale mi auguro che questa sera Emmanuel Macron telefoni a François Hollande – che ha avuto l’umiltà di presentarsi candidato parlamentare, lui già Presidente ed è stato eletto al secondo turno in Corrèze – e gli proponga di costruire una coalizione di centrosinistra NFP/Ensemble].
Una volta scesa l’adrenalina per lo scampato pericolo, dovremo, con onesta coscienza, interrogarci e interrogare i 10,6 milioni di cittadini che hanno votato per Jordan Bardella o Marion Marechal Le Pen. In metropolitana, guardare i tre seduti a fianco, e dirsi che almeno uno ha votato così!
Così come? Estraggo dalla prima pagina del programma di RN: Abolire lo ius soli per il diritto di cittadinanza; Sostituire l’assistenza medica per gli immigrati con un accesso selettivo al Pronto soccorso; Riservare gli assegni familiari ai soli puri francesi; Istituire una priorità nazionale, riservando ai soli cittadini francesi, e non a quelli con doppia nazionalità, l’accesso agli impieghi nella pubblica amministrazione, nelle aziende controllate dallo stato e fornitrici dello stato; Accelerare significativamente la costruzione di posti supplementari nelle carceri; Stabilire la presunzione di legittima difesa per la polizia; Fissare pene minime incomprimibili per i recidivi e chi aggredisce un pubblico ufficiale.
Alors NON c’est NON! Il dovere non è finito con la scheda infilata nell’urna. Non ci possiamo accontentare di avere vinto ai rigori. Non possiamo sederci in poltrona e criticare saputamente i compromessi del Governo. Da oggi anche noi facciamo la nostra parte. E lo diciamo, a proposito o a sproposito, ogni volta che se ne presenta l’occasione: noi no! Non vogliamo quella società lì, non vogliamo quella Francia lì!






