Quando Azdyne Amimour (padre di Samy, uno dei terroristi islamisti del Bataclan) telefonò a Georges Salines (padre di Lola, una delle vittime del Bataclan il 13 novembre 2015) per chiedergli di incontrarlo, il padre di Lola gli fece questa domanda: «Perché?». L’uomo, di origine algerina, rispose: «Perché anche io mi sento una vittima rispetto a mio figlio».

Roseline è la sorella di don Jacques Hamel, assassinato a 85 anni con 48 coltellate da un islamista diciannovenne durante la messa del mattino il 26 luglio 2016. «Sarebbe stato così facile a 76 anni lasciarmi morire piuttosto che vivere questo dolore indicibile – confida – invece mi sono chiesta: “Chi può soffrire più di me?” Ho iniziato a pensare alla madre di questo giovane che aveva preso la strada sbagliata. Pensavo: “Oh mio Dio, che fardello di colpa deve portare, poverina!”. Volevo incontrarla».

A Gaëlle M., nella platea del Bataclan, le pallottole dei kalashnikov hanno preso il padre di suo figlio, un braccio e metà del viso (54 operazioni, e non è ancora finita). Dei laboratori di resilienza che anima in carcere Gaëlle dice: «Sono le mie bolle di umanità. In parallelo con la mia ricostruzione fisica, mi aiutano a riparare i legami con la società, tutta la società, anche quella dei colpevoli». E dell’incontro che ha avuto in prigione con un miliziano dell’Isis incarcerato al rientro in Francia dalla Siria, riferisce: «Ho visto che aveva delle emozioni, e che era un essere umano. È anche questo che stavo cercando, credo. Ciò che mi sorprende è che sembrava davvero sincero. Penso di saper percepire una vera sincerità, una vera trasparenza. E infatti ho visto un uomo, un uomo che ha percorso del cammino. Ho l’impressione di aver ripreso il controllo della mia vita, di non esser più solo quella che subisce, di essere io quella proattiva, di essere io, tra virgolette, a impugnare le armi. Vale a dire, sono io che parlo, sono quella che fa le domande, e mi sento bene. Perché dieci anni fa, sdraiata a terra nella fossa del Bataclan, non era così. Mi piace pensare che le mie armi siano le parole».

È con queste testimonianze che la rete di stato francese (France TV) ha scelto di lanciare le commemorazioni della drammatica stagione degli attentati islamisti del 2015, e in particolare quelli della notte del 13 novembre, che falciarono 130 morti. Insieme a una fiction che riprende i racconti, pubblicati in ormai numerose memorie disponibili in libreria, di sopravvissuti e testimoni. Racconti individuali di sofferenza fisica e psichica, in cui domina il trauma indicibile del vissuto e del veduto. Trauma dei sopravvissuti, dei soccorritori e degli uomini delle brigate speciali che hanno neutralizzato i terroristi, nell’assalto al Bataclan, al supermercato kasher della Porte de Vincenne, alla stamperia di Dammartin-en-Goële (nella periferia nord di Parigi). Trauma in cui, tra l’altro, colpiscono parole che ricordano quelle dei sopravvissuti e dei liberatori dei campi di sterminio nazisti. Parole che non riescono ad uscire, a superare la porta blindata in cui è stato rinchiuso l’orrore del vissuto e del veduto.

Anche io che scrivo devo farmi forza. Superare la paura, sepolta, di quella notte, forse la più lunga della mia vita. Soprattutto i primi cinquanta minuti, a chiamare e richiamare la figlia Francesca, in visita da noi e uscita a cena con un’amica, che non rispondeva al telefono mentre la banda rossa dello schermo aggiornava il crescendo di terrore e morte, mentre incalzavano le immagini di corpi mitragliati ai tavolini dei ristoranti. Poi saperla a 350 metri da uno di quelli – La Belle Èquipe, 21 morti –, supplicarla di non muoversi, di dare l’allarme a clienti e proprietari. Scambiare pochi messaggi con lei nascosta nelle cantine, il telefono che si scaricava. Ricevere il messaggio di un passaggio in auto per rientrare, ma non sapere in quanto tempo. E vegliare sul suo sonno alle quattro del mattino, come miracolati.

Biblio e sitografia
Georges Salines – Azdyne Amimour, Il nous reste les mots, ed. Robert Laffont, Paris 2025
Samuel Lieven – Roseline Hamel – Nassera Kermiche, Sœurs de douleur, ed. XO, Paris 2025
https://www.franceinfo.fr/faits-divers/terrorisme/attaques-du-13-novembre-a-
paris/victimes-des-attentats-a-paris/il-nous-reste-les-mots-le-dialogue-bouleversant-
entre-le-pere-d-une-victime-et-celui-d-un-terroriste-du-bataclan_3777233.html
https://france3-regions.franceinfo.fr/normandie/seine-maritime/temoignages-assassinat-
du-pere-hamel-le-recit-bouleversant-de-la-s-ur-du-pretre-et-de-la-mere-d-un-des-
terroristes-3116092.html
https://www.france.tv/france-2/envoye-special/7631879-10-ans-des-attentats-du-13-
novembre-un-mal-pour-un-lien.html#about-section

Foto

https://www.rsi.ch/info/mondo/13-novembre-2015-la-notte-in-cui-il-terrore-travolse-Parigi–3266984.html