Rosy Bindi al Corso Studi Cristiani (24-27.8.23) ad Assisi ha detto tra l’altro: «È bestemmia dire che i cattolici sono vestali del moderatismo. Però nella Democrazia Cristiana ci sono state luci e ombre: non c’è stata l’accettazione completa, da parte di tutti, del modello democratico. Invece, programma dei cattolici sia solo la Costituzione, la democrazia sostanziale. Si propongono oggi al voto facce di personaggi, non partiti con idee e programmi. A proposito del libro di un generale che parla di «diritto all’odio»: c’è oggi in politica una “ortodossia bellica”: passiamo dai capitani di azienda ai capitani di ventura! Nell’ultima finanziaria è diminuita l’Iva sul commercio delle armi. Papa Francesco è oggi l’unica autorità politica nel mondo, pur parlando solo di vangelo».
La testimonianza di don Milani è la scelta di Cristo, e immediatamente la scelta dei poveri. Che è la scelta della pace, perché pace è il diritto dei poveri: dei ricchi è la guerra, dei ricchi di superbia, ferocia, stoltezza. Non vogliono la pace perché demolisce l’impero dei prepotenti, senza far morire nessuno, ma liberando chi resiste alla guerra col disobbedire e frustrare la violenza, senza imitarla e riprodurla all’infinito. Non c’è alcuna rivoluzione liberatrice dove c’è violenza rivoluzionaria. Programma dei cristiani è la profezia di Maria: «… rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili».
Pace, cioè “insieme con giustizia”, oggi vuol dire il pianeta, tutti i popoli, non alcuni, non poli dominanti, non la geopolitica che impera, e si serve dello stragismo bellico per imperare, con l’ipocrisia delle armi giuste contro le armi ingiuste, quando ogni uccisione e distruzione è ugualmente ingiusta. Tutto è ingiusto con le armi omicide, sia l’aggressione bellica, sia la difesa bellica, che conferma il governo della morte. Affida il diritto alla morte armata chi non ha fede nella capacità umana di resistere e disobbedire al male senza ripeterlo, col coraggio del vivente. Quando Tolstoj tornò al vangelo, ne lesse il cuore in quel «non opporsi al male col male», Matteo 5,39.
L’umanità è ormai unica, unica è la sorte di tutti. La guerra è nemica di chi la patisce come di chi la fa, e ne trae profitto, crudele profitto. La guerra è ormai impossibile, è suicidio planetario. Alcuni, suicidano noi tutti. Come, dopo il 1945, sapemmo, in Italia più che altrove, concepire nella Costituzione la pace come obbligo politico, così oggi deve avvenire nel mondo: la guerra non è «continuazione della politica» (von Clausewitz), ma uccisione della politica, perché uccide la convivenza delle differenze, insieme alle vite umane ridotte a strumento delle armi.
Vuole la pace come “verità della politica” chi ha umanità, e i cristiani cercano l’umanità di Cristo, o non sono cristiani. Occorre una costituzione mondiale di pace, che ripudia la guerra. Nulla di meno. E una politica planetaria che «riempie i granai, e svuota gli arsenali» (Sandro Pertini, presidente), che fabbrica scuole e case, ospedali e accoglienze, e non costruisce più armi, per «disimparare l’arte della guerra» (profeta Isaia), e imparare l’arte del vivere insieme tra differenti, facendo tesoro delle differenze: infatti, la politica non è altro che l’arte di vivere, invece di uccidere per dominare; di vivere insieme nelle preziose diversità umane.
Don Milani vedeva che la politica è «sortirne insieme», ed è il «problema di tutti». Oggi lo diciamo insieme a Francesco: “Fratelli tutti” e “Laudato si'”, per la terra da salvare e custodire.
«Opus iustitiae pax», profetizza Isaia: la pace è frutto della giustizia. Ma anche la giustizia è frutto della pace. I due valori si rispecchiano, in relazione circolare. È giustizia solo quella ottenuta con mezzi giusti, nonviolenti. Se è vera la Pace con mezzi pacifici (titolo dell’opera fondamentale di Johan Galtung), è pure vera soltanto la “giustizia con mezzi giusti”. La nonviolenza positiva, la «forza della verità» (Gandhi), è fondamento e costruzione della pace, ormai unica e sferica, indivisibile, come il pianeta in cui siamo nati, nel quale, come nella sfera, ogni punto porta all’altro.
La non violenza è antifascismo, e l’antifascismo è antiviolenza, anti-odio. Perché il fascismo eterno è l’esaltazione dell’odio e della violenza, del maschilismo antifemminile, dell’esclusione o sottomissione dell’altro, del nazionalismo che viviseziona l’umanità, e identifica la vita nel combattere, nell’obbedienza alla guerra. Il fascismo è chiusura in se stessi, è quando un popolo si fa unico e superiore, cioè stupido. Per essere umani, persone di pace, occorre ripudiare il fascismo, sia quello storico, del ‘900 non ripudiato, sia quello che cova in ogni miseria dello spirito, pericolosa a sé e agli altri. E occorre onestamente guardarsi dal virus del fascismo che può infettare ognuno di noi. Oggi tornano folate di malodore fascista, in vesti nuove, nuove maschere del vecchiume, che non vuol sapere del male compiuto, che nega la memoria dei delitti e dei dolori. Opporsi al fascismo è possibile solo ritrovando la comune umanità, in sé e negli altri. Dove troviamo veri positivi antifascisti? Ci sono, ma l’attenzione pubblica è disorientata. Cominciamo noi, cominci ciascuno da se stesso, io da me.





