Per la spettacolare elezione papale migliaia di persone  in piazza San Pietro con 500 giornalisti (si parlano innumerevoli lingue) e telecamere da tutto il mondo in un delirio collettivo da Conclave social. Qual è il fondamento storico o teologico? Il mondo cattolico crede che lo Spirito aleggi nella Sistina, tra gli affreschi di Michelangelo nonostante le sibille ed un bacio omosessuale; i cardinali invocano lo Spirito e proclamano di godere della sua assistenza. Sono convinti che il papa lo scelga Dio stesso (scritto in vari quotidiani); ma il più preciso è stato il card. Jean Paul Vesco che avverte: «Lo Spirito santo ha già deciso, ma noi non siamo ancora pronti» (su “Avvenire” del 4 maggio in prima pagina): 4 giorni prima del conclave.

Bruno Vespa nella trasmissione “A porta a porta” ha detto che il conclave è una partita a poker, ha cioè insinuato che bisogna intuire le carte nascoste (i voti) che ha in mano la controparte (avversario), agendo di conseguenza, anche bluffando, per poi rilanciare al momento giusto il proprio candidato. Ma lo Spirito santo non gioca a poker!

Si era soliti in passato chiamare il pontefice “vicario di Cristo”: ma basta guardare alla storia dei papi per rendersi conto della sua assurdità. È comprensibile che, date le sue reminiscenze catechistiche, lo abbia chiamato “vicario di Cristo” il nostro Ministro degli esteri Tajani a “Porta a Porta” del 22 Aprile; ma è gravissimo che l’abbia fatto il card. Gerhard Ludwig Müller, che guidò l’ex sant’Uffizio: «questa missione personale che viene da Gesù di essere il vicario di Cristo sulla terra» [sul “Fatto quotidiano” del 1 maggio, p. 6]. Ma è notevolmente sub iudice anche il fatto che sia successore di Pietro, checché ne dica sempre l’ex prefetto della dottrina della fede Müller in “La Verità”, 30 aprile p.13: «Il nuovo papa sarà il successore di Pietro, non del suo predecessore» (Francesco). In primis è tutto da dimostrare che Pietro sia stato il vescovo di Roma, e men che meno in modo totalmente anacronistico che sia stato il primo papa. Paolo scrive la lettera ai romani intorno al 57 d. C.; orbene alla fine saluta una trentina di persone [uomini e donne] ma non saluta Pietro? Pietro dov’era in quel tempo?

È inoltre una mistificazione il suo ruolo di leader unico nella comunità primitiva: Giacomo, il fratello carnale di Gesù [con buona pace di Maria sempre Vergine], negli Atti ha un’autorità pari se non superiore a Pietro. Probabilmente per questo motivo, per rafforzare la posizione traballante di Pietro, la comunità petrino-matteana (in Siria) ha creato la leggenda di Mt 16,18: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa»; ma Gesù non ha mai pronunciato tali parole, nonostante l’affermi sempre il card. Müller: «dare testimonianza del vangelo secondo le parole di Gesù sul primato di Pietro» (sempre sul “Fatto” del 1 maggio p.7).

Un sacro gerarchico non cristiano. «Uno solo è il vostro maestro, il Cristo, e voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8): per Gesù non deve esserci alcuna gerarchia, e men che meno un monarca assoluto, ma neppure 12 gerarchi (mai istituiti dal Gesù storico), od oggi nel conclave 133 “principi” tutti maschi vecchi, senza nessuna presenza femminile. Quindi il papato non ha alcun fondamento né nel NT né nella chiesa primitiva; è una costruzione mitica di gran lunga posteriore.

Ma proprio perché mitologica, attrae la copertura mediatica mondiale: non si tratta (tanto) del vescovo di Roma o del capo della chiesa cattolica, bensì il Sommo Pontefice rappresenta l’incarnazione del sacro per buona parte del mondo, in pratica un semi-dio; appunto “il dolce Cristo in terra”, come lo chiamava Caterina da Siena (sul quotidiano “Il Fatto” del 1 maggio p. 11).

Si spiega così perché (quasi) tutti abbiano inneggiato al papa defunto, siano stati in ansia eccitata per l’elezione del nuovo, con successiva ovazione del neo-eletto. Il mondo intero ha guardato al tetto della Sistina; in molte TV, pur scorrendo i programmi previsti, compariva lateralmente un riquadro fisso che ritraeva il comignolo in attesa della fumata.

Tutto ciò sembra presupporre una fede cristiana “mondiale” ancor ampiamente diffusa e praticata; ma forse significa invece esattamente il contrario: i miti papali spettacolarizzati hanno svuotato il cattolicesimo romano di ogni proposta autentica di fede, la quale è stata “strozzata” nella polis religiosa (la religione civile, con la presenza dei capi di governo sia per i funerali del papa defunto che per l’incoronazione del nuovo) quale contraffazione idolatrica del cristianesimo.

Infatti «Il vicepresidente Usa Vance [connazionale del papa] è l’incarnazione del modo di essere cattolici senza essere cristiani» (Tommaso Montanari sul “Fatto” del 1 maggio a p. 11).

Le impegnative istruzioni di Gesù nel discorso della montagna, ossia il grande discorso sull’amore col porgere l’altra guancia ecc., sono derubricate a semplici paradossi più o meno stravaganti da non prendere sul serio.

Il Leone all’attacco. Il papa ha studiato diritto canonico all’Angelicum di Roma; in riferimento alla Rerum Novarum («Delle cose nuove») di Leone XIII, la prima vera enciclica sociale del 1891 (sulla giustizia, lavoro, diritti e giusta paga degli operai ecc.), ci sarà da parte sua  un’attenzione ai problemi sociali e alla pace. Ma non ci sarà da aspettarsi nulla di nuovo in campo teologico-ecclesiale: ha iniziato il suo ministero con un’indulgenza plenaria (500 anni dopo la riforma, sia per i presenti in piazza che per quelli connessi tecnologicamente; la grazia… vola oggi sulle onde dell’elettromagnetismo).

Ma soprattutto il secondo giorno [un debutto preoccupante] ha subito sferrato l’attacco con due frasi lapidarie [criticate anche da V. Mancuso sulla Stampa del 10 maggio]: (1) «Ridurre Gesù a super-uomo, a leader carismatico, è ateismo di fatto» e proseguendo nella stoccatina agli atei-agnostici: (2) «La mancanza di fede porta spesso con sé drammi» [perdita del senso della vita, gravi violazioni della dignità della persona, crisi della famiglia…: El sciùr Prevòst (prevosto, parroco nei dialetti padani) farebbe meglio a pensare ai drammi degli abusi sessuali di ecclesiastici credenti].

La prima è impropria perché negare la divinità di Gesù significa negare l’incarnazione di Dio, ma non necessariamente l’esistenza sua o della Trascendenza. Se andrà a Nicea per i 1700 anni dal concilio del 325, “apprenderà” che Ario, pur negando la natura divina di Cristo, non era ateo; esattamente come Newton e Gesù stesso nel “micidiale” Marco 10,18. La seconda non è solo chiaramente reazionaria, bensì offensiva nella sua squalifica dei non-credenti; se l’è presa con quelli che denigrano la fede, e poi fa altrettanto con gli atei e i presunti effetti negativi della loro non-credenza.

Invece senza Dio, senza riferirsi a Lui, l’uomo può vivere bene, pensare rigorosamente e agire con responsabilità. Gli innumerevoli e spaventosi esempi contrari non traggono necessariamente origine dall’irreligiosità delle azioni corrispondenti; senza dimenticare che tanti delitti sono stati compiuti nel nome di Dio e della fede. 

Non ci sarà quindi nessuna cultura cristiana radicalmente trasformata (soprattutto rinnovata nel linguaggio) per far fiorire la nuova evangelizzazione, per afferrare il passaggio del regno di Dio e ritrovare la strada della fede evangelica.

Nel film Conclave il cardinale in pectore di Kabul [immaginato di origine messicana] che ha già svolto in precedenza il ministero in Congo e a Bagdad vedendo centinaia di morti cristiani e islamici, accusa i suoi confratelli di piccineria e meschinità poiché pensano solo a Roma, all’elezione, al potere: «Ma la chiesa non è questo! La quale non è né la tradizione, né il passato, bensì quel che faremo d’ora in avanti».

Foto: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/05/11/primo-regina-caeli-di-leone-xiv-mai-piu-guerra.-il-papa-riapre_f26102ea-3874-4421-baf3-1790a0534373.html