Pubblichiamo per condividerlo la traduzione dell’editoriale del 19 giugno del settimanale «Témoignage chrétien», scritto dalla sua direttrice, Christine Pedotti. Esso è stato scritto prima dell’attacco Usa all’Iran.
Javier Milei, il presidente argentino che ha fatto campagna elettorale con una motosega, ha appena completato un tour in Europa, da dove ha indetto una sorta di raduno internazionale di leader di estrema destra. Elon Musk, come ricorderete, ha ritenuto opportuno esibirsi con la stessa motosega a un incontro dell’estrema destra americana.
Ma, ahimè, la politica della motosega non si limita a pochi artisti da cartellone; si sta diffondendo a tutti gli ambiti della politica mondiale. In California, Donald Trump sta inviando la Guardia Nazionale contro presunti rivoltosi, ma soprattutto, contro ogni stato di diritto e contro la volontà del governatore Gavin Newsom. Vladimir Putin sogna ancora di intaccare la sovranità dell’Ucraina e di restituire il Paese a una Russia “madre”, che è però una matrigna. Benjamin Netanyahu, in Israele, sta usando la stessa violenza contro Gaza e la sua popolazione affamata e senza sangue.
E poiché niente, nessuna autorità morale, nessuna regola internazionale sembra più trattenere nessuno, lo stesso Netanyahu ha appena lanciato una guerra contro l’Iran per distruggere, se non sul nascere, almeno prima che esca dal nido, la capacità di Teheran di produrre armi nucleari.
Bisogna ammettere che nessuno immagina con serenità di vedere armi nucleari nelle mani del regime oscurantista e autoritario dei mullah, che hanno giurato esplicitamente la caduta di Israele e il suo annientamento dalla faccia della terra. Resta il fatto che la politica del fatto compiuto che caratterizza Israele non ha lasciato scelte al suo alleato storico, gli Stati Uniti. È la logica della motosega: se il tuo vicino abbatte un albero tra la sua casa e la tua contro la tua volontà, anche se avessi ragione, è troppo tardi.
Cosa si può fare contro queste brutali forme politiche? La vecchia Europa, che ha sofferto guerre di violenza inaudita sul suo suolo, ha ora scelto di procedere con lentezza e cautela. Viene derisa; la si definisce inefficace, litigiosa e immobilista. Le sue norme, i suoi regolamenti, i suoi contro-poteri di controllo vengono criticati. Eppure, non dovremmo essere orgogliosi di questa civiltà invece di diffidarne? La politica dei piccoli passi non è forse preferibile a quella del passo da parata militare?
Christine Pedotti
Foto: https://www.huffingtonpost.it/rubriche/cose-dell-altro-mondo/2024/04/17/news/la_patente_del_motosega-15661314/





