Il documento National Security Strategy of the United States of America pubblicato annualmente contiene le linee guida della politica estera Usa. Quello del novembre 2025 (29 pag.) è il primo dell’attuale amministrazione federale sotto la presidenza di Donald Trump. Vi si trova un capitolo di due pagine e mezzo dedicato all’Europa, che vasta eco ha suscitato da questa parte dell’Atlantico, perché, in sostanza, sancisce la rottura americana dei rapporti finora intrattenuti tra i due principali attori dell’alleanza atlantica. I nostri lettori hanno certamente letto e/o ascoltato innumerevoli commenti, ma forse in pochi hanno avuto accesso al testo originale.
Le prime due pagine del capitolo intitolato Promozione della grandezza europea, sono un condensato del pensiero Maga [Make America Great Again] sull’Unione Europea. Per gli Usa di oggi (e di domani) l’Europa è incomprensibilmente e ostinatamente attaccata ai principii decadenti della democrazia e social-democrazia, ormai ripudiati dagli americani in modo da ridivenire la potenza del passato. La sezione (mezza pagina, alla fine del capitolo), che elenca gli indirizzi di politica estera americana, è quella che conta veramente per regolarci sulla politica futura degli Usa nei nostri riguardi. La lettura dei suoi 7 paragrafi non è difficile, e consente di comprendere l’onda di shock che ha investito la nostra sponda dell’Atlantico, chiaramente “mollata” dagli Usa.
Il messaggio è ancora più chiaro con una lettura diagonale dei vari punti. Proviamo a leggere di fila: «1. ristabilire condizioni […] di stabilità strategica con la Russia […] e […] 3. coltivare la resistenza all’attuale indirizzo dell’Unione europea all’interno delle nazioni sovrane europee». Che vuol dire: l’attuale condizione di debolezza dell’Europa deve essere sfruttata per spartire con la Russia le aree di dominio tra il Dniepr e l’Atlantico. A questo scopo deve essere ostacolata la politica dell’Unione europea per l’integrazione dei paesi membri in settori strategici (autonomia energetica, spazio e telecomunicazione, intelligenza artificiale, ecc.). Divide et impera!
Continuiamo l’esercizio: «1. ristabilire condizioni di stabilità all’interno dell’Europa […] e […] 5. rafforzare le nazioni sane dell’Europa centrale, orientale e meridionale attraverso legami commerciali, vendita di armi, collaborazione politica». Che vuol dire: come già fanno i Russi, gli Usa non devono avere scrupoli nella guerra di comunicazione sui social networks per favorire l’ascesa al potere dei movimenti di destra a tendenza dittatoriale in tutti i paesi europei attualmente sofferenti di instabilità democratica. Il sostegno (economico, militare, politico) ai nazionalismi dei paesi dell’est − dalla Polonia alla Croazia passando per l’Ungheria e giungendo fino in Bosnia, Serbia e Montenegro − ha come obiettivo di aumentare il loro peso nell’UE per indebolire la coesione politica dell’Unione.
E ancora: «2. Permettere all’Europa di stare in piedi da sola e operare come un gruppo di nazioni a noi allineate, assumendosi la responsabilità primaria della propria difesa, senza essere dominata da alcuna altra potenza avversaria… e … 6. Porre fine alla percezione, e prevenire la realtà, della Nato come un’alleanza in continua espansione». Che vuol dire: la potenza militare Usa è unicamente riservata ai propri interessi. Non ci saranno più alleanze che la obblighino a intervenire in difesa d’altri. L’Europa d’ora in avanti deve difendersi da sola, ma senza dipendere dalla tecnologia cinese (che per gli Usa è la sola “potenza avversaria”). La Nato è la prossima organizzazione che gli Usa si apprestano ad abbandonare.
Infine: «4. Aprire i mercati europei ai beni e servizi statunitensi … e … 7• Incoraggiare l’Europa ad agire per combattere la sovraccapacità commerciale, il furto di tecnologie, lo spionaggio informatico e altre pratiche economiche ostili». Che vuol dire: l’Ue deve smettere di ostacolare le Gafax americane con regolamenti che restringono la libertà di monopolio, di spionaggio, di condizionamento mentale, di diffusione di fake-news. Invece deve impegnarsi con gli Usa sul fronte della Cina, allineandosi sulle tariffe doganali e nella protezione dei brevetti, concentrandosi sul cyber-spionaggio e la difesa economico-commerciale dei settori strategici… per gli Usa.
Europa come unicum
L’intero capitolo dedicato all’Europa (pp. 25-27 del documento) ha un solo punto positivo, che merita una citazione a parte: vi si parla di Europa come un unicum, implicitamente riconoscendo la sua esistenza come entità politica e non solo geografica. Dice ciò che noi stessi facciamo fatica a vedere: l’Unione Europea è ormai nel mondo l’ultima e unica realtà geo-politica socialdemocratica. Un insieme di nazioni caratterizzate da un sistema democratico, con una vera separazione dei poteri e difesa del diritto di espressione (il solo fatto di votare non è sufficiente per qualificare una democrazia, anche in Russia si vota …). Un insieme di nazioni sostanzialmente omogenee nell’assicurare assistenza sociale ai malati, agli anziani, agli indigenti insieme al diritto allo studio (non conosco nessun altro gruppo di paesi al mondo che garantisca queste prestazioni, da parte dello stato, a tutti i suoi cittadini e a quelli degli altri paesi dell’Unione). È questa nostra unicità che fa dell’Unione Europea il nemico ideologico di tutti gli altri: delle grandi potenze continentali guidate da tiranni eletti con voto popolare – esattamente come in Grecia antica si eleggeva il tyrannos −, e delle nazioni integraliste guidate direttamente dalla parola del loro Dio di turno. Per Trump, Putin, Xi Jinping, Netanyahu, Khamenei, Modi, Milei, Goïta, Ahmed al-Charaa, ecc. e i popoli che li hanno scelti, l’Europa è un ventaglio di aggettivi dispregiativi che va da “debole” a “depravata”: debole perché non sarebbe capace di difendersi in guerra, depravata perché riconosce uguali diritti alle donne, agli omosessuali, ai diversi colori della pelle o fedi religiose.
«La guerra è in Europa…» ha detto Papa Leone XIV il 9 dicembre scorso. Una guerra che è armata in Ucraina, a sole cinque ore di carro armato dal confine sud-est dell’Ue. Ma è una guerra cyber-armata già nel cuore dei nostri sistemi: dal 2022, inizio dell’invasione russa in Ucraina, si contano oltre 300 cyber-attacchi a sistemi ospedalieri e sanitari in Europa, con l’inevitabile (e certamente voluto) strascico di morti. Ancora più insidiosa, efficace e letale è la guerra d’aggressione sull’insieme dei moderni media (il cd social-network), da parte di tutti i nostri nemici (americani, russi, cinesi, islamisti, sionisti, ecc.), che grazie all’implacabile sistema di algoritmi bombardano a tappeto qualunque individuo permeabile a messaggi antidemocratici, con lo scopo di sollevare al potere i nazionalismi pro-dittatoriali, che sgretoleranno la costruzione europea, affidando a uomini o donne “con le palle” il mandato di fare da soli.
Il mio impegno per l’Europa
In questo scenario, sento di dovermi ancor più impegnare, nei limiti della mia sfera di influenza, nella difesa dell’Europa.
Mi impegno a sostenere con il voto, e spiegare, a chi vorrà ascoltarmi, la pratica democratica del compromesso politico, baluardo contro l’antica e risorgente tentazione di affidarsi a un tyrannos quando il popolo si sente minacciato; a privilegiare l’informazione verificata da giornalisti seri e professionali, dubitare sistematicamente di quella fatta circolare sui social-network, e sempre verificare, risalendo alle fonti, prima di commentare.
Mi impegno a combattere ogni narrazione contraria a una maggiore integrazione europea, sola capace di difendere il nostro modello socialdemocratico: nel settore sanitario, come fu fatto in maniera esemplare durante il Covid; nel settore energetico, per raggiungere l’obiettivo dell’autonomia europea, che necessariamente coinciderà con l’obiettivo zero CO2; nelle tecnologie della comunicazione per liberarci dal cappio americano e cinese, e a difendere i nostri regolamenti che ne limitano la stretta; nella difesa militare, la cui integrazione europea diventi un simbolo forte di unione.
Mi impegno a fare opera di pedagogia per spiegare che la base economica su cui è stato costruito il nostro sistema sociale era un equilibrio giovani / anziani, sani / malati, attivi / assistiti in cui predominavano largamente i primi. Oggi quell’equilibrio non c’è più, anzi in certi casi è stato ribaltato. La sua difesa, dunque, richiede delle scelte coraggiose nel perimetro delle spese come del finanziamento, avendo in mente che il ricorso al debito riduce la nostra sovranità in favore dei creditori esterni.
Mi impegno a oppormi al disfattismo, e invece ad incoraggiare le giovani generazioni a credere nell’avvenire di una comunità continentale, priva − è vero − di risorse naturali e di velleità di potenza con cui minacciare il mondo, ma la cui ricchezza sta nell’intelligenza, creatività, umanesimo dei popoli che la compongono, determinati a difendersi contro chi volesse calpestare la loro libertà, le loro idee, la loro storia.
Chiudo con una citazione da «Témoignage chrétien» dell’11 dicembre scorso: «Le cose sono ormai chiare. L’Europa e i suoi valori universali e democratici, tesoro di secoli di scontri fratricidi e omicidi, sono diventati un bersaglio, perché vanificano la logica della forza preferendo legge, trattati e regolamenti. D’ora in poi, sappiamo cosa stiamo difendendo e cosa rischiamo di perdere: una certa idea di umanità, addirittura!».





