Bruno Quaranta, giornalista di cultura, intervista uomini e donne di fede. La copertina segnala gli incontri con Enzo Bianchi e Carlo Maria Martini, ma in tutto (alcuni già scomparsi) sono diciotto i camminatori «nel loro sentiero nel bosco», interpellati tra il 90 e il 2020 su La Stampa, le cui risposte sono raccolte in Liberi di credere. Interviste a protagonisti sulle strade di Dio (Interlinea 2023). Domande e risposte brevi, asciutte, con risonanze di grandi voci, di autori e maestri. Ne risultano testimonianze di cultura e di fede sapientemente sollecitate da Quaranta. Ognuno ha i suoi maestri che lo hanno messo sulla strada di Dio.

Sentiamo Giorgio Bouchard, il pastore valdese laureatosi con Pellegrino sulla dottrina della Risurrezione nei padri apostolici. Suoi padri prossimi sono Barth, Bonhoeffer, Dostoevskij.

Carlo Carena ci ha ridato Pascal, con Einaudi editore, e Agostino, Erasmo… e altri “cristiani crocifissi”. Paolo De Benedetti (lo avevamo ascoltato anche noi parlare della Bibbia e anche dei suoi amati gatti), si opponeva agli adoratori «dell’idolo metafisico e imperiale scambiato per Dio», perché gli è estraneo il Dio delle vendette, non il Dio dilaniato ad Auschwitz. Oggi sappiamo dove piange l’anima di Dio, dove abita il suo dolore: a Gerusalemme, al memoriale della Shoà. Chi vince definitivamente il male è il Dio impotente. De Benedetti predilige il Qoelet, il libro «di chi non riesce a credere in maniera tranquilla». Dio fa zinzum, si restringe, si esilia, lasciando l’uomo attonito.

Suor Giuliana Galli ha scelto la Piccola Casa della Divina Provvidenza: il Cottolengo, a Torino. Legge Giovanni: «Il Verbo si fece carne», ogni carne umana, e legge Isaia: «Ho scritto il tuo nome sul palmo della mia mano». Laureata in sociologia, opera nella mediazione interculturale, e il suo sociologo è papa Francesco, che giunge all’uomo attraverso l’Uomo, “infallibilmente”.

Arturo Paoli, vissuto oltre i cento anni, era partito per il mondo, perché si trovava “sradicato” nella chiesa politica di Gedda. Vicino alla Teologia della Liberazione, vive molti anni in America Latina. È scandalizzato da alcuni neo-cardinali a pranzo con Berlusconi «figura indegna». Fu Giorgio La Pira a svelargli i sentieri della mistica. Vorrebbe la psicanalisi nella formazione dei preti.

E poi il colloquio con Ravasi, biblista, cardinale, nutrito anche lui di letteratura. Ha imparato da Julien Green: «Finché si è inquieti si può stare tranquilli». Chi scrive fu a casa sua insieme a Turoldo: si capivano e si aiutavano nel riproporre la lingua viva dei Salmi. Ravasi vedeva in autori laici che la conoscenza spirituale non è solo nella ragione, ma su molte vie, dall’arte all’amore. È da cercare un equilibrio tra verità oggettiva e l’incarnazione della verità: essa è relativa a me, e il supremo tribunale è la coscienza. Sente da Julien Green: «Diventando cristiano cesso di essere cattolico», e interpreta: vuol dire che il cattolico può risultare ateo.

Ascoltando chi è libero perché crede in Dio

E così, molti altri colloqui serrati, vivi, con questi “liberi di credere”, a confronto con i temi aperti nella Chiesa e pure nella storia, nella cultura, anche nella politica. C’è Bettazzi, l’ultimo vescovo che fece il Concilio, sempre franco. Tra le cose serie, le sue famose barzellette, per non aggravare lo spirito. Una sulla differenza tra Pietro e Paolo VI: Pietro pescò 153 pesci, Paolo VI non sapeva che pesci pigliare.

Bettazzi ricorda che Montini frenò il Concilio su vari punti, anche se, prima di essere papa (lo seppi anch’io), prevedeva entro un decennio la riforma del celibato dei preti, che (prevede Bettazzi) «prima o poi» sarà superato. Sulla guerra, la Gaudium et spes non osa formulare una condanna totale. Lercaro, rimosso da Bologna, per aver parlato contro i bombardamenti Usa in Vietnam, avrebbe voluto come successore Dossetti, ma Paolo VI disse di avere già fatto «fin troppo» a mandare Pellegrino a Torino. E disse a Bettazzi che sarebbe stato attento a non mandare vescovi (come lui) da Bologna a Torino. E altri spunti: la sessualità è solo procreazione? Bisogna emanciparsi dal neoplatonismo, che oppone sesso e spirito.

Wojtyla gli disse: «Si fa presto a scrivere una lettera a Berlinguer quando non si è vissuto sotto i comunisti». Un tema caro a Bettazzi, sulla cultura, è che non sia solo orizzontale, a misura di scribi e farisei, ma viva la dimensione dell’intuizione, per aprirsi all’Assoluto e al prossimo.

Quaranta chiede a Bettazzi se la Chiesa dimentica la promessa della resurrezione. «Francesco è il papa della gioia, e quindi del terzo giorno», è la risposta. Questa intervista è del 2015: per Bettazzi il peccato della Chiesa è non aver attuato pienamente il Concilio. Da una parte bollato come “vescovo rosso”, dall’altra mai fatto cardinale. Disse a noi amici che un poco gli dispiaceva: sarebbe stato un segno per la linea che rappresentava. La secolarizzazione del cristianesimo ci ha fatto arrivare alla democrazia, che è la dignità dell’uomo espressa laicamente. L’auspicio è che anche l’islam faccia lo stesso cammino. Sui matrimoni dello stesso sesso citerà Tonino Bello: «Dio non è l’assoluto dell’individuo, ma l’assoluto della comunione». E supremo è il bene del bambino.

L’intervista con Eugenio Corsini, studioso dell’Apocalisse, che libera da ogni lettura millenarista, mostra Pellegrino, di cui è allievo, come «maestro di libertà», apprezzato dalla cultura laica per la libertà di ricerca. Per il cardinale Walter Kasper la misericordia è la migliore virtù della Chiesa: veda il lettore quale è il maggiore difetto, e il maggiore ostacolo all’unità ecumenica.

Adriana Zarri è «sentinella delle origini, custode della vita non genuflessa», ama i gatti, e quindi la libertà. Considera Cristo “maestro di libertà”. È eremita. Contraria alle indulgenze. La Chiesa è troppo ecclesiastica, non è laica: Cristo è modello di laicità.

Camillo De Piaz, protagonista nella Resistenza insieme a Turoldo; con lui partecipò, vestito da frate, al funerale di Pinelli. Nei libri sulla Resistenza rifulge l’aspetto militare, ma fu Resistenza anche quella di quanti rifiutarono di combattere nella Repubblica Sociale. Sulla Chiesa e la secolarizzazione, si veda la risposta precisa di De Piaz: desacralizzare non è dissacrare: Dio si fa uomo, si secolarizza.

Non ottiene molte parole, Bruno Quaranta, da Francesco Fuschini, il «parroco degli anarchici», e scrittore, a Porto Fuori, villaggio anarchico, ma ne schizza un bel ritratto. All’ultimo anarchico che non lo vuole al proprio funerale, farà un simpatico “scherzo da prete”.

Raniero La Valle porta una lunga esperienza di giornalismo, sul Concilio, sui papi di quel periodo, sulla politica. Il maggiore errore della Chiesa su Dio? Nel secondo millennio si è messa al suo posto! La verità biblica è che Dio vuole tutti salvi, anche i non battezzati. In Italia, l’uccisione di Moro ha impedito di pensare in modo lungimirante, mettendo insieme l’antropologia cristiana e quella marxista. Un credente sa che c’è la notte ma c’è anche l’alba.

Padre Bartolomeo Sorge racconta «la mia Chiesa tra Martini e Bergoglio». Il guaio di Martini era nutrirsi solo della Parola di Dio, vedere con gli occhi di Dio, non del diritto canonico. Non si deve svuotare la dottrina, ma affermare il primato della coscienza: «La Chiesa può formare le coscienze, non sostituirvisi». Paolo VI è stato più grande dei papi precedenti, non fu così Giovanni Paolo II. La profezia di Moro furono gli ideali cristiani tradotti laicamente. Sulla politica, Sorge ha imparato anche da Bobbio, Il futuro della democrazia. La divisione fra laici e cattolici non esiste più, l’ha archiviata il Concilio, ma permane in vari presuli e fedeli: ridurre la religione a ideologia è una stortura non ancora debellata. La Chiesa, per Sorge, non può dimenticare il suo depositum: la vita eterna non inizia con la morte, ma con la nostra vita. Il vangelo prediletto è Giovanni, dove più luminosa si rivela la divinità di Cristo.

La sfida del XXI secolo è forgiare un nuovo umanesimo. La differenza che conta è tra pensanti e non pensanti, come dicevano sia Bobbio, sia Martini. E il pensiero ha sempre una dimensione trascendente. Con questi cenni rinvio al piccolo vivo libro di interviste, cenni di prospettive di cui abbiamo sete e attesa.