Dopo due programmazioni saltate sulle reti RAI (la prima programmata per il 7 ottobre, la seconda per il 21 ottobre) il film è stato finalmente proiettato su RAI 3 il 15 novembre.

Masafer Yatta è un’area rurale palestinese che si trova in Cisgiordania meridionale, a sud della città di Hebron, nella cosiddetta Area C. Si tratta di un insieme di 12 villaggi e grotte naturali: un territorio di una trentina di chilometri quadrati abitato da una comunità di circa 2.800 palestinesi. All’inizio degli anni ’80, su suggerimento dell’allora Ministro dell’agricoltura Ariel Sharon e con l’intento da lui dichiarato di espellere dalla zona il maggior numero possibile di palestinesi, la zona fu destinata a poligono di tiro per l’esercito israeliano (c.d. firing zone) e quindi dichiarata non abitabile da popolazione civile.

I gruppi armati di coloni israeliani che con l’appoggio dell’esercito si attivarono per sgombrare l’area di Masafer Yatta dai residenti palestinesi incontrarono però la resistenza disarmata ma determinata della maggioranza della popolazione che in quel luogo aveva le proprie radici, la propria storia, la propria casa, le proprie terre e tutto ciò che possedeva senza peraltro avere un altrove dove andare.

Nell’area C vari strumenti di pressione furono – e sono – utilizzati per spingere la popolazione palestinese a sgombrare il campo: tra questi la mancata fornitura dell’acqua, che viene distribuita soltanto ai coloni israeliani (Israele consuma circa l’82% dell’acqua della Cisgiordania, di conseguenza della propria acqua agli abitanti palestinesi non resta che il 18 – 20%); gli spostamenti resi quasi impossibili dai checkpoint e dalle frequenti aggressioni da parte dei coloni e finalizzati a costringere gli abitanti palestinesi ad abbandonare le “aree di interesse militare”, l’abbattimento delle costruzioni esistenti – sia abitazioni che scuole − che periodicamente sono demolite con gravissimi rischi per chi si oppone alle demolizioni.

No Other Land è un film documentario, patrocinato da Amnesty International e sostenuto da Medici Senza Frontiere; realizzato dal collettivo israelo-palestinese formato dai palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal e dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, è stato il vincitore lo scorso marzo dell’Oscar e del Premio come Miglior Documentario agli European Film Awards, oltre ad aver ricevuto altri premi internazionali.

Nei villaggi di Masafer Yatta le mattine sono scandite dall’arrivo di Ilan, un perito israeliano che ha l’incarico di sovrintendere all’espulsione degli abitanti dalle loro abitazioni: Ilan consegna ai proprietari di turno l’avviso di demolizione che viene subito eseguita dai bulldozer sotto la protezione dei riservisti dell’IDF che sono sordi a qualsiasi supplica.

Il film inizia nel 2019 e segue le vicende di Masafer Yatta e dei suoi abitanti fino al 2023 raccontando − con un accurato e giornaliero lavoro di documentazione durato alcuni anni − la quotidiana distruzione delle abitazioni nei villaggi di Masafer Yatta e la resistenza non armata delle famiglie; resistenza che si realizza nella scelta di mantenere i legami rimanendo uniti, anche a costo di tornare come un tempo a vivere nelle grotte della zona pur di non abbandonare la propria terra agli invasori.

E, storia nella storia, il film racconta l’incontro e l’inaspettata e imprevedibile alleanza tra due giovani attivisti, uno palestinese e uno israeliano. Basel Adra, oggi quasi trentenne, attivista palestinese, avvocato e giornalista, in un tentativo disperato di resistenza si è assunto il compito di documentare ogni demolizione, ogni ordine di evacuazione, ogni momento in cui la sua comunità rischia di sparire dalla mappa. Basel incontra Yuval Abraham, suo coetaneo e giornalista attivista israeliano, arrivato sul posto per seguire le storie dei residenti. Tutti e due i giovani vogliono documentare con la cinepresa, o anche semplicemente con i cellulari, la vita quotidiana e la resistenza disarmata della comunità palestinese e le violenze
subite dai coloni e dai militari israeliani.

e le violenze subite dai coloni e dei militari israeliani. Alla alleanza nel progetto comune di documentazione che rappresenta la loro forma personale di resistenza al sopruso e alla violenza, segue una amicizia e un dialogo profondo dal quale emerge una amicizia e un profondo dialogo dal quale emerge l’abisso che separa i rispettivi mondi e i reali diritti di due individui che pur vivendo a soli 30 chilometri di distanza appartengono a due mondi senza comunicazione e totalmente differenti.

Il film è il risultato del montaggio dei filmati girati in questi cinque anni di lavoro da Basel Adra e Yuval Abraham e si conclude con una didascalia che ci informa che il film è stato ultimato prima degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e che da allora le demolizioni a Masafer Yatta si sono intensificate; segue un ultimo video amatoriale in cui si vedono coloni armati che il 13 ottobre 2023 assaltano un villaggio e uno dei coloni che spara a bruciapelo a un cugino di Basel, disarmato. Da allora e per quel che se ne sa la resistenza sembra fallita e sempre più famiglie stanno abbandonando Masafer Yatta.

Lascia un’impressione profonda questo film, amara e sgomentante: è terribile la trasformazione delle vittime, che nel passato subirono violenza e odio, in aguzzini che a loro volta stanno in abbondanza seminando odio e violenza, che a loro volta… Sembra non esserci speranza: morte e distruzione, genocidio e apartheid sono il passato, il presente e, se niente cambierà, potrebbero essere il futuro.

A meno che… «Il mio popolo potrà essere sicuro solo quando ci saranno davvero libertà e sicurezza per quello di Basel. C’è un’altra via, ci deve essere una soluzione politica, insieme le nostre voci sono più forti, non è troppo tardi», ha affermato Yuval Abraham durante il suo intervento agli Oscar. Come dice Gad Lerner: «L’aspirazione a una patria ebraica è legittima esattamente come l’aspirazione a una patria palestinese… quei sette milioni di ebrei israeliani che vivono lì dove li mandiamo? Per me la risposta è una sola: noi e i palestinesi siamo destinati a convivere… E, per me, in quella terra insanguinata [NdR: Palestina e Israele], la pace diverrà possibile solo quando le sofferenze degli uni e degli altri saranno riconosciute. Quando ciascuno farà pace con la catastrofe dell’altro».

https://altreconomia.it/occupare-una-terra-per-cancellarne-il-popolo-il-rapporto-di-mediterranea-su-masafer-yatta

https://www.questionegiustizia.it/articolo/diario-di-viaggio-dalla-palestina-occupata

https://lespresso.it/c/televisione/2025/11/14/no-other-land-rai-3-violenza-coloni-cisgiordania/58140