Nella collana dei ‘libri di Gaia’ Michele Boato dà seguito al lavoro intrapreso un paio di anni or sono con Nonviolenza per la Terra, che passava in rassegna le principali lotte in difesa di fiumi, foreste e popoli nativi nei cinque continenti: con esclusione dell’Italia, cui è invece interamente dedicata questa nuova pubblicazione – Nonviolenza in Italia per l’Ambiente e i Beni Comuni (edizioni Gaia, pp. 320) − che si presenta quindi anche come una storia dell’ambientalismo nel nostro paese. Non a caso prende le mosse dal richiamo a coloro che nel secolo scorso ne sono stati i ‘fari’, ovvero – per dirla con il curatore Boato – le ‘tre colonne’: Laura Conti, Alex Langer e Giorgio Nebbia, cui molte importanti figure, sotto diverse sigle, si sono poi andate affiancando nel corso dei decenni. E in questa prospettiva risulta particolarmente utile, per il suo valore documentario, l’indice «delle persone, delle associazioni e dei luoghi» che conclude il volume.
La prima inquadratura della lunga carrellata – che interessa quasi tutte le regioni della penisola nell’arco degli ultimi settant’anni – rievoca la ventennale battaglia che nella Terra dei Fuochi impegnò alcuni magistrati (insieme al poliziotto Roberto Mancini, all’anatomo-patologo Giacomo Giordano e a don Maurizio Patricello) contro lo sversamento illegale di rifiuti tossici e radioattivi. Ma già l’episodio successivo ci trasferisce in un diverso contesto geografico e politico, ricordando la «marcia dei 100mila passi» che valse a salvare dalle cave il Monte Grappa. Seguono le campagne contro le trivelle Agip nell’Adriatico e nel Parco del Ticino, il rifiuto del comune di Monfalcone di ospitare un rigassificatore, il contrasto all’invasione degli elicotteri sulla Marmolada, la denuncia dell’impatto delle navi da crociera nella Laguna Veneta. E tante altre mobilitazioni, che di volta in volta riguardano il fosforo nei detersivi o l’agricoltura biologica, le reti dell’uccellagione o il consumo di suolo, la tragedia di Seveso o i fanghi Montedison, la Val Bormida e l’elettrosmog, per non dire del movimento antinucleare.
Alcune sezioni evidenziano l’attività di determinati settori della società civile. Ad esempio i medici (di Medicina Democratica e Psichiatria Democratica) attivi per il diritto alla salute. Ma anche i pretori o magistrati “d’assalto” come Amendola o Guariniello. O parecchi parroci, in prima linea con don Ciotti contro la camorra o la mafia oppure – come il prete operaio Bernardino Zanella – contro la strage silenziosa dell’Eternit di Casale. O ancora, numerosi sindaci, e vari giornalisti tra cui Ilaria Alpi, e alcuni rari (ma perciò tanto più meritevoli) imprenditori.
Particolarmente utile e interessante è l’ultimo capitolo, che illustra in modo puntuale e quasi didattico – con tanto di esempi − «gli attrezzi da lavoro della nonviolenza ambientale», ovvero i suoi metodi e i suoi strumenti: che vanno dal documentarsi al “cercare alleanze”, dall’attività informativa e divulgativa alla costituzione di comitati, dall’elaborazione di proposte alternative al confronto aperto in dibattiti e conferenze stampa, dalle petizioni ai referendum, dai cortei (o sit-in o flash-mob) alle denunce legali alle Sovrintendenze, alle Prefetture, alla Corte dei Conti, alla Guardia di Finanza o alla Corte di Giustizia Europea. Volte a fare rispettare la legge e a difendere gli ecosistemi minacciati: che spesso è come «dare voce a chi non ha voce».





