«Nel mezzo del cammin di nostra vita ci ritroviam per una selva oscura ché la diritta via sembra smarrita». L’epoca storica che stiamo attraversando è particolarmente complessa e pericolosa perché non riusciamo a leggere ed interpretare correttamente il mondo in cui viviamo, perciò non possiamo governarlo adeguatamente. Nello sforzo di migliorare continuamente la realtà in cui viviamo, l’abbiamo modificata così profondamente e così velocemente che non la comprendiamo più. Questa sembra un’affermazione contraddittoria, ma basta analizzare brevemente il mondo che ci circonda per verificarne l’autenticità.

Oggi il mondo è diviso in 200 Stati sovrani (e il loro numero continua a crescere), ma è troppo interconnesso e piccolo per sopportarli. Gli Stati, per mantenere una parvenza di sovranità, sono inclini a destabilizzarsi reciprocamente generando un notevole caos.

Il modello di Stato che preferiamo è quello nazionale, una etnia, una lingua, una cultura (a volte millenaria!). Ormai però i popoli si sono mischiati profondamente e il tentativo di costituire Stati nazionali sfocia necessariamente in stati di guerra, come possiamo vedere continuamente.

Le sfide che l’umanità ha di fronte sono tutte globali: la lotta al riscaldamento globale, il riequilibrio della distribuzione di produzione e ricchezza a livello mondiale, il controllo delle massicce migrazioni di popoli che si spostano verso i paesi in cui sanno di poter avere una vita migliore per sé e per i propri figli, la lotta alle malattie ed alle pandemie che con la facilità dei viaggi diventano sempre più pericolose, il controllo delle attività illegali o criminali condotte da gruppi politici, religiosi od economici.

Ci troviamo dunque in un mondo sempre più piccolo ma diviso in una pletora di Stati, che pretendono di esseri nazionali e sovrani ma comprendono al loro interno minoranze etniche, a volte anche molto numerose, e avendo solo parzialmente in mano le leve del comando sui loro territori non sono in grado di affrontare appieno le emergenze che incombono e perciò forniscono ai loro cittadini in modo molto inadeguato i servizi pubblici di cui hanno bisogno.

Data questa situazione, ci si aspetterebbe dai vari potentati politici, economici e militari in cui è diviso il mondo, lo sforzo di trovare intese e accordi sempre più ampi, se non alleanze o addirittura una profonda riforma dell’Onu per metterlo in grado di governare questo pianeta. Invece si sta andando in direzione opposta. È come se fossimo avanzati troppo velocemente e caoticamente e ci trovassimo sperduti in un ambiente completamente alieno, non riuscissimo a trovare la strada giusta e, pieni di timore e nostalgia, tentassimo di tornare indietro per ritrovare strade già conosciute e più sicure. Questo però non farà che perderci definitivamente.

La nostra specie, Homo sapiens, nei suoi 300.000 anni di storia ha attraversato più volte periodi molto difficili paragonabili a questo, e generalmente per uscirne ha dovuto pagare prezzi molto alti. Questa volta però, dati gli armamenti, le conoscenze che abbiamo accumulato e il complesso intreccio tecnologico in cui ci avvolgiamo, il prezzo potrebbe essere il più alto mai pagato nella storia della umanità.

Nella Commedia Dante, per ritrovare la strada e continuare il proprio cammino, ha dovuto visitare l’inferno, il purgatorio e il paradiso, così è riuscito a rinnovare nel fondo della propria coscienza il rapporto con il suo Dio, cioè con le radici della propria umanità. Credo che dovremo fare la stessa cosa. Dobbiamo ritrovare il significato del nostro vivere su questa terra insieme ad altri 9 miliardi di esseri umani, cioè dobbiamo accrescere la nostra coscienza individuale e collettiva per portarla all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte.