Dopo la rivoluzione agricola, l’impero è stata la forma politica che ha assunto la convivenza tra popoli sul nostro pianeta. Questo nuovo modo di produrre i beni alimentari ha infatti modificato profondamente la vita dell’umanità, vissuta per duecento mila anni di caccia pesca e raccolta, in piccoli clan familiari. Nei siti più favorevoli all’agricoltura per la disponibilità di abbondante acqua, come i bacini dei fiumi Tigri, Eufrate, Nilo, Gange, Indo, Huang He (fiume giallo), Chang Yang (fiume bianco), la popolazione è cresciuta a dismisura fino a formare i primi grandi imperi. Infatti l’impero risponde perfettamente ai bisogni di una società agricola a cui servono terra, acqua e schiavi. Più il territorio dominato è ampio più aumenta la forza e la ricchezza dell’impero e la sua capacità di ingrandirsi ulteriormente. Per questo d’allora la storia del mondo è stata una continua successione di imperi che sono sorti, si sono sviluppati, hanno costruito grandi civiltà, sono invecchiati, si sono scontrati, sono stati sostituiti. La rivoluzione industriale ha ulteriormente favorito questa tendenza, fornendo ad alcuni popoli i mezzi necessari per formare immensi imperi.

Dagli imperi agricoli agli imperi globali

Anche oggi possiamo vedere che la politica imperiale è quella preferita dai grandi Stati, anzi per molti versi sembra di essere tornati indietro, all’inizio del secolo scorso. Anche quell’abbozzo di governo mondiale che era l’Onu pare naufragare completamente e le grandi potenze esibiscono senza più infingimenti o remore una politica imperiale. Al primo posto certamente la Russia post sovietica, con una politica imperiale primitiva e rozza basata essenzialmente sulla forza verso l’esterno e sul controllo all’interno. Anche gli Usa pare abbiano ripreso in pieno una politica egemonica, certamente più raffinata, perché si basa su capacità tecnologiche avanzate, oltre che sulla potenza economica e militare, e in politica è liberal democratica. Ancora più raffinata è l’Europa, con alle spalle un’elaborata cultura millenaria che ha dato vita a una civiltà sofisticata e a una politica socialdemocratica. Oggi però l’Europa è in declino, messa in crisi dalla lunga e distruttiva guerra civile del secolo scorso causata sempre da dispute imperiali. Per sopravvivere cerca di unificarsi per reinserirsi nei giochi egemonici, ma per ora con scarsi risultati. Ci sono poi gli imperi in formazione: quello cinese e quello indiano non ancora completamente decifrabili, che si basano sulla sterminata popolazione e sul mercantilismo e godono anche loro di una cultura plurimillenaria, e quello arabo, ancora più labile, il cui punto di forza è la finanza. Da notare che tutti questi aspiranti imperi posseggono abbondanti armi nucleari.

Un modello incompatibile con il mondo contemporaneo

Questa è oggi la situazione sul campo, ma è tutt’altro che stabile perché tutte queste grandi potenze, o aspiranti tali, sono in realtà in seria difficoltà. E non è difficile capire il perché: l’impero non è più funzionale al mondo in cui viviamo e in questa condizione la politica imperiale è distruttiva e molto pericolosa per la stessa civiltà umana. Già nel secolo scorso sono avvenuti profondi cambiamenti nell’ordine e nella struttura del mondo e ora si stanno approfondendo e generalizzando. Le rivoluzioni, tecnologica, informatica e dei servizi, non hanno bisogno di terra, acqua e schiavi, ma di lavoro complesso, intelligente e creativo e le materie prime sono sempre più facilmente sostituibili e hanno comunque un valore molto inferiore all’intelligenza che le usa. Ma soprattutto il mondo è diventato troppo piccolo, troppo popolato, troppo complesso e troppo connesso, i problemi che abbiamo di fronte sono tutti globali e le armi di cui gli imperi dispongono sono di distruzione di massa. In questa situazione una politica imperiale giocata da troppi contendenti crea un’insicurezza globale, come quella allucinogena prodotta da molti specchi che si riflettono, così che nessuno può calcolare appieno il risultato finale delle sue azioni. Queste constatazioni sono quasi banali, ma le attuali classi dirigenti pare non riescano a capirlo, impegnate come sono a fare quello che si è sempre fatto durante i millenni passati. Gli unici discorsi sensati che riusciamo a sentire vengono dagli ultimi due Papi. Su alcuni argomenti morali o religiosi Francesco e Leone sono ancora molto arretrati, ma sulla politica economica ed imperiale che oggi gli Stati portano avanti hanno detto e dicono, inascoltati, cose fondamentali e profondamente vere.

Sarebbe stupido rinunciarci

La situazione dunque è grave e in via di rapido deterioramento. Credo che perciò si avvicini per l’umanità il tempo di riconoscere che continuare una politica di egemonia imperiale oggi non è solo sbagliato, ma criminale; l’alternativa infatti non è tra politiche diverse ciascuna delle quali presenti vantaggi e svantaggi, ma tra il proseguimento della storia e la sua fine, o una sua interruzione per molto tempo. È necessario perciò finalmente riconoscere la realtà che abbiamo di fronte e cambiare radicalmente strada; lasciare ai libri di storia il racconto dei fasti della politica di egemonia imperiale per aprirne una nuova basata su accordi, collaborazioni e riconoscimento dei reciproci interessi.

Abbiamo tra le mani una potenza costruttiva e distruttiva molto maggiore che in passato, per questo dobbiamo agire con una responsabilità e una moralità maggiore di quelle che servivano nelle epoche precedenti. Possiamo estendere a tutti gli esseri umani l’applicazione dei principi dell’Onu, belli ma oggi scritti solo su un pezzo di carta, e usare l’immensa forza produttiva di cui disponiamo non per riempire gli arsenali o arricchire assurdamente ristretti gruppi di oligarchi, ma per migliorarci la vita. La realtà, la ragione e l’etica ci impongono di imboccare questa strada; sarebbe estremamente stupido rinunciarci.