Con questo articolo il foglio si congeda di suoi lettori per due settimane, fatta eccezione per il commento del vangelo del venerdì. La pubblicazione degli articoli riprenderà regolarmente da lunedì 1 settembre. Buona vacanza a tutti.

A me sembra che il libro di Luigi Ferrajoli Progettare il futuro (Feltrinelli 2025) sottotitolo «per un costituzionalismo globale» sia essenziale per capire la fase storica che stiamo attraversando e le difficoltà che facciamo per trovare un’uscita praticabile dalla confusione e dalla disgregazione in cui ci siamo infilati. Nonostante l’argomento sia molto complicato l’Autore lo tratta con grande lucidità, chiarezza di esposizione e facilità di lettura tanto che lo avrei adottato nelle mie classi come libro di testo in educazione civica.

Nella prima parte, sicuramente la più avvincente, Ferrajoli ci spiega come la globalizzazione selvaggia abbia messo in crisi lo Stato di diritto e le democrazie nazionali che non sono più in grado di fronteggiare i poteri forti, politici ed economici, che agiscono a livello globale mentre loro sono soffocate da un’inutile sovranità. Anche i problemi che abbiamo difronte sono ormai globali: la guerra e il pericolo di olocausto termonucleare, il riscaldamento globale e il pericolo di disastro ecologico, le migrazioni che diventeranno inarrestabili con la progressiva desertificazione e l’innalzamento dei mari, lo sfruttamento del lavoro ed il peggioramento continuo dei rapporti sociali con la concentrazione crescente della ricchezza, la crisi delle democrazie non più padrone del proprio destino. Sono tutti problemi globali che i singoli Stati non possono affrontare e che richiedono una politica globale. Di fronte a questa realtà degradata, i documenti sui diritti dei popoli come la Carta costitutiva dell’Onu e le tante Costituzioni come la nostra, scritte subito dopo l’orrore della seconda guerra mondiale, sono diventati ormai evanescenti. Grazie a questa analisi, Ferrajoli arriva alla conclusione che solo un salto di civiltà, con l’espansione del paradigma costituzionale a livello globale e una rifondazione dell’ordine internazionale e delle nostre democrazie, può permettere la sopravvivenza del genere umano.

Nella seconda parte, più difficile della prima, Ferrajoli disegna un possibile nuovo assetto mondiale. Ipotizza non un’orribile Stato globale, ma una libera Federazione di Stati e di popoli della Terra. Al vertice di questa Federazione c’è una Costituzione rigida e protetta da una Corte Costituzionale e da altri Istituti giurisdizionali in grado di farla rispettare annullando ogni atto contrario da chiunque prodotto. La Costituzione prevede il disarmo totale degli Stati federati così come il divieto di produrre, vendere e detenere armi, mentre il monopolio della forza è riservato alle Istituzioni dell’Onu, opportunamente riformate e democratizzate. Un’altra idea interessante è quella di affiancare alle Istituzioni globali di governo, delle Istituzioni globali di garanzia per i diritti sociali alla salute, all’istruzione, alla sussistenza, potenziando e rendendo più autonome quelle già esistenti quali Oms, Fao, Unicef, Unesco, e finanziandole adeguatamente con imposte globali quali Tobin tax, tasse sull’uso di beni comuni come le linee aeree, le orbite satellitari, le bande dell’etere, le risorse minerarie dei fondi oceanici,  ora completamente gratuite come fossero res nullius invece che patrimonio comune dell’umanità. Il libro si conclude con la proposta di Costituzione globale in 100 articoli.

Nel complesso Ferrajoli ci presenta un programma molto vasto, ambizioso, quasi la riproduzione a livello globale della felice stagione politica che in Europa ha fatto seguito alla fine della seconda guerra mondiale. È un programma complesso, molto difficile da realizzare perché ora non è facile individuare il soggetto politico in grado di imporlo ai poteri forti economici e politici che certo lo aborriscono. Anzi lui stesso afferma che il mondo sembra andare in senso contrario a quanto auspica. Siamo dunque in presenza di un sogno, di un’utopia irrealistica, irrealizzabile? Questa deve essere una critica che Ferrajoli si sente rivolgere molto spesso perché la confuta nel libro stesso. Distingue infatti tra realismo volgare o ideologico, che naturalizza la realtà sociale esistente e non propone alternative e realismo critico o razionale che critica la realtà presente e progetta quella futura (da qui il titolo del libro), non confondendo ciò che non si vuol fare con ciò che non si può fare.

Certo attraversiamo un periodo molto difficile che sta scardinando l’assetto che il mondo ha vissuto negli ultimi 300 anni. Da un mondo diviso tra popoli industrializzati, sviluppati, ricchi e dominanti ed altri sottosviluppati, fornitrici di materie prime, poveri e dominati, ci avviamo ad un riequilibrio generale con popoli che dopo secoli si affacciano alla ribalta della storia ed altri che declinano. Come sarà l’assetto del mondo alla fine di questo processo è difficile dire, forse anche solo immaginare. Però una mappa ragionata che ci possa guidare in questo difficile passaggio com’ è questo libro di Ferrajoli, mi sembra molto utile. D’altra parte Montesquieu scriveva della divisione dei poteri quaranta anni prima della rivoluzione francese e il documento di Ventotene che parlava di unione europea è stato composto nel confino dell’isola da Colorni, Rossi e Spinelli mentre intorno infuriava l’olocausto dell’Europa. Forse, un giorno, un libro come questo di Ferrajoli verrà letto come noi oggi leggiamo quei due documenti.