Come commento ai risultati delle elezioni europee in Francia, pubblichiamo la traduzione italiana dell’editoriale/appello di Christine Pedotti direttrice di «Témoignage Chrétien» del 14 giugno (con nostro titolo redazionale).

Il risultato delle elezioni europee è un disastro morale molto più che un fallimento politico. In politica, e soprattutto in democrazia, successi e fallimenti si susseguono e creano una giusta alternanza. Naturalmente, ogni campo esulta per la vittoria, piange per la sconfitta, tutto questo nel quadro legittimo della vita democratica e di uno Stato di diritto repubblicano forte dei suoi valori, Libertà, Uguaglianza, Fraternità, cui si aggiunge quello tipicamente francese della laicità. Di solito, ciascuna parte enfatizza l’uno o l’altro di questi valori. La destra privilegia la libertà individuale, la sinistra piuttosto l’uguaglianza; la fraternità, come lo Spirito nella Trinità cristiana, è una sorta di soffio repubblicano che anima tutto con più o meno vigore.

Questa volta, il 40% degli elettori ha scelto partiti che fondamentalmente rifiutano questa fraternità, partiti per i quali “l’altro” è sempre una minaccia, mai una promessa. Le motivazioni del voto per Rassemblement Nationale – e Reconquête – sono chiare. Tre temi sono in testa: potere d’acquisto, immigrazione, sicurezza dei beni e delle persone (indagine Elabe, sera del 9 giugno). Le disuguaglianze sociali, citate come motivo di voto soprattutto dagli elettori di La France Insoumise, Socialisti  e Verdi, raggiungono solo il 16% delle citazioni.

Il voto di RN, che viene spesso descritto come un voto di rabbia o di umiliazione, è innanzitutto un voto di ritiro e di paura, indicizzato a interessi personali, senza riguardo per un bene comune più grande. Non si tratta di condividere meglio la ricchezza, ma di tenerla meglio per sé.

Di chi è la colpa? L’elenco degli imputati è lungo, lunghissimo. Macron ovviamente, al quale possiamo attribuire la doppia colpa di aver combattuto falsamente o inutilmente il RN designandolo come unico avversario e, oggi, di spalancargli la porta con lo scioglimento delle Camere. Ma anche, gia’ molto prima, Mitterrand, che ha lasciato crescere il RN, e, sulla sua scia, Jospin, accecato nel 2002 tanto da rifiutare l’indicazione di voto in favore di Macron, Sarkozy, che lo ha combattuto accettando pero` molte sue idee; e ancora, alla rinfusa, Valls, Darmanin, Mélenchon…

Non dimentichiamo poi la codardia dei vescovi di Francia che, sia nel 2017 che nel 2022, si sono rifiutati di denunciare il carattere radicalmente non evangelico delle tesi della RN e hanno lasciato i francesi «con la loro coscienza». La scomparsa della “diga cattolica” è una delle ragioni della marea montante RN /  Reconquête   e purtroppo possiamo scommettere che l’episcopato  non prenderà posizione neanche questa volta.

Oggi siamo di fronte all’urgenza, essendo credibile la possibilità di vedere a Matignon un leader del RN – senza dubbio Jordan Bardella –. Più che catalogare gli errori già commessi, si tratterà di evitare di commetterne il successivo, dando le chiavi del potere a RN.

Quando, nel 1941 in circostanze tragiche, è nata Témoignage chrétien, titolava in prima pagina: «Francia, abbi cura di non perdere la tua anima». Oggi è di nuovo in gioco la nostra anima: la nostra anima individuale e l’anima della Francia. La cosa più terribile è che, in un’inversione perversa, è il RN, efficace quanto il principe della menzogna, a pretendere di «salvare la Francia».

Ecco perché dobbiamo mettere immediatamente tutte le nostre forze in questa battaglia. Le forze politiche faranno il loro lavoro, così come, senza dubbio, i sindacati e le forze culturali, ciascuno nel suo ambito. Il nostro è specifico, è spirituale.

Da oggi lanciamo questo appello: «Diciamo no! Noi siamo cristiani, diciamo no al partito dell’odio verso il prossimo. No a Rassemblement Nationale».

Christine Pedotti