«Sono cattolica e il mio incontro con Dio è un incontro nella storia. Tutto quello che ho fatto nella vita l’ho fatto nella convinzione di stare dentro il progetto di Dio. Non c’è un giorno della mia vita in cui non ricordi di essere stata credente. L’aldilà è un concetto che secondo me non appartiene neanche al cattolicesimo. Un aldilà e un aldiqua, è tutto permeabile, per quel che mi riguarda siamo già nell’aldilà. Non c’è un luogo in cui tutto ciò che stiamo vivendo non conterà, dove questo fiore smetterà di avere importanza, come quello che ora stiamo dicendo. Credo abbia ragione San Paolo quando dice che il concetto di risurrezione è un concetto di trasformazione senza la negazione dell’origine. Lui dice: il corpo risorto sarà simile al corpo morto come la spiga di grano è simile al chicco. È un’altra cosa, trasfigurata, ma la natura è la medesima». È uno dei passi conclusivi di Ricordatemi come vi pare. In memoria di me, il libro postumo di Michela Murgia, nato dalle registrazioni raccolte nei suoi ultimi mesi di vita dall’amico ed editor Beppe Cottafavi. Un libro che Marinella Perroni ha definito “impregnato di teologia” e che rappresenta al tempo stesso un’autobiografia e un bilancio esistenziale. Dove accanto al tema della fede compare di frequente quello della politica. Non a caso, tra le pagine più significative vi sono quelle dedicate, con indignazione, alle basi militari di cui è disseminato il territorio della Sardegna. Mentre tra le più godibili, invece, compare la ricostruzione della polemica (via social) che contrappose la scrittrice a Salvini, che la accusava di essere una radical chic: lei aveva risposto con una “sinossi dei curriculum”, da cui risultava evidente chi dei due avesse dovuto lavorare per mantenersi negli studi e nella vita.

Quanto al rapporto con la Chiesa, esso nasce dall’esperienza giovanile nell’Azione Cattolica, di cui Murgia conserva un ottimo ricordo: «È stata un’educazione a un alfabeto di libertà e di autodeterminazione che probabilmente la Chiesa stessa non aveva previsto, e che però esercita suo malgrado perché non è un monolite. Essere una scrittrice dentro questa contraddizione è superbamente interessante. Mi ha permesso di scrivere anche libri sulla Chiesa cattolica, talvolta contro la Chiesa cattolica, senza smettere neanche un giorno di essere cattolica». E quella che definisce una contraddizione (essere dentro e anche contro, sempre evitando ogni confusione tra la luna e il dito che la indica) si riaffaccia in diversi momenti del suo percorso. Sin da quando − a venticinque anni e già vicepresidente regionale dell’A.C. − decide di lasciare l’insegnamento della religione a seguito del divieto, da parte del vescovo di Oristano, di far leggere L’ultima tentazione di Cristo, il romanzo di Kazantzakis da cui il regista Scorsese aveva tratto un film-cult osteggiato dalla gerarchia ecclesiastica. Per Murgia – e lo spiega in modo convincente – quel romanzo non era soltanto un piccolo capolavoro, ma un esempio eloquente di come «la letteratura può fare esegesi biblica».

A tempi recenti – già segnati dalla malattia – si riferisce invece l’incontro organizzato da papa Francesco con intellettuali e artisti. Un incontro che avviene all’indomani delle polemiche suscitate dall’audace pamphlet God save the queer. Catechismo femminista (su cui Murgia torna a ripetere: «la Chiesa ha il copyright del lessico della famiglia queer. I termini di padre, madre, fratelli, sorelle, la Chiesa per prima li ha applicati alla comunità cristiana. Spostandoli da luogo del sangue»). Ragion per cui, la scrittrice è positivamente impressionata dall’invito − che ha coinvolto anche altre figure “discusse”, da Saviano a Ken Loach − oltre che dalle parole del papa e dalla sua volontà di confermare l’appuntamento nonostante lo stato di sofferenza e il recente ricovero. Ma non può tacere una critica: «Su centocinquanta partecipanti forse venticinque erano donne, e di queste più di metà erano lì per accompagnare un uomo. La compagna di Alessandro Baricco, la moglie di Mario Martone. Benissimo. Ma la Chiesa cattolica riesce a considerarsi progressista pur cancellando ancora una volta il mio genere. Devi veramente fare delle cose straordinarie e fuori misura per poterti sedere lì come donna». E conclude: «Non ho mai chiesto al papa di essere un attivista per l’equità di genere e neanche un attivista Lgbtqia+. Ma mi auguro che la Chiesa si apra in futuro in maniera più deliberata. Non si possono fare cose che riguardano il genere umano tagliando fuori metà del genere umano».

Su questo tasto – e su questa battaglia politica, culturale ed ecclesiale – Murgia non cessa di insistere nel corso di queste conversazioni della sua ultima estate. Tornando poi immediatamente ogni volta, per dirla con le sue parole, dal dito alla luna, ovvero al senso complessivo del suo cammino; e persino alla gioia che in qualsiasi circostanza lo accompagna: «Da credente quello che faccio ha senso in un quadro superiore, nel senso che penso che quello che sto facendo mi sopravviverà perché mi appartiene fino a un certo punto. Penso di essere stata per un sacco di tempo uno strumento. Uno strumento consapevole però. Sono contenta di essere una parte del processo della creazione. Forse perché mi ritengo salvata».