po e sia
(una storia d’amore a bassa grammatica e alta tensione lirica)
forse era un uomo.
di quelli che fanno i vocali lunghi,
poi cancellano, poi mandano solo un «boh».
scrivevo poesie.
anzi, scriveva Poesie.
perché ogni volta c’era lui in mezzo.
sempre.
e sempre con la maiuscola.
sia era una donna.
ma anche un’ipotesi.
un desiderio con il tacco rotto
e la grammatica da rivoluzionare.
si conobbero in un libro che nessuno finisce mai.
capitolo uno: messaggi alle tre di notte.
capitolo due: ci vediamo solo quando piove.
capitolo tre: ti amo, ma a sillabe.
poi la guardò e disse:
«sai che potresti essere la mia metafora preferita?»
e sia, mentre rollava un’ansia e beveva un bicchiere di rosso sbagliato, rispose:
«sai che potresti anche non esistere?»
poi si baciarono.
con la punteggiatura sbagliata.
due punti. maiuscola.
silenzio.
litigarono per un apostrofo.
fecero pace con una virgola.
si lasciarono con un punto.
e poi scrisse:
«sei la rima che non torna, ma che ricordo a memoria.»
sia rispose:
«sei il verbo che non so usare.
ma che mi manca quando parlo da sola.»
Bene.
anzi no.
po e sia.
ancora lì.
in un angolo del foglio.
un dito di non leggersi.
mentre si sottolineano una vicenda.
(poesia non firmata: https://www.tumblr.com/login_required/fenchurchsecret)
Estate, tempo di amori, tempo di gioco, tempo di poesia. Di una poesia per gioco e per amore. Di un amore per la poesia e che si consuma invariabilmente tra i versi. Ma li possiamo benissimo immaginare i due («po» e «sia») che si spostano da un verso all’altro, leggendosi e rispondendosi. Perché non c’è limite all’immaginazione – in amore, nel gioco, in poesia.
E se è gioco, dobbiamo credere che «po» sia quel genere d’uomo che fa vocali lunghi (e tutti noi ne conosciamo, no?) ma poi ci ripensa e li cancella, perché lui scrive poesie (peccato non averne mai conosciuti!). Poi dobbiamo pensare che lei, «sia», appunto sia qualcosa-qualcuno, una possibilità d’essere, una proiezione, un desiderio, un’ipotesi di donna (guai a essere solo una donna!).
Il conoscersi in mezzo ai libri è per eccellenza la storia di Calvino (Se una notte d’inverno…), ma di un libro che diventa una poesia mentre i due amoreggiano non mi è ancora capitato di trovarne. E così, c’immaginiamo «po» impacciato a messaggiare e a trasformare «sia» nella sua metafora (bella questa! Nessuno mi ha mai dato della metafora… peccato!).
Si baciano sbagliando la punteggiatura, mentre la grammatica è ormai andata a farsi benedire (ma che ne direbbe Lorenzo Baglioni di un amore sgrammaticato? Secondo me non approverebbe: https://www.youtube.com/watch?v=8bfYQZPLCEA).
Quindi litigano e fanno la pace in mezzo alle interiezioni, perché ognuno ha i suoi gusti. E forse tutti abbiamo litigato perché non ci siamo capiti, perché magari abbiamo fatto la pausa nel momento sbagliato. O chissà.
È estate, tempo di amori e di giochi. Un po’ di leggerezza ce la meritiamo. Anche in versi.
Per assonanza, suggerisco l’ascolto dell’ultima parte del podcast Orazio che commentava il primo giorno dell’esame di maturità (https://www.ilpost.it/podcasts/orazio/ep-129-il-primo-degli-esami/), adottando un paio di storie. La seconda di queste è «40 giorni di frequentazione – L’amore raccontato in un progetto digitale»: https://fortydaysofdating.com/






