«È difficile fare previsioni, soprattutto sul futuro» è una celebre frase attribuita al danese Niels Bohr, premio Nobel per la Fisica nel 1922. In demografia il compito dei pianificatori è meno arduo: i 5.400 nuovi nati a Torino nel 2022 si trasformeranno molto probabilmente in circa 5.600 “primini” davanti ai cancelli delle scuole a settembre del 2028 (applicando il tasso migratorio netto del Piemonte pari a +3.5%). Si può dunque, con un certo anticipo, calcolare il numero di aule scolastiche e di insegnanti di cui si avrà bisogno in futuro.
Il sindaco del mio comune – in Francia – ama ricordare che, tra la delibera su un nuovo spazio scolastico e il taglio del nastro, trascorrono in media otto anni. Un modo per dire che pianificare i bisogni è possibile, e anche per sottolineare che ci vogliono almeno due mandati a un Consiglio comunale per realizzare un’opera pubblica (cioè, stabilità di governo). È così che nel 2019 il Département 92 (la Provincia a ovest di Parigi) ha lanciato un piano decennale di costruzione / chiusura / rilocalizzazione di dieci complessi scolastici, impostato su tre obiettivi: adeguare l’offerta di spazi alla densità di popolazione scolastica; ridurre del 40% l’impronta carbonica legata al funzionamento delle nuove scuole e del 25% le emissioni di gas a effetto serra dei cantieri; coinvolgere alunni e personale delle scuole nella progettazione dei locali.
I registri fiscali e anagrafici hanno fornito agli urbanisti i dati necessari per identificare i settori (comuni – quartieri) dove diminuire, ricollocare o costruire le scuole necessarie, e di quale grado. Per la riduzione dell’impronta carbonica è stato elaborato uno specifico capitolato, destinato a tutti gli edifici pubblici, 2/3 dei quali sono scuole. Il capitolato definisce: il tetto massimo per i consumi energetici a 95 kWh/m2; il ricorso privilegiato a fonti rinnovabili di energia (fotovoltaico e/o geotermia); precisi livelli di comfort per rumore, luminosità e temperatura prima di dover ricorrere a consumo di energia; il ricircolo delle acque pluviali; l’accessibilità ai mezzi di trasporto non inquinanti (bicicletta, monopattino, trasporti pubblici, ecc.). Analogamente per la riduzione delle emissioni in fase di cantiere, sono stati emessi degli standard di costruzione: rivalorizzazione delle macerie in situ, utilizzazione di materiali naturali/riciclati, protezione della biodiversità dell’area.
Le prime due scuole completamente rinnovate hanno riaperto le porte con l’anno scolastico 2023/2024. Il collège Anne Frank ha accolto le scolaresche in un cortile ripensato in profondità: pavimentazione drenante per recuperare le acque pluviali, aree verdi e orti pedagogici, panchine ombreggiate da alberi e gazebo, e anche una “aula senza muri” in forma di anfiteatro. Sui piani del cortile hanno lavorato insieme architetti, allievi, docenti, ausiliari, riuniti nel progetto «Reinventa la tua scuola», fino a sperimentare una “classe all’aria aperta” durante i lavori di ristrutturazione, nel cortile improvvisato tra i container che avevano sostituito le aule.
Una miniera di buone idee. Imparare da chi fa bene… si può fare! Copiare si può, copiare è bene!






