Facciamo il punto sull’ordinazione delle donne nella chiesa cattolica / 1

Per questo venerdì e i due successivi, invece del commento al vangelo domenicale, pubblichiamo in tre puntate una ampia riflessione sul tema dell’ordinazione presbiterale femminile, a cura di Maria Nisii.

«Ammettiamolo, la Chiesa in Europa occidentale è come paralizzata dalla mancanza di preti e non osa porsi la domanda che impone «l’abbondanza della messe»: di quale ministero presbiterale e diaconale – maschile e femminile – oppure di quali ministeri abbiamo bisogno per passare da “comunità” che si riproducono difficilmente a comunità risolutamente missionarie? Questa domanda arriva troppo presto per coloro, numerosi, che pensano solo a colmare la penuria sempre più allarmante di sacerdoti; arriva al momento giusto per coloro che già contemplano, qua e là, dei passaggi riusciti verso comunità-soggetti missionari e percepiscono la messa in atto, da parte di un pastore, del «senso della fede» e della struttura carismatica e sinodale della Chiesa. Personalmente confesso di non conoscere alcun argomento vincolante e convincente che potrebbe impedire l’ordinazione diaconale e presbiterale di uomini sposati e di donne» (Christoph Theobald, Il popolo ebbe sete. Lettera sul futuro del cristianesimo, EDB 2021, pp. 137-38).

Che un teologo come Christoph Theobald, di riconosciuta autorevolezza a livello internazionale, si sia espresso in questi termini è tutt’altro che scontato data l’irrilevanza ecclesiale in cui è stata confinata per decenni la discussione in materia. Ne acquisiamo allora il parere all’inizio di quella che vuole essere una breve disamina in tre tappe, allo scopo di fare il punto su un argomento forse poco indagato o semplicemente assunto dai più come dato incontestabile. L’esclusione delle donne dal ministero ordinato è infatti poco o nulla spiegata, mentre è al contempo molto sofferta in quanto espressione inaccettabile di una discriminazione ammantata di dottrina e tradizione. A dispetto della scarsa pubblicità che si dà alle ragioni che fondano tale discriminazione, abbiamo la fortuna di poter attingere ai lavori di teologi e teologhe che hanno speso il proprio impegno per indagare la materia da diverse prospettive, contribuendo ad arricchire una riflessione che ormai può contare su un ampio panorama di testi. Propongo, a chi lo desidera, la lettura di un libretto agevole per formato e accessibilità, da cui si potrebbe partire per iniziare a capire meglio la posta in gioco: Senza impedimenti. Le donne e il ministero ordinato, curato da Andrea Grillo e frutto della collaborazione di studiose e studiosi. Lo adotto a mia volta per fornire un approccio facilitato al discorso.

Come primo e ineludibile passaggio il testo offre l’indagine biblico-esegetica affidata a Emanuela Buccioni, la quale richiama il cuore delle argomentazioni di Ordinatio sacerdotalis (testo del 1994, in cui la chiesa dichiara di non avere la facoltà di ordinare donne, con una dichiarazione di carattere «definitivo»), fondate sull’esempio di Cristo, da cui deve essere desunto il ministero sacerdotale: Cristo era maschio e ha chiamato Dodici maschi. Nei Vangeli in realtà, come spiega Buccioni, il dato è decisamente più complesso, in quanto «Attorno al maestro di Nazaret si raduna presto un movimento discepolare estremamente vasto che segue Gesù in modo più o meno continuativo» (p. 28); all’interno del gruppo più ampio ne viene poi costituito uno ristretto di Dodici, che non coincide perfettamente negli elenchi dei 4 Vangeli. Di molti sappiamo solo il nome e non è raro che vengano apostrofati da Gesù per la loro incapacità di comprensione e mancanza di fede. Il senso di questo piccolo gruppo è da rinvenire essenzialmente nella simbologia del numero Dodici, la quale va considerata assieme all’origine ebraica dei suoi componenti. Il magistero ecclesiale invece, oltre a dimenticare le tante donne che hanno seguito Gesù e il loro ruolo nella storia evangelica (la confessione di Marta è assimilabile a quella di Pietro), oblia il fatto che i Dodici fossero tutti galilei circoncisi, prassi da cui la chiesa nascente si è da subito sentita libera, procedendo altrimenti.

Non entro nelle varie pieghe scritturistiche che l’autrice risolve in una brillante e chiara sintesi; per ragioni di brevità proseguo invece con il tracciato patristico delineato nel secondo contributo offerto da Cristina Simonelli, la quale rimarca a sua volta la parzialità di talune letture, e «la disinvoltura con cui fin da tempi remoti si è abbandonato il lessico e l’orizzonte ministeriale del Nuovo Testamento, reintroducendo quello cultuale del sacerdozio levitico» (p. 53). Anche qui lascio alla lettura di chi lo vorrà gli approfondimenti della patrologa Simonelli e mi limito a segnalare gli argomenti di convenienza emersi, basati sulla somiglianza fisica di chi presiede l’eucarestia con Cristo, che si rifanno a una lettura tipologica delle Scrittura. Tale eredità, oggi accolta in tutta la sua problematicità, non ha tuttavia mai impedito di comprendere che l’eucarestia non è la manna e il battesimo non è il passaggio del mare; similmente la presenza reale di Cristo nel pane e nel vino consacrati non ci fa dire che «l’ostia-pane deve somigliare a Cristo o portarne materialmente l’effige» (p. 68). Bisognerà quindi tornare con i successivi interventi sulle ragioni addotte per fondare la «riserva maschile» del ministero.

A seguire, Luigi Mariano Guzzo offre l’indispensabile passaggio canonistico, evidenziando come il rinvio alla legge divina su cui Ordinatio sacerdotalis fonda il requisito di validità nel sesso maschile sia non poco spinoso, in quanto la legge divina va intesa come «eterna, oggettiva e universale, per mezzo della quale Dio con sapienza e amore ordina, dirige e governa l’universo e le vie della comunità umana» (p. 78, rif. a Dignitatis Humanae n. 3, il decreto sulla libertà religiosa del concilio Vaticano II). Gli studi storici mostrano infatti notizie e dati troppo discordanti per trarne una decisione univoca, oltre che eterna-oggettiva-universale. Tale ricorso al diritto divino contrasta poi con l’affermazione dell’uguaglianza battesimale dei fedeli, a sua volta di diritto divino. Le disuguaglianze che permangono nella chiesa vanno invece ritenute di diritto positivo, frutto di pratiche storico-culturali. E tale disuguaglianza si fa tanto più stridente quando si considera il diaconato, ministero che non possiede neppure la dimensione sacerdotale su cui si fonda l’esclusione. Quanto all’enfasi posta sulla legge divina, l’impressione del canonista è che si tratti di un alibi e di un «dispositivo di blocco». A conclusione ricordo come la riserva maschile sia stata abrogata nel 2021 per i ministeri del lettore, dell’accolito e del catechista con la semplice revisione di un canone (n. 230 del CIC). Ultimo ma non ultimo, Guzzo evidenzia come l’introduzione del delitto di attentata ordinazione femminile, tra i reati più gravi, sia arrivato a proteggere una norma che si sentiva il bisogno di difendere a qualunque costo.

Foto: Mariann Edgar Budde, capo della diocesi episcopale di Washington, pronuncia il sermone rivolto a Trump

Fonte: https://www.ilmessaggero.it/mondo/mariann_edgar_budde_vescova_discorso_omosessuali_immigrati_trump_cosa_e_successo-8610183.html