22 maggio 1559. Il re di Francia Enrico II fa diffondere il bando per un grande torneo cavalleresco da tenersi a Parigi tra il 15 ed il 30 giugno dello stesso anno. Con l’evento intende celebrare due matrimoni, combinati a garanzia della pace di Cateau-Cambrésis, che mette fine alle guerre d’Italia: quello della figlia Elisabetta con il re di Spagna Filippo II, e quello della sorella Margherita con il duca di Savoia Emmanuele-Filiberto. Il bando è indirizzato a tutti i cavalieri d’Europa, con lo scopo di «incitare i giovani alla virtù cavalleresca», mostrare agli illustri ospiti la magnificenza della corte, divertire il popolo afflitto da anni di guerra e lacerato da conflitti religiosi. Nel cuore del Marais, lungo la rue Saint-Antoine, tra la rue Saint-Paul e l’ingresso della Bastiglia, viene allestita la pista del torneo, ricoprendo l’acciottolato di terra compatta [come si fa ancora oggi due volte l’anno a Siena in Piazza del Campo per il Palio]. «Su entrambi i lati ci sono impalcature, piattaforme e palchi coperti, che formano sorta di gallerie con effetto molto bello alla vista, e possono contenere un numero infinito di persone» (Madame de Lafayette, La Princesse de Clèves, Gallimard 2000). Il palazzo reale di Tournelles, dove risiedeva la Corte, viene destinato all’ospitalità degli spettatori di sangue blu, e le Scuderie Reali ad accogliere i cavalli per il torneo.

È una casuale coincidenza o un’ispirazione? Fatto sta che alle Olimpiadi di Parigi 2024, le discipline più spettacolari si sono svolte in luoghi non destinati allo sport e allestiti per l’occasione: nella piazza de La Concorde si sono svolte le gare di skateboard, basketball 3×3, BMX freestyle e breakdance; sotto la Tour Eiffel le partite di beach-volley e il calcio a 5 per ciechi; in una parte del Champ-de-Mars coperto da una enorme tensostruttura il judo e la lotta; nel giardino des Invalides le gare di tiro con l’arco; nella Senna la 10 km di nuoto e la prima prova del triathlon; sotto le vetrate del Grand Palais le sfide di scherma e taekwondo; nel parco di Versailles i concorsi Ippici. I tubi in acciaio hanno sostituito il legno per le tribune e la gomma si è affiancata alla sabbia per i suoli; ma il concetto è uguale. Un concetto che ha perfettamente funzionato, offrendo al mondo splendide immagini della magnificenza di Parigi.

Tre soli impianti sono stati costruiti apposta per queste Olimpiadi, in zone periferiche piuttosto povere di impianti sportivi: il nuovo Centro Acquatico di Saint Denis per i tuffi, il nuoto sincronizzato e la pallanuoto; il Palazzetto dello Sport alla Porte de la Chapelle per il badminton e la ginnastica ritmica; un Muro di Scalata artificiale a Le Bourget.

La maggioranza dei siti olimpici sono impianti preesistenti e ammodernati, a cominciare dallo stadio Yves-du-Manoir, costruito per le Olimpiadi di Parigi del 1924 e che ha ospitato l’hockey su prato in queste del 2024; lo Stade de France ha ammodernato la pista di atletica con 14’000 m2 di fondo in tartan, fornito dalla Mondo Rubber di Cuneo. Alcuni sono stati adattati per accogliere eventi non previsti al momento della costruzione: sul parterre dell’Arena della Défense, che ospita concerti e music-hall, è stata temporaneamente posata la vasca per le gare di nuoto (pertanto non molto profonda, il che spiegherebbe in parte la scarsezza di record); all’interno delle strutture fieristiche della Porte de Versailles sono stati montati i campi per la pallavolo, la pallamano, il ping-pong e il sollevamento pesi.

Denari spesi bene o male?

Il Comitato Organizzatore dei giochi olimpici di Parigi 2024 ha accumulato un budget di 4,4 miliardi di euro: 1,2 dal CIO (compresi i diritti televisivi), 1,4 dalla biglietteria, 1,3 dagli sponsors (a nessuno sarà sfuggito l’onnipresente logo di Louis Vuitton), 0,2 dalle licenze sui gadgets, 0,2 dallo Stato francese, come contributo speciale per i giochi Paralimpici. Gli investimenti in infrastrutture fatti da Enti Pubblici (Comuni, Provincie, Regioni e Stato) ammontano ad altri 3 miliardi di euro, di cui 1,4 per gli impianti e interventi di depurazione delle acque della Senna. Ne valeva la pena? I pesci della Senna ringraziano silenziosamente. La longevità dello Stadio Yves-du-Manoir lascia ben sperare. Le proiezioni di afflusso turistico nei prossimi mesi, estrapolate sulla base delle prenotazioni già pervenute, azzardano cifre fino a 9 miliardi di fatturato aggiuntivo. Staremo a vedere.

Nella periferia di Parigi la gente è impaziente di poter finalmente approfittare dei nuovi o rinnovati impianti sportivi, e ho anche sentito molti giovani chiedere che le aree attrezzate in parchi e piazze, per assistere ai giochi sui maxischermi, non siano smontate, ma rese perenni e messe a disposizione dei quartieri. Sono quei giovani che, nonostante una comunicazione ansiogena precedente le Olimpiadi anticipasse disagi enormi nei trasporti e nei servizi, sono rimasti in città per scelta o per forza (mentre la maggioranza degli abitanti del centro sono fuggiti, potendoselo permettere) ed hanno quindi invaso gli innumerevoli spazi – piccoli come i giardini della Grange aux Belles o immensi come il parco de La Villette – dove sono state allestite le Fan-Zone, con schermi, chioschi delle Nazioni presenti ai giochi, palchi per concerti, stand gastronomici, mini-terreni di gioco.

Anche questo ha contribuito, insieme ad una organizzazione impeccabile ed a un dispositivo di sicurezza impressionante, a costruire nel pubblico, locale o internazionale, un rasserenante spirito olimpico. Non esageriamo, però. Se ho personalmente visto dei tifosi statunitensi fischiare la propria Nazionale femminile per lo scarso gioco in un quarto di finale, non si può certo chiedere ai francesi di preferire il bel gesto sportivo all’orgoglio nazionale. Risultato: appena l’ultima/o atleta francese uscita/o di scena in uno sport, questo è scomparso dagli schermi e dalle pagine di qualsiasi media francese. Cocorico!

Sport e politica

La storia del torneo di Enrico II ispira anche un’altra considerazione: sport e politica sono intrinsecamente legati. Da sempre! Religione (per compattare il popolo) e politica (per una tregua tra le guerre) sono all’origine dei giochi di Olimpia. Panem et circenses è la formula di Giovenale per denunciare gli effetti sul popolo di Roma della demagogia repubblicana ed imperiale: «(populus) … nunc se / continet atque duas tantum res anxius optat, / Panem et circenses’».

Ci si può dunque stupire che la cerimonia di inaugurazione dei giochi sia uno show politico a destinazione del mondo intero? Abbiamo dimenticato quella di Pechino 2008? Tre ore di celebrazione dei fasti secolari della Cina e delle magnifiche sorti e progressive della Repubblica Popolare (con i fuochi d’artificio preregistrati perché altrimenti invisibili a causa dell’inquinamento)? Della più costosa (100 milioni di $) cerimonia di apertura nella storia delle Olimpiadi moderne?

Quella di Parigi 2024 ha suscitato innumerevoli commenti. È insorto il Vaticano per una presunta parodia dell’ultima cena. La performance del cantante Philippe Katerine – nudo e dipinto di blu, davanti ad una sfilata di drag-queens – è stata censurata in molti paesi islamisti, o sostituita con spot pubblicitari in USA. Con quella cerimonia, la Francia (Comitato olimpico e governo, artisti e intellettuali, associazioni varie e Presidenza della Repubblica) ha voluto proclamare al mondo intero i valori in cui crede. Le splendide immagini hanno sublimato la creatività artistica prodotta dalla tolleranza verso la diversità di genere, di razza, di cultura. Ho udito su un autobus un gruppetto di giovani entusiasti della versione “afro” di «For me, formidable» (Charles Aznavour) cantata da Aya Nakamura, cantante del Mali. Gli spettacoli di acrobati, ballerini, funamboli, hanno rivelato le ricchezze della solidarietà con pratiche e praticanti diversamente dotati. Indimenticabile la breakdance di Youcef Mecheri, alias Bboy Haiper, poliomielitico senza l’uso delle gambe. La resistenza di tutti i protagonisti a tre ore e mezza di pioggia battente ha incarnato lo spirito olimpico: superare ogni ostacolo e prima di tutto se stessi. Chi non ha tremato vedendo la sfilata di moda sul tappeto di plastica gonfio d’acqua in cima al ponte di Bir-Hakeim?

Certo è stata troppo lunga e talvolta eccessivamente sbattuta in faccia questa parata di valori. Ma confesso che, quando Celine Dion, sofferente di Stiff Person Syndrome (una malattia neurodegenerativa che blocca progressivamente i muscoli), ha intonato L’Hymne à l’Amour di Edith Piaf dall’alto della Tour Eiffel, mi sono commosso. Poi i fuochi d’artificio, in chiusura, li ho visti fin da casa.